Matteo Bocelli: il cognome aiuta, ma ora basta consigli paterni
Matteo Bocelli arriva sulla scena musicale mondiale nel 2018 sulle spalle del padre con il duetto familiare sulle note di “Fall On Me” singolo contenuto nell’album paterno intitolato “Sì”. Da quel primo episodio Matteo inizia il suo percorso che cerca di affrancarsi sempre più dalla “grande” ombra paterna. Per lui si aprono tante porte e tanti autori hanno scritto e scrivono per lui. Nel 2021 è il momento dell’esordio solista con “Dimmi” (co firmato con Mahmood), seguono poi una manciata di altri singoli, un disco natalizio con il padre e la sorellina, qualche feat. internazionale, delle colonne sonore, sino all’uscita (il 22 settembre) del suo primo disco da solista dal semplice titolo “Matteo”.
Sono dodici brani, quattordici nella versione deluxe, di cui 7 in inglese (9 nella versione estesa) e 5 in italiano, tutti accuratamente prodotti e scritti da un team di lavoro con prestigiose firme italiane e estere tra cui Ed & Matthew Sheeran, i produttori PARISI (Ed Sheeran, Fred Again), Jesse Shatkin (Miley Cyrus, Sia, Kelly Clarkson), Stuart Crichton (Kesha, Backstreet Boys, Louis Tomlinson), Rick Parkhouse e gli italiani Daniele Coro, Diego Mancino, Alez Raige e Dutch Nazari, Davide Petrella, Francesco “Katoo” Catitti, Cheope e Michele Canova. Insieme a questi nomi appare spesso anche la firma dello stesso Bocelli.
“Matteo” è un album di adult pop che strizza l’occhio al mercato (soprattutto estero) e cerca di far uscire il 25enne dal cono d’ombra del padre, mostrando la sua personalità e la sua ricerca di uno stile proprio con il quale si colloca in un ambito di musica elegante e ben strutturata, adatta ai teatri più che ai club.
Ad accompagnare l’uscita un serrato calendario di date che lo vedrà impegnato sino a dicembre in Europa e in America con un suo concerto. Ultimo spettacolo a Dubai. Due le date previste in Italia: il 24 ottobre al Teatro San Babila di Milano e il 25 ottobre al Teatro Ghione di Roma.
Partiamo dal titolo. Come mai una scelta così semplice, diretta, con il tuo nome: Matteo?
Mi sembra che faccia buona presa. Accade spesso di trovare titoli così. La stessa Adele mette un numero ma il titolo è il suo nome. In realtà c’era un’alternativa. Avevo pensato di intitolarlo “Fasi” come la canzone contenuta nell’album, che per me è un brano importante. È effettivamente una fase significativa nella mia vita, sicuramente uno step. Si è scelto “Matteo” perché dava più l’idea di un biglietto da visita con cui presentarsi.
Che cosa ci vuoi mostrare con questo biglietto da visita?
Penso che chiunque faccia musica dovrebbe farla con estrema sincerità e spontaneità, si dovrebbe teoricamente mettere in musica e in parole ciò che abbiamo dentro. Di fatto questo è il prodotto di tre anni di lavoro raccontati in 14 brani. Scegli i preferiti, ma anche quelli che meglio rappresentano la fase della tua vita, quella che stai vivendo. Tra ciò che avevo scritto in questi anni ci sono cose che ora non sento più vicine a me. Semplicemente voglio parlare di una cosa specifica, del momento. Mi ritengo soddisfatto di quello che sono riuscito a raccogliere in questo primo album.
C'è una canzone che hai già citato prima e che è “Fasi”, il brano più personale del disco, in cui dici “I consigli di mio padre non li voglio più ascoltare”. È così?
Lo sapevo, un po’ me la sono cercata (Ride, ndr), sapevo che questo avrebbe fatto parlare. In realtà “Fasi” è un brano che nasce dalla somma di varie cose di vita personale, fotografa momenti diversi del mio percorso. I consigli di mio padre non li ascolto più e deve essere così, nel senso che a 25 anni penso di essere abbastanza maturo. Babbo tende sempre a dire la sua e spera di dire la cosa giusta, ma il giusto non si sa mai dove sta. Alla fine però bisogna ascoltare un po’ se stessi, no? Mi sono sentito in dovere in questo momento di dirlo e cantarlo.
Ma in passato i consigli sono serviti o li hai sempre rifiutati?
Beh, sicuramente la sua esperienza è grande e c’è solo da imparare, ma a volte arriva il momento in cui scoppi. Il dire no però è la punta di un iceberg, sotto c’è tanta roba, tante cose positive, e un bel rapporto che dura anche adesso e che si è anche concretizzato in belle collaborazioni artistiche. Perché come dico sempre nella musica vince il vero, vince chi è autentico. Ripeto, in quella frase lì c'è solo uno sfogo, in mezzo a tanti consigli che sono stati dati.
È ingombrante il cognome che porti?
Ha i suoi aspetti positivi, agli inizi serve. Serve per ottenere la firma con una grande etichetta discografica, con un grande team che ti supporta e ti aiuta a elaborare la tua idea artistica. Però ci sono anche tanti aspetti che non sono semplici da gestire, perché la musica è fatta di libertà, di pensiero, di personale espressione emotiva. Con il cognome che porto in molti si aspettano che ripercorra direttamente ciò che ha fatto mio padre, che canti crossover, che faccia opera. E sono tutte cose che, rispetto, cose nuove, che hanno portato babbo ad essere un fenomeno, che gli hanno dimostrato l’affetto delle persone. Rispetto quel genere musicale, mi piace anche, ma io faccio altro. Però devi convincere le persone che hai il TUO percorso il TUO modo di sentire la musica.
Mi sembra che in questo disco tu ne abbia dato dimostrazione… Ti stacchi molto dalla musica di tuo padre. Per questo disco hai una squadra di autori e produttori nazionali ed internazionali prestigiosi, ma in molti brani appare la tua firma. Qual è stato il criterio di lavoro?
Bisogna interpretare il significato di criterio di lavoro. Sui brani c'è la mia firma, ma tengo a precisare che io non sono Petrella, non sono un Catitti, non sono un Cheope (tra gli autori italiani di queste canzoni, ndr) e potrei andare avanti, cioè io non nasco cantautore, ma come interprete. Ho piuttosto la necessità di scrivere soprattutto la musica più che i testi, e l'ho sempre fatto. Collaborare con questi grandi talenti della scrittura sia del mondo sia italiani mi ha fatto crescere, nel senso che ho sviluppato quel lato lì più creativo. Poi effettivamente cantare dei brani che nascono nella stanza in cui sei presente, con il mio input che può essere musicale ma anche di testo, è diverso. Quando poi ti metti in studio davanti al microfono, lo senti, ti aiuta dal punto di vista interpretativo. Sempre tornando a “Fasi”: è il brano più personale di cui ho elaborato tutta l'analisi, il testo però è scritto da altri. (Catitti e Petrella con la produzione di Michele Canova). Mi piacerebbe un giorno arrivare a scrivere tutto io. Ci sto lavorando.
Come sono arrivate tutte queste collaborazioni? Soprattutto quelle non italiane, tipo i fratelli Sheeran?
Sono sempre stato un fan di Ed Sheeran. Lo seguivo anche quando apriva i concerti per Taylor Swift. La prima volta da headliner l’ho visto in Canada, e poi al concerto al Mediolanum Forum di Milano lo incontrai di persona per la prima volta e già lui sapeva chi ero. Poi c’è stata la collaborazione con il babbo su “Perfect Symphony” e per quell’occasione veniva spesso a casa nostra. Ebbi la possibilità di parlarci un po’. E da lì mi inviò un po’ di idee musicali, tra le quali “Chasing Stars” che mi ha colpito per la melodia ma anche e soprattutto per il testo che sembrava proprio scritto ad hoc per me, quando invece di fatto parla della sua infanzia. Mi ha colpito il fatto che entrambi abbiamo avuto un papà che ci ha spinti nella passione per la musica.
E le altre collaborazioni? Non penso che siano tutti venuti a casa tua.
No, certo che no (ride) ma sono tutti grandi autori con cui ho lavorato direttamente e con cui in alcuni casi è nato anche un bellissimo rapporto umano.
Adesso ti aspetta un tour che fa paura
Non dirlo a me.... c’ho già l’ansia. Sono sincero, quello che mi spaventa in un tour così è la mancanza di riposo che la mia voce soffre ancora più del fumo o della dieta.
Un tour che fa paura, ma quello che mi stupisce, che mi sorprende, è che tu arrivi a queste date prestigiose nella maggioranza internazionali con un disco che ancora deve uscire e una manciata di singoli alle spalle. Come te lo spieghi?
Non me lo spiego, ed è una domanda che ho fatto anche io al mio management. È un’incognita, un rischio, però nei giorni scorsi ho vissuto una cosa strana. La filiale polacca della Universal ha organizzato in fretta un mio concerto promozionale a Varsavia e la piazza era piena di gente, lì per me. Sono le sfide che mi piacciono.
Questo disco, che ha una produzione molto curata, sembra fatto anche per il mercato estero. È così?
Il mio contratto è con la Capitol americana, di Los Angeles. A loro importa il successo, il riscontro di un lavoro, non importa da dove arriva, ma pensano soprattutto al mercato americano. Per quanto mi riguarda, quando faccio musica semplicemente penso a fare quello che mi soddisfa. Poi se funziona, funziona. Io sono convinto del fatto che potrei avere di fronte 100 persone oppure fare un miliardo di streaming. L’importante è credere in ciò che faccio.
All’estero tu puoi rappresentare, magari anche per discendenza, diciamo così, quello che è un po’ la caratteristica della musica italiana. Questo ti può aiutare?
Penso che sia una fortuna avere una fanbase che proviene da un altro mondo, quello di mio padre. Sono convinto, o magari mi sbaglio, che il 90% delle persone che compreranno il disco ed il biglietto sono persone che conoscono e apprezzano babbo. Detto questo sta a me sapermi conquistare questo pubblico, convincerlo della mia personalità e del mio lavoro, che, ripeto, è diverso da quello di mio padre, e arrivare un giorno ad avere anche il mio pubblico, che ha fiducia in me. Penso ad esempio che molti dei fan di mio padre possano avere dei figli, e io posso pensare di conquistare loro. Secondo me bisogna essere, diciamo, un po’ intelligenti.
Tuo padre l'ha sentito il disco?
Son sincero, io ero per domandargli di sentirlo insieme. Però semplicemente ho detto “boh, se l'ascolterà”. Ho pensato: se lo sente senza di me può anche smettere dopo la prima traccia, se non gli piace. Lui non mi ha ancora detto nulla. In verità qualcosa l’ha sentito, a partire da “Fasi”. “Piove (solo l'amore)” penso sia la sua preferita. “Beautiful Disaster” gliel’ho già suonata essendo un brano di 2/3 anni fa. Anche altre le conosce, e quindi diciamo che metà l'ha già sentito.