Steven Wilson: Ho sempre cercato di creare un universo musicale

Nell’intervista l’artista londinese racconta del suo nuovo disco e del significato della sua musica
Steven Wilson: Ho sempre cercato di creare un universo musicale

Sebbene legato indissolubilmente al nome di Porcupine Tree Steven Wilson, come sanno bene i suoi fan, ha una prolifica carriera da solista che si arricchisce con “The Harmony Codex”, il settimo album che in copertina porta il suo nome.

Il nuovo lavoro ha una genesi particolare ed è un concentrato di stili differenti tra loro che nei 65 minuti del disco vengono miscelati e composti in maniera perfetta e armonica.

Wilson ha grandi capacità artistiche e comunicative e riesce a concepire della musica fuori dai più tradizionali canoni pop che tuttavia ha riscontro in classifica. Il suo precedente album “The Future Bites” ha raggiunto il quarto posto nelle classifiche Uk e ha avuto due nomination ai Grammy come “Best Immersive Audio Album” e “Best Boxed Or Special Limited Edition Package”. Anche l’ultimo (?) album dei Porcupine Tree (“Closure/Continuation” del 2022) si è ben è piazzato in classifica arrivando addirittura in seconda posizione.

Ma Steven Wilson lo troviamo anche dietro una consolle a elaborare alcuni album pietre miliari del rock (su tutti “The Dark Side Of The Moon”, ma anche album di King Crimson, Tears For Fears, Guns N’Roses, portandoli nello spazio con la moderna tecnologia del Dolby Atmos. Anche per questi lavori il genietto londinese è stato iscritto tra i papabili possessori di Grammy.

Lo abbiamo raggiunto via Zoom nel suo appartamento londinese, Alle spalle una lunga parete con una scaffalatura su più piani completamente riempita di vinili, con tanto di scala per raggiungere i livelli alti.

Molto disponibile e loquace ha raccontato di “The Harmony Codex” e del suo rapporto con la musica.

Come è nato questo album e in quanto tempo?
È nato all’inizio del lockdown a marzo. Quando il mondo intero si è chiuso in casa io sono entrato in studio. Ho giocato un po’ con la musica cercando di essere creativo in un periodo in cui non mi aspettavo di doverlo essere. Uno dei motivi per cui l'album suona così è perché non dovevo fare la musica per nessun altro tranne me stesso e non avevo alcun programma. Stavo solo usando il tempo che avevo a disposizione. Ogni brano musicale sembrava essere diverso da ogni altro senza alcun “ordine del giorno”. Quando poi abbiamo registrato non ci potevamo ancora incontrare con i musicisti per cui non avevo il controllo di quello che facevano. Questo è uno dei motivi per cui penso che abbia una qualità molto sperimentale. È bello ogni tanto essere sorpresi e non controllare ogni aspetto del lavoro.

E come hai scelto i musicisti?
Tradizionalmente scrivevo un album, mettevo insieme una band, con un batterista, un bassista, un tastierista, un chitarrista. Entravo in studio e facevo un disco con quella band. Per questa occasione non potevo fare così perché tanto non avremmo potuto suonare insieme. Quindi mi sono ritrovato a pensare: “quale band funzionerebbe per ogni singola traccia?” Ed ho messo insieme una band su misura per ogni canzone. Che tipo di bassista vorrei in questa particolare canzone? Quale batterista vorrei in quell’altra? Che tipo di vocabolario musicale voglio usare per comunicare questa canzone? E questa è diventata un'altra ragione per cui ogni canzone ha quasi un’anima diversa. Quindi, tornando alla tua domanda iniziale, come ho scelto? È difficile perché è una cosa molto intuitiva. A volte mi dicevo Sai cosa sto cercando? Voglio un batterista che suoni jazz ma lo suoni nello stesso modo di qualcuno che è cresciuto ascoltando drum and bass. E chiedevo in giro, ai miei amici musicisti e loro mi davano i consigli. Così mi sono ritrovato a provare alcuni musicisti, ma ho chiamato anche quelli della mia band solista, persone con cui ho già lavorato in passato.

Quanto questo lavoro rispecchia la tua visione della musica e qual è l'elemento che unisce perfettamente così tanti stili ed elementi diversi?
Ciò che lo tiene insieme sono io. Dopo più di 30 anni, da qualche tempo sono arrivato al punto in cui mi fido di qualsiasi cosa io faccia, qualsiasi cosa io registri, non importa in quale stile. È un album che mi dimostra che posso fare qualsiasi cosa: ci sono tracce ambient lunghe 10 minuti, brani acustici, altri elettronici. Abbiamo momenti di rock progressivo, o di jazz. E la cosa in comune è che hanno la mia personalità, quando li ascolti, suonano tutti come musica di Steven. Questo disco viene da un amore profondo, iniziato con mio padre che mi faceva ascoltare “The Dark Side Of The Moon” da bambino facendomi nascere la passione per il concettuale e l'idea che l'album rock possa essere un continuum musicale, un viaggio musicale, qualcosa che qualcuno può sedersi e ascoltare dall'inizio alla fine. Ancora oggi la musica che amo è tutta incentrata sull'album. Un sacco di musica moderna è orientata verso l’aspetto vocale; quindi raramente si sente musicalità nel pop moderno. Sono canzoni molto brevi, 2 minuti con una produzione musicale molto sintetica. Io sto cercando di fornire l'alternativa perché ci sono molte persone, ne sono sicuro, che desiderano altro, di essere portati in un viaggio attraverso l’uso delle musiche e delle parole, con dischi che richiedono ascolto, che è l'esperienza di cui mi sono innamorato da bambino.

Quindi cosa ne pensi delle piattaforme di streaming e del conseguente modo di ascoltare la musica?
Mi sento molto dibattuto. Da una parte la musica è più accessibile come mai prima, tutto è lì, subito e a buon mercato. Posso trovare ciò che voglio in pochi clic del mio mouse. E questo è una buona cosa. Ma significa anche che il senso di coinvolgimento emotivo e di investimento e non intendo solo finanziariamente - anche se questo è un aspetto rilevante, è molto più basso. Se spendi soldi per qualcosa, tendi ad apprezzarlo di più. Quando ero ragazzo, per ascoltare un disco di cui avevo sentito parlare bene, a volte dovevo aspettare mesi di ricerca nei negozi di dischi o usare una costosa importazione americana. Capitava poi di portare quel disco a casa e non piacermi la prima volta che l'ho sentito. Ma poi insistendo, perché avevo messo così tanto tempo, impegno e denaro per ottenere quel disco, magari il giudizio cambiava ma dopo averlo ascoltato più volte. Ora tutto ciò è scomparso. Non abbiamo più alcun investimento in termini di tempo, denaro e soprattutto investimento emotivo nella musica. Non è una buona cosa. C'è inoltre una proliferazione di musica, ma la maggior parte non viene ascoltata correttamente e il ruolo della musica è cambiato e non ha più un così profondo impatto nelle nostre vite, sebbene la gente la ami ancora molto. In parte a causa di Internet, ma in parte perché continuiamo ad evolverci come specie. Quindi, ribadisco, mi trovo quasi a fornire l'alternativa in quanto la mia musica è ancora progettata per le persone. I miei dischi non sono facili da ascoltare. Devi interagire con loro e potresti doverli ascoltare alcune volte prima che facciano clic.

Come e in che modo si è evoluta la tua produzione nel corso del tempo in questi anni di carriera solista?
Quando ho deciso di fare il solista, l'unica cosa che sapevo era che ogni album dovesse sembrare diverso dai precedenti. Penso che molti artisti abbiano l'approccio opposto. Se trovano, qualcosa che funziona, qualcosa che potrebbe avere successo commerciale, tendono a ripetere lo stesso approccio da un album all'altro e non c'è niente di sbagliato in questo. Per me, uno dei motivi per cui ho scelto di fare il solista era perché volevo essere in grado di cambiare, di muovermi rapidamente in direzioni diverse. Da solista sei in grado di cambiare i tuoi suoni facilmente, mentre stare in una band significa trovare sempre un terreno comune, un equilibrio, e lo stile musicale tende ad essere un sottoinsieme molto piccolo di tutte le singole personalità musicali. Il viaggio che ho fatto con i dischi solisti è di reinvenzione. È un confronto con le aspettative del pubblico che puoi sorprendere o deludere. Se come artista hai intenzione e sei contento di muoverti in una direzione diversa da un album all'altro, non altrettanto potrebbero esserlo i fan che non sempre sono disposti a seguirti. Nella mia carriera ho perso alcune persone, ne ho guadagnate di nuove, ne ho deluse alcune e sorprese altre, attirando nuovi fan, perdendo vecchi fan. Sono molto soddisfatto di ciò che ho fatto, della varietà della mia musica. Quindi non puoi semplicemente dire che Stephen Wilson è questo tipo di musicista o che suona quel tipo di musica. Il mio è un processo continuo con cui cerco di far capire alla gente che sono davvero interessato solo a creare il mio mondo musicale.

Quanto è importante la tecnologia nella musica?
Amo la tecnologia e non potrei fare i miei dischi senza computer. Io sono della generazione che è cresciuta imparando a creare con l’informatica e con tutto il potenziale che ne consegue per l'editing, l'elaborazione, la progettazione del suono. La creazione di musica utilizzando strumenti informatici mi piace un sacco. Sì, la tecnologia è estremamente importante nel mio processo creativo.

Sei considerato uno dei più apprezzati “mixer man”. Hai elaborato diversi album storici. Qual è il tuo approccio a questo lavoro?
Sono sempre molto fedele agli originali. Mi è stato chiesto di creare una nuova versione dell'album che deve esistere “nello spazio”, quindi attraverso 12 o 18 o 50 altoparlanti invece di due. Quindi il mio processo è sempre quello di cercare di ricreare questo suono dal mix stereo originale, non cercare di modernizzarlo, non cambiarlo ma trasportarlo in una nuova dimensione di ascolto. Uso sempre questa analogia: è un po' come pulire la Cappella Sistina. Non vuoi cambiare ciò che Michelangelo ha dipinto. Vuoi solo farlo brillare un po' meglio per una nuova generazione. E questa è stata la mia filosofia con i remix. In questi lavori sento sempre che il mio ruolo dovrebbe essere quasi invisibile, essere fedele all'originale che è frutto di decisioni creative che sono state prese 30/40/50 anni fa.

Che cosa significa essere Steven Wilson?
Mi piace pensare che la gente mi veda come una specie di “unico”, avendo creato uno stile e linguaggio musicale personale, che è immediatamente riconoscibile. Mi piace pensare di essere uno studente di musica sempre disposto ad imparare. Amo la musica. Sono molto appassionato, lo puoi vedere anche dalla collezione di dischi alle mie spalle. Sono un nerd. Sono un nerd musicale e sono ancora molto curioso di ascoltare nuova o vecchia musica. Ho sempre fatto il mio, senza voler copiare altre persone, ho cercato di creare il mio universo musicale salvaguardando la mia integrità e a volte non è facile. L'industria musicale, gli appassionati, gli ascoltatori ti diranno sempre che stai facendo cose sbagliate, stai facendo quello che non vogliono loro. Ci vuole coraggio per forgiare il proprio percorso musicale contro tutte le probabilità. Mi domando: chi è Stephen Wilson? Spero che Steven Wilson sia qualcuno che rientri in quella categoria di artisti che in qualche modo è riuscito a creare il suo posto nella musica.

Che dire sul futuro dei Porcupine Tree?
Non lo so. Ci siamo riuniti e abbiamo fatto un nuovo disco e un tour l'anno scorso e penso che ci fosse la sensazione che quella potesse essere la fine perché personalmente, sono sempre più interessato ad andare avanti piuttosto che indietro. Ma non lo so. Chi lo sa? Mai dire mai. Non stiamo chiudendo quella porta. Potremmo fare un altro disco. Potremmo fare un altro tour, ma al momento non ci sono piani. Quindi per i Porcupine Tree è di nuovo finita... per ora.

 

La fotografia dell'articolo è pubblicata non integralmente. Link all'immagine originale

© 2026 Riproduzione riservata. Rockol.com S.r.l.
Policy uso immagini

Rockol

  • Utilizza solo immagini e fotografie rese disponibili a fini promozionali (“for press use”) da case discografiche, agenti di artisti e uffici stampa.
  • Usa le immagini per finalità di critica ed esercizio del diritto di cronaca, in modalità degradata conforme alle prescrizioni della legge sul diritto d'autore, utilizzate ad esclusivo corredo dei propri contenuti informativi.
  • Accetta solo fotografie non esclusive, destinate a utilizzo su testate e, in generale, quelle libere da diritti.
  • Pubblica immagini fotografiche dal vivo concesse in utilizzo da fotografi dei quali viene riportato il copyright.
  • È disponibile a corrispondere all'avente diritto un equo compenso in caso di pubblicazione di fotografie il cui autore sia, all'atto della pubblicazione, ignoto.

Segnalazioni

Vogliate segnalarci immediatamente la eventuali presenza di immagini non rientranti nelle fattispecie di cui sopra, per una nostra rapida valutazione e, ove confermato l’improprio utilizzo, per una immediata rimozione.