Paolo Benvegnù: l'amore è l'unica libertà che ci rimane

Dopo l'Ep l'ex Scisma torna con "È inutile parlare d’amore" un'esortazione a vivere il Sentimento.
Paolo Benvegnù: l'amore è l'unica libertà che ci rimane
Credits: Paolo Talamonti

Lo scorso maggio, Paolo Benvegnù (ex Scisma) era tornato sul mercato discografico con un Ep dal titolo “Solo fiori”, cinque canzoni che ci portavano nel mondo artistico del cantautore e che ipotizzavano l’amore come soluzione contro il “logorio della vita moderna”. (Leggi intervista)

A distanza di sette mesi Paolo Benvegnù apre il 2024 con un nuovo album dal titolo “È inutile parlare d’amore” in cui riprende e approfondisce quelle tematiche, quel concetto di amore come gesto rivoluzionario. Nell’immaginario e nella mente del suo autore questo “volume principale” è una sorta di concept, un ideale e immaginario romanzo o una sceneggiatura cinematografica che si sviluppa sul tema principale, che qui diventa un invito all’azione.

Il nuovo album di 12 canzoni, precedute dal singolo “Canzoni brutte”, esce per Woodworm / distribuito da Universal Music Italia il 12 gennaio su tutte le piattaforme digitali e il 19 gennaio in CD e vinile. 

Nel disco (il nono in studio da solista di Benvegnù) sono presenti due brani già contenuti nell’Ep e c’è la collaborazione di Dario Brunori e di Neri Marcoré. L’ex Scisma presenterà le canzoni delle ultime sue due produzioni in una serie di concerti, con partenza il 20 gennaio da  Firenze.
 

Come si lega questo nuovo album con il precedente EP “Solo fiori”?
L'idea è che la prima parte fosse una specie di “selezione del Reader’s Digest”, piccoli articoli e racconti messi insieme. Questo nuovo “È inutile parlare d’amore” è un racconto più lungo, il corpus del romanzo, la sua essenza, il frutto delle osservazioni di questi anni che hanno portato un certo tipo di rivelazione rispetto allo sguardo che ho sul mondo. Magari sono sfumature in più rispetto alle precedenti osservazioni, cose che sono state importanti per me. Io ho scritto, poi ho dato tutto in pasto ai miei compagni che hanno sistemato mettendo le cose in alto, in basso, a destra e sinistra. Mi piacerebbe però che non fosse finita. Sto cercando disperatamente di convincere la casa discografica a farmi fare una postfazione. 

Si parla ancora dell'amore, anche se è inutile parlarne…
Ho sempre più l'impressione che l’amore sia l'unica libertà che ci rimane e che adesso sia tutto ciò che abbiamo. Ancora ci stiamo raccontando che c’è un pericolo per l'umanità. La tecnologia ha un controllo su ogni cosa che facciamo, su ogni cosa che diciamo, su come agiamo, le telecamere sono ovunque. Allora forse l'unica cosa che ci rimane è davvero pensare l’amore, che essendo non visto o ascoltato sfugge ai controlli. 

Mi pare sia uno sguardo pessimista o addirittura catastrofico
Io credo che più che altro sia realista. Conosco, perché prima di fare il cantautore ho lavorato nel campo, il tipo di potenzialità che ha la tecnologia, che questa può avere su di noi; e quella che gestivo io era una tecnologia meno invasiva rispetto a ora, ovviamente. Non sono pessimista, penso che sia proprio così. Noi ci stiamo da soli togliendo la vita, la vitalità, lo sguardo. Non ho paura, tanto io sono già morto, sono già lo spirito. Il problema è generale, per l’umanità. Io sto ipotizzando una sorta di catastrofe. Come ci stiamo andando verso questa catastrofe? Sorridendo, senza codice. Se vogliamo andare avanti e farci del male, facciamolo. Io non penso di essere catastrofista, ci sono tanti segnali su questo aspetto e penso di non essere mai stato così lucido in vita mia … e questo, devo dire è molto preoccupante per me.

Come si canta, come si racconta e come si vede l'amore a sessant'anni? Lo si fa in maniera diversa rispetto ai vent'anni?
Penso che ci sia una consapevolezza completamente diversa. Io so di non essere mai stato risolto e sicuramente non mi risolverò mai. Parlo di me come autore di questi pezzi. Arriva il momento in cui a un certo punto non so per quale motivo, ho cominciato a sentire meglio il sole, a sentire me, il respiro e la terra sotto i piedi quasi parlarmi. Per me l’amore oggi è l'unica possibilità di rivoluzione e di resistenza. Quando sei innamorato di qualcosa, di qualcuno anche dell'infinito, hai un obiettivo. 

Perché non ci facciamo travolgere dall'amore? Perché l'amore non lo facciamo vincere o perché non riesce a vincere?
Perché abbiamo paura di tutto, abbiamo paura della nostra posizione, di essere ridicoli, di aver poco, di avere molto. Abbiamo timore e un senso di colpa.

Perché hai “scelto” l'amore e non, che so, la fantasia, la lotta?
Perché l'amore è indisciplinato, la fantasia, ha più disciplina. L'amore è veramente per tutti, anche per quelli che non hanno pensiero. Cosa c'è di più democratico di poter amare?

Però in questo momento assistiamo anche a tante occasioni in cui nel nome dell'amore si uccide.
Quella è malattia, non amore, perché se ammazzi qualcuna che dici di amare in realtà vuoi solo possederne l'essenza, come fai per una macchina. È quindi un concetto di possesso, non di amore che invece vuole dimenticarsi dell'io e del tu, sostituendolo con il noi che è una cosa diversa. Questo concetto di possesso è più radicato negli uomini che soffrono il fatto che le donne hanno capacità di creare. Noi uomini siamo da sempre incazzati come delle bestie perché non siamo niente senza di loro. Ci sono degli studi antropologici, archeologici che dimostrano che ci sono state un sacco di civiltà fondamentalmente matrilineari e semplicemente dovevamo rimanere lì. Noi maschi siamo invidiosi e falsi e non possediamo la capacità di creare. E poi noi uomini maschi ci annoiamo e quando ci annoiamo rompiamo le scatole e siamo violenti. Oggigiorno tutti sono aggressivi, in qualsiasi parte e occasione: allo stadio al parcheggio. Lo vedi che c'è grande voglia di muovere le mani.

Quest'album, oltre che di parole ha anche un’interessante parte musicale. Come nasce quest’ultima?
I miei compagni, che mi accompagnano da tanti anni, sono stati bravissimi. Io ho proposto i brani, poi loro hanno suonato con dedizione facendo un grande lavoro, lavorando al massimo, con la loro fantasia e tanta franchezza. Questo per me è stato commovente perché davvero abbiamo avuto una condivisione, seppur tutti stessero seguendo anche tante altre cose.

C'è il concetto di uno che scrive i testi e un’entità che lavora sulle musiche?
No, nel complesso è stato un interessante processo collettivo molto bello. Io diciamo incornicio l'armonia, il mondo sonoro, è come se tracciassi le fondamenta, magari butto anche la prima base per il cemento, ma dopo, tutta la costruzione, la fanno loro. Poi arrivo io alla fine e canto, male, i pezzi e loro mi vogliono giustamente cambiare con qualcun altro; uno bravo (ride).

A parte i due brani che arrivano dall’EP, le registrazioni sono fatte espressamente per questo disco?
L’impianto generale c’era già, Alcune parti erano anche state già registrate e le abbiamo lasciate lì. Per questo “È inutile parlare d’amore” mancavano tre brani (“L’oceano”, “Canzoni brutte” e “Alla disubbidienza”) che sono stati scritti apposta. Vedo tutte queste canzoni come parte di un racconto che può anche diventare un film che è già nella mia testa.

Cioè?
È un film struggente che parla del tutto mascherato da quello che può essere, in questo caso, l'amore che guida l'irrazionalità che guida la libertà. Tutto nella mia testa funziona benissimo, ma ovviamente non sarebbe lo stesso per il pubblico e quindi non c'è possibilità che tutto ciò prenda la forma diversa da un disco.

All’inizio parlavi di una ideale possibile postfazione. Ma questa andrebbe verso la luce o verso l'oscurità?
Non c'è dubbio: verso la luce. Nelle pieghe più bieche di questo disco secondo me c'è una forza vitale che sinceramente avevo perso negli ultimi anni. Perciò sono molto contento, perché ho più fantasia rispetto a una volta, quantomeno nell'immaginarmi dei romanzi.

Come stai in questo contesto, in quello che descrivi in questo disco?
Il contesto è terribile, ma io sto bene, più che altro perché mai come in questo momento vedo le cose con chiarezza.

Ho visto il tuo concerto lo scorso maggio in un club e ho notato un grande affetto, rispetto e stima nei tuoi confronti da parte del pubblico. Ne sei consapevole?
Si, penso che sia una cosa bella. Sono sicuro che ci sia una coerenza in questi venticinque anni, una coerenza legata al fatto che con i miei compagni cerchiamo sempre di fare veramente di tutto per arrivare al massimo nel nostro limite. Penso che si senta questo quando andiamo a suonare. Lungi dal diventare un sabba meraviglioso questo è quello che succede, s’instaura un meccanismo di fiducia. Questa cosa la sento tanto, ancor di più quando faccio dei piccoli concerti in spazi ristretti come quelli dei club. Noi siamo per decine di persone. Altro è se diventi qualcosa strettamente legato alla massa, ovviamente noi non abbiamo questo tipo di ambizione, nemmeno potrà mai succedere e tanto meno succederà. La sensazione che hanno avuto le persone è che fossimo in marcia con questo disco e che nel mio dire cose terribili, paradossalmente, fossi credibile. E tra l'altro da fruitore mi piacciono esperienze simili: semplici ma intense.

 

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