Bruce Springsteen e quello che può rappresentare, live a Monza

Il cantautore del New Jersey chiude il tour europeo con la E Street Band a Monza: il racconto
Bruce Springsteen e quello che può rappresentare, live a Monza
Credits: Alessandro Bosio / Concessione in uso a Rockol

Chi è Bruce Springsteen per una persona nata all’inizio degli Anni Novanta e dopo? Per chi, per ragioni anagrafiche, si è avvicinato alla sua musica quando "Born in the U.S.A." era già un classico, il cantautore del New Jersey continua a essere un’icona della musica a stelle e strisce e a rappresentare lo spirito americano come un simbolo della vittoria umana da raggiungere, capace di influenzare tre generazioni di “emarginati” grazie all’idea di umanità con cui ha iscritto il proprio nome nel firmamento del classic rock. Ed è proprio l’idea di enorme statura umana che viene fuori dalla figura del rocker, insieme al suo ruolo nella storia della musica dell'ultimo mezzo secolo, a calamitare ancora fan di ogni età, neofiti e curiosi verso un concerto di Springsteen. Il 25 luglio 2023 sono oltre 70 mila i presenti dichiarati dall’organizzatore che raggiungono il Parco di Monza per vedere in azione il 73enne musicista statunitense, nonostante i disagi causati dal maltempo nei giorni precedenti, sollevando nuove preoccupazioni e polemiche dopo il caso di Ferrara

Monza - non Milano, e non San Siro - è la tappa con cui si chiude il tour europeo di Bruce Springsteen e la E Street Band, partito il 28 aprile scorso da Barcellona segnando il suo ritorno nel Vecchio Continente dopo sette anni. L’arrivo del rocker nella città lombarda (qui la cronaca in diretta), dopo gli altri due concerti italiani a Ferrara e Roma dello scorso maggio, è un grande evento per diversi motivi, a partire da quelli logistici, per cui organizzatori e Comune hanno fatto disporre parcheggi, navette, treni speciali e un piano di mobilità per accogliere gli spettatori provenienti anche da fuori Italia. Nonostante i segni ancora visibili dei forti temporali e della violenza della natura che si sono abbattuti  in Brianza per un'ultima ondata nella notte, la prima volta di Springsteen in uno degli autodromi diventati punto di riferimento per i grandi concerti, nell’area del Prato della Gerascia all’interno del Parco di Monza, non va incontro a troppi intoppi. 

Sotto un cielo azzurro che non vuole cedere a precipitazioni, alle ore 16 l'area è nelle sue migliori condizioni possibili, lasciati ai margini gli alberi caduti a causa dei temporali, e il sole permette alla zona di non trasformarsi in un inferno di fango. Come da programma, è il blues rock degli australiani Teskey Brothers ad aprire le danze, mentre la maggior parte del pubblico è ancora impegnata a superare i km che separano i parcheggi dalle porte di ingresso del parco, e a percorrere i viali alberati che portano all'area concerto, divisa in diversi settori (Pit A, B1, B2, C1 e C2).

È poi il turno di Tash Sultana, camaleontica cantautrice e polistrumentista, classe 1995, a tenere calda l'atmosfera sotto palco con il tocco magico del suo sax e la scarica elettrica della sua chitarra. Sono le 18:25 quando la 28enne musicista australiana si congeda dal palco, lasciando il pubblico in balia dell'attesa di un'ora che separa dall'inizio del concerto di Bruce Springsteen e della E Street Band. 

Lasciando il tramonto alle sue spalle, il pubblico inizia a chiamare a gran voce il nome di Springsteen e a intonare cori quando scatta l’ora x, prevista per le 19:30. Mentre alle estremità più alte dell’imponente struttura del palcoscenico sventolano una bandiera italiana e una a stelle e strisce, lo show è in procinto di inziare solo alle 19.50. Dopo che ogni elemento della E Street Band compare sul palco uno a uno, Patti Scialfa esclusa, è il turno di Bruce Springsteen, che fa il suo ingresso in scena presentandosi nel suo classico outfit total black con jeans, camicia e anfibi. “Ciao Monza”, è il grido del Boss che segna il via.

Come di consueto in questo tour mondiale, iniziato lo scorso febbraio da Tampa, in Florida, segnando il ritorno in concerto del Boss con la E Street Band dopo quasi sei anni, l’apertura del concerto è affidata a "No Surrender", dal celebre album “Born In The USA” del 1984. La risposta del prato è immediata, e senza interruzioni arrivano poi le percussioni della più recente "Ghosts" (da “Letter To You” del 2020) a far battere i cuori e le mani. Segue "Prove It All Night" dal suo quarto album “Darkness On The Edge Of Town” del 1978, mentre i presenti esplodono di gioia e "Letter to you" arriva come una carezza con il sole ancora alto nel cielo.

Lo show si costruisce sulla tecnica dei musicisti e sui dettagli musicali, non tradendo il livello di performance obiettivamente alto, con Springsteen che non si risparmia e che vuole non perdere mai potenza nella voce. La E Street Band accende la scena, colora l’atmosfera e dà il ritmo all’ambiente sonoro dentro il quale il cantautore del New Jersey ripercorre il proprio grande repertorio, con una scaletta che è una sorta di "best of" della sua discografia includendo brani di ogni periodo della sua storia, compresi i più noti e i più recenti, e tenendo per il finale quelle canzoni che ogni tipo di spettatore vuole ascoltare, che uniscono generazioni diverse a cantare a squarciagola. Sul palco la E Street Band si presenta nella formazione classica degli ultimi tour, con Roy Bittan, Nils Lofgren, Garry Tallent, Steven Van Zandt e Max Weinberg insieme ai componenti più recenti Jake Clemons, Soozie Tyrell e Charles Giordano, oltre alla sezione di fiati e tre coristi.

Insieme al sax, la voce del Boss è protagonista di “The Promised Land”, regalando un abbraccio al pubblico che sembra non arrivare con altri mezzi, mentre i presenti trasformano il momento in una festa, pronti a cantare a squarciagola su “Out in the street” da "The River" del 1980. Dopo un intro con inclusa “Honky Tonk Women” dei Rolling Stones, con Steven Van Zandt come Keith Richards, gli spettatori possono ora lanciarsi in un coro di “Sha la la” con “Darlington county”. Il ruggito della chitarra elettrica di Springsteen porta poi dentro un universo rock and roll grazie a “Kitty's Back”, dove trovano spazio improvvisazioni e tecnicismi, con la E Street Band al suo meglio. 

La cover di “Nightshift”, brano dei Commodores datato 1984 e loro prima hit dopo l’uscita di Lionel Richie, vede Springsteen lasciare la chitarra e il centro della scena per raggiungere l’estremità della breve pedana a gradini ai piedi del palco per avvicinarsi al pubblico ed esibirsi in totale divertimento. Per l’ultima data del tour europeo, la scaletta ripesca poi “Mary's Place” e l’energia sembra non voler più lasciare il Parco di Monza, che si ritrova quindi catapultato nella frenesia di “Johnny 99” con Springsteen di nuovo al centro del palco con la chitarra elettrica al collo e richiami a "Spirit in the Night", mentre anche il violino ruba la scena e arriva la prima vera interazione con i fan: "Volete ancora di più?".

Un'armonica e il boato del pubblico introducono ora "The river", per un momento intenso e da sing along. La musica si ferma per qualche minuto quando Springsteen ricorda l’amico scomparso George Theiss, compagno nella sua prima band i Castiles. “Quando George Theiss è morto ho realizzato che con la sua scomparsa io sono rimasto l’ultimo componente in vita della nostra prima band. Questa cosa ti fa riflettere e pensare. È come ritrovarsi in piedi sui binari illuminati dalla calda luce bianca di un treno che sta per piombarti addosso. Ti dà una certa chiarezza di pensiero, mai provata prima. L’ultimo eterno regalo che la morte dona ai viventi, è una visione più ampia della vita. Poco dopo la scomparsa di George ho scritto questa canzone: si tratta delle passioni che inseguiamo da bambini non sapendo dove ci condurranno. A 15 anni ci sono solo i 'domani' e i 'buongiorno'. Andando avanti ci sono molti più 'ieri' e 'arrivederci'. Mi ha fatto comprendere ancora di più quanto è importante vivere ogni momento. E quindi, siate buoni verso voi stessi, verso coloro che amate e verso il mondo in cui viviamo”: così Bruce, con questo discorso sottotitolato in italiano sui maxischermi, introduce “Last Man Standing”, eseguita con la sua acustica in modo vibrante.

Con la stessa intensità, ma riaccendendendo cori e salti, arriva poi “Backstreets”. Mentre il buio della sera inizia ad avvolgere il parco, si continua con “Because the night”, la canzone “regalata” da Springsteen a Patti Smith che ne ha fatto una delle sue più grandi hit, e “She’s the one”. Con uno spicchio di luna di fronte al palco e fulmini all’orizzonte, per fortuna lontani, Springsteen e la sua band propongono ora, uno dietro l’altro, alcuni classici che trascinano il pubblico in un coro unico. Si susseguono così “Wrecking Ball”, “The Rising” e “Badlands”, fino a una finta pausa con finti saluti prima dei bis, aperti da "Born to run".

“Bobby Jean” dà il via a un susseguirsi di brani che uniscono le tante generazioni accorse a Monza per Springsteen a cantare a squarciagola le sue canzoni. Si passa quindi a “Glory days”, che vede Bruce e Steven dividersi anche il microfono e divertirsi come ragazzini, poi ai fiati e all’adrenalina di “Dancing in the Dark”. Il Boss torna a richiamare con un urlo “Monza”, prima di presentare la “leggendaria” E Street Band, con cui porta il prato a battere le mani a tempo di “Tenth Avenue Freeze-Out”.

Prima della fine, Springsteen decide di regalare una sorpresa al pubblico di Monza e si lancia in una reinterpretazione di “Twist and Shout” nella versione dei Beatles, mentre a un certo punto incita come al suo solito la folla in cori da “La bamba”. Finisce così la celebrazione della E Street Band e, mentre i componenti della sua storica formazione lasciano il palco, Bruce rimane da solo al centro della scena con la sua chitarra acustica. "Grazie Monza, ti amo Italia! Torneremo”, è la promessa che lascia il Boss, chiudendo poi il concerto con un’intima “I'll See You in My Dreams”, mentre delle luci azzurre proiettano sugli alberi del parco: "This is our letter to you. Thank you. Come back soon", "Questa è la nostra lettera per voi. Grazie. Torneremo presto".

Bruce Springsteen saluta così il pubblico di Monza e l'Europa dopo quasi tre ore di concerto, durante il quale neanche i segni della stanchezza sono riusciti a piegare la sua caparbietà nel portare in scena uno show all'altezza delle alte aspettative, appogiandosi sulla tecnica e sull'esperienza. Nonostante possibili rammarichi per il suo silenzio verso la tragedia della Romagna o malinconie del passato, ogni spettatore può quindi incamminarsi verso l'uscita con la sensazione di aver visto in scena tutto quello che Springsteen può rappresentare in base alla propria sensibilità, sia sentendosi coinvolti dalla passione umana che cercavano in lui, sia solamente come spettatori di una grande serata di musica.

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La scaletta

No Surrender

Ghosts

Prove it all night

Letter to you

The Promised Land

Out in the streets

Darlington county

Kitty's Back

Nightshift

Mary's Place

Johnny 99

The River

Last Man Standing

Backstreets

Because the Night

She's the One

Wrecking Ball

The Rising

Badlands

Born to run

Bobby Jean

Glory Days

Dancing in the Dark

Tenth Avenue Freeze-Out

Twist and Shout / La Bamba

I'll See You in My Dreams

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