Inediti e sinfonie: il tesoro inestimabile di Ezio Bosso

A tre anni dalla scomparsa dell’artista, la musica di Ezio Bosso incanta ancora.
Inediti e sinfonie: il tesoro inestimabile di Ezio Bosso

Inediti ritrovati, chicche tirate fuori dagli archivi, opere sinfoniche che vengono trascritte per pianoforte: a tre anni dalla scomparsa dell’artista, la musica di Ezio Bosso vive ancora. E continua a svelarsi. Dimostrando, anche se lui ormai non c’è più, quanto la sua arte abbia sfidato i confini convenzionali, mescolando elementi di diversi generi musicali per creare opere uniche e sorprendenti, grazie a quell’approccio innovativo alla composizione - da ex bassista degli Statuto, band torinese simbolo della scena alternativa della città tra gli Anni ’80 e ’90 - che ha reso la sua musica un ponte capace di scavalcare le barriere culturali. Dopo la fase della fama post-Sanremo (era il 2016 quando per dieci minuti 2 milioni di spettatori restarono incollati davanti alla tv per assistere all’esibizione del musicista affetto da una malattia autoimmune debilitante) e la prematura dipartita del musicista nel 2020, ora gli appassionati si ritrovano a fare i conti con “un’analisi più attenta della sua musica”. Una “terza fase” della (ri)scoperta di Bosso, come l’ha definita l’amico e collaboratore Alessio Bertallot, partecipando lo scorso novembre al lancio di “Lighting Bosso - From Bosso to Libetta’s Transcriptions”, il disco di riletture per piano dell’opera sinfonica del compianto artista che è stato appena pubblicato da Sony Classical. L’etichetta ha spedito nei negozi anche un altro titolo dedicato a Bosso, per la felicità dei fan del musicista: è “Emily Reel #15”, con composizioni inedite del 2007.

La sensibilità musicale di Bosso è stata elogiata da critici e appassionati, che hanno tutti riconosciuto in lui non solo un tecnico impeccabile, ma anche un artista capace di comunicare direttamente con il cuore delle persone. Lo testimonia l’ascolto di “From Bosso to Libetta’s Transcriptions”: la Sinfonia n. 1 Oceans, originariamente pensate da Bosso come opere sinfonica e ora trascritta per pianoforte da Francesco Libetta, non perde neanche un briciolo della sua forza e della sua magia. “Non l’ho conosciuto di persona ma come i musicisti conoscono i compositori, attraverso la musica che lasciano. Molta musica parte da atteggiamenti, da convenzioni. Ci sono mondi invece in cui non si può fare finte, dove c’è una sincerità e lì c’e sempre qualcosa: la musica di Ezio Bosso”, racconta Libetta, che in passato ha collaborato anche con Franco Battiato. Lodato dalla critica internazionale per virtuosismo e profondità interpretativa, Libetta ha affrontato con lo stesso impegno riservato alle trascrizioni di Liszt, Godowsky e Chopin le partiture di Bosso, che si definiva "pianista all'occorrenza" e preferiva all'esecuzione soprattutto la composizione e la direzione d’orchestra: “L'interprete classico non ostenta la propria emozione, io nascondo la mia e indico a chi mi ascolta dove può trovare la sua emozione. In questa ottica, molta musica di Bosso ci offre un progetto musicale che sa essere coinvolgente, che può alludere a un processo di discesa verso sé stessi, verso i propri fantasmi, che ripercorre quasi i passi di una ipnosi”.

Pur affrontando una malattia debilitante, Bosso ha continuato a creare musica straordinaria, trasformando la sua lotta personale in un messaggio di speranza e resilienza. Molto di questo materiale è rimasto fino ad oggi inedito. La famiglia Bosso, impegnata da tempo nel recupero e nella valorizzazione della produzione artistica lasciata dal musicista, ha annunciato una progressiva pubblicazione del materiale conservato in archivio con l'obiettivo di permettere all’artista di vedersi riconosciuto il posto che merita nella storia della musica contemporanea.

Si inserisce in quest’ottica il progetto “Emily Reel #15”: la Emily del titolo è Emily Dickinson. Il compositore torinese nutriva un amore incondizionato per i versi della poetessa americana, tanto da sceglierne alcuni e comporre una serie di brani ispirati ad essi, per uno spettacolo teatrale multimediale che però non riuscì mai a vedere la luce. Le composizioni risalgono al 2007: sono rimaste per sedici anni in un cassetto, prima di essere ora raccolte in questo disco. Uno solo dei brani era stato effettivamente registrato (e incluso nell’album “Seasong”), gli altri invece erano stati di rado eseguiti dal vivo con il suo Buxusconsort. L'esecuzione porta la firma del quintetto d'archi Avos Project Ensemble, la scuola internazionale di musica fondata a Roma da un gruppo di artisti tra cui il violinista David Romano, primo violino dell’Europe Philharmonic Orchestra, il progetto più ambizioso di Ezio Bosso. "Emily Dickinson è una delle mie poetesse preferite, credo di aver letto tutte le sue poesie, le sue lettere e i suoi scritti, ho scritto tanti brani sulle sue poesie, che lei chiamava 'le mie piccole stanze'", scriveva Bosso mentre lavorava alle partiture.

L'album rappresenta una pietra miliare nel percorso di conoscenza del compositore, poco frequentato soprattutto nella fase finale della sua vita quando, annoiato da se stesso, preferiva dirigere il grande repertorio classico.

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