Gazzelle: “Vado a Sanremo perché non mi serve andarci”
Una promessa: “Gli occhiali da sole? Cinque su cinque. Sul palco li avrò sempre”. Gazzelle non rinuncia al suo vestito da supereroe, da “cantautore pop” come ama definirsi alla vigilia della sua partecipazione al Festival di Sanremo con il brano “Tutto qui”. “Ho letto in queste settimane che mi definiscono ‘indie’ – spiega la voce romana – io mi sento un cantautore pop come potrebbe essere percepito Cremonini, ovvero un artista che ha fatto delle hit, ma anche tanto altro. Mi sento figlio di quella scuola. Non voglio essere una popstar, ma neppure il cantante di nicchia che scrive in modo complicato. Sono un ibrido. L’indie, nel tempo, è diventato un genere con cui le persone definiscono un mondo. E serve alla gente per capire meglio, a me va bene. In realtà da quella scena è nato un nuovo pop che ha preso il sopravvento e ha cambiato il modo di scrivere. Un pop generazionale che riconosce il valore dei grandi maestri, ma che si esprime a suo modo”. Ma ha ancora senso parlare di “artisti indipendenti”? “Io sono in licenza in Warner, sono a metà, era necessario appoggiarsi a una grande etichetta, ma mantengo libertà totale su tutto, l’ultima parola è la mia”, spiega Flavio Pardini, 34 anni, questo il suo vero nome.
Entro spacco esco ciao
Qualche anno fa immaginare Gazzelle in gara nella Città dei Fiori sarebbe stato come vedere un film di fantascienza. “Ho deciso di venire in modo consapevole – ammette - so che il Festival non è proprio il mio sport, ma mi piace l’idea di andare all’Ariston in un momento in cui non mi serve esserci. Mi spiego: Sanremo, storicamente, può essere un trampolino per un emergente, un modo per promuovere un progetto o un’iniezione per la carriera di un artista che sta affrontando una fase di discesa. Io arrivo da un ottimo periodo, ho fatto un live importante all’Olimpico, a marzo tornerò in tour nei palazzetti e ho presentato due canzoni in cui credevo. Se fossi andato al Festival in una fase discendente, il pubblico se ne sarebbe accorto. Inoltre io non passo quasi mai in tv, la mia idea è proprio di fare come dice Sfera Ebbasta: ‘entro spacco esco ciao’ (lo dice in ‘Cabriolet’ con Salmo, ndr)”.
È un Sanremo rappresentativo della musica italiana? “Penso di sì, è come una grande playlist: c’è di tutto. È innegabile che Amadeus abbia fatto un grande lavoro in questi anni – sottolinea Gazzelle - guardavo il Festival anche negli periodi in cui non funzionava, mi ha sempre affascinato e una parte di me ha sempre sognato di andarci nonostante, come ho detto, non sia strettamente legato al mio modo di vivere la musica. Lo affronto come una vacanza, anche se tutti mi dicono che è faticosissimo, per questo mi sto preparando tecnicamente. Biagio Antonacci mi ha addirittura scritto: ‘ti auguro la pace’ (sorride, ndr). Partecipare, per me, sarà un modo per rompere la routine”.
La canzone in gara
“Tutto qui” è un brano agrodolce. “Sì, è una via di mezzo – svela – c’è della dolcezza, un’intimità, ma si parla anche di perdite e lutti. Mi immagino un proiettore che spara delle immagini, sono ricordi di una persona che non c’è più, anche io avrei voluto vivere quelle esperienze…”. Nella serata delle cover canterà “Notte prima degli esami” con Fulminacci. “Mai avrei pensato di fare questo pezzo, ma mi sono reso conto di conoscere il testo a memoria già dalla prima prova – conclude Gazzelle – questo perché è un inno conosciuto da tutti. Ho fantasticato anche su una possibile partecipazione di Venditti, ma a lui non piacciono le gare canore, non sarebbe mai venuto. Cantare il pezzo con Fulminacci è la cosa giusta, riguarda noi, riguarda Roma, la nostra città”.