Rock on the wild side - The Cure: "Pornography", LSD e coca

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Rock on the wild side - The Cure: "Pornography", LSD e coca

Come ha scritto Jeff Apter nel suo “Never Enough: The Story of the Cure”, “‘Seventeen Seconds’ e ‘Faith’ davano l’impressione che la band fosse in preda al dolore più autentico, ma “Pornography” era semplicemente il suono della morte”. È vero: il ventitreenne Robert Smith era in piena crisi; dubbi e domande esistenziali e morali si affollavano nella sua mente, in una discesa nell’abisso così intensa, specie dal punto di vista sonoro, che David Quantick dell’NME la inquadrò come “Phil Spector all’inferno”. Tuttavia, se per Smith la faccenda era estremamente seria, per il resto della band e della crew le registrazioni di “Pornography” furono sorprendentemente un’occasione per impegnarsi in bagordi e deboscio, il che non contribuì a distendere i rapporti tra i membri della band.

E già, il fuoco covava sotto la cenere. Ai primi di dicembre 1981, quando i Cure si ritirarono ai The Windmill Studios di Guildford, nel Surrey, per scrivere i testi e provare i nuovi brani, scoppiarono i primi litigi. Oggetto della contesa, l’amicizia sempre più stretta di Smith con Steve Severin, bassista di Siouxsie & the Banshees. Secondo Gallup, ci fu “una grossa discussione perché mi dava fastidio che se ne andasse in giro con Severin. Mi ero sempre vantato di essere il suo confidente e volevo che le cose rimanessero così”. Invece Smith se ne andò a trovare Severin e a farsi di LSD: “Passai qualche giorno a vagare per Londra, allucinato. Severin non riusciva a credere a quel che stavo facendo e mi teneva d'occhio”.

Dopo le festività natalizie, la band passò le prime due settimane di gennaio a scegliere il nuovo produttore: Smith non voleva più lavorare con Mike Hedges, che aveva prodotto i primi tre album della band, perché lo riteneva “troppo vecchio”, anche se aveva solo 6 anni più di lui. Si arrivò così al ventunenne Phil Thornalley, consigliato da Steve Lillywhite, di cui era stato tecnico e assistente di studio ai RAK Studios di Mickie Most, il leggendario produttore di The Animals, Donovan, Jeff Beck e Yardbirds. Il primo giorno di lavoro fu alquanto inconsueto: secondo il tecnico del suono Mike Nocito, invece di mettere a punto i suoni della batteria, come si fa di solito, i Cure suonarono l'intero album, lasciando lui e Thornalley di stucco. Quindi si rintanarono per una settimana a Guilford, per decidere se Thornalley andava bene. Fu fumata bianca.

Al rientro, iniziò un tour de force che mischiava interminabili sedute di registrazione a una professionale dedizione ad alcool e cocaina. La band alloggiava nella sede della Fiction Records, sua casa discografica, al 4 di Tottenham Mews: solo il Regent’s Park la divideva dalla sede degli RAK Studios. “Abbiamo preso il controllo della Fiction e ci siamo rifiutati di far entrare chiunque. La casa discografica chiuse per quel periodo. Non potevamo sopportarlo: la gente aveva un odore diverso, entrava nella nostra caverna”, ha ricordato Smith. “Lasciavamo l'appartamento alle 10 di sera, ci ubriacavamo, andavamo a registrare alle 10 del mattino, andavamo al pub, ci ubriacavamo e poi andavamo a letto. Dormivo sul pavimento dietro il divano con una coperta appesa al muro, come se fosse una tenda. Avevo un sacco di piccoli oggetti, che avevo trovato per strada e che avevo portato nel mio nido. La situazione mi è sfuggita di mano. Simon, Biddles [il roadie della band, n.d.A.] e Lol erano in un'altra stanza e volevo ucciderli...”.

Thornalley, che conosceva i Cure quasi solo di nome e non aveva idea neppure che avessero già avuto delle hit, si ruppe subito le palle. Prima di tutto criticò lo stile chitarristico di Smith, di cui quest’ultimo andava fierissimo. Poi, litigone: Smith convocava i tecnici per le 15 e si presentava regolarmente alle 20; che abbassasse la cresta! Così fu. Il leader dei Cure cominciò a fare dannatamente sul serio: “All'epoca le scelte possibili erano due, e cioè farla finita del tutto o realizzare un altro disco tirando fuori tutto quello che avevo dentro. Ero fermamente intenzionato a sciogliere la band. Volevo realizzare l'ultimo disco, quello con cui ci saremmo levati dai coglioni”. Ma la sua visione non era condivisa da Gallup e Tolhurst, che, eseguite le loro parti, se la spassavano perculandolo, facendosi di crack e ammonticchiando lattine di birra in una piramide che giorno dopo giorno diventava sempre più alta, metallico monumento alle registrazioni che proseguivano e, come tale, sacro. "Ogni giorno era problematico spiegare agli addetti alla pulizia che non dovevano toccare le lattine", ha detto Thornalley. “Il puzzo doveva essere davvero poco piacevole”. Le cronache riportano che la piramide dei Cure oltrepassò il metro e mezzo di statura.

E poi, la coca. Che costò alla Fiction circa 1600 sterline di allora, circa 5500 di oggi. Tuttavia, a volte la medicina veniva a mancare: fu in una di questa occasioni che Smith, diviso tra la realizzazione del suo capolavoro e il richiamo dei bagordi, si calò un acido di potenza atomica. Tolhurst ha ricordato “di essere entrato in studio e di essermi seduto su una sedia. Robert era ai miei piedi e all'improvviso ha cominciato a ridere come un pazzo. Mi sono voltato verso Phil e ho detto: 'Peccato, credo che oggi non riusciremo a registrare niente'. Robert ha passato i due giorni successivi nascosto dietro a un divano, sotto una pila di lenzuola".

Alla fine, i lavori andarono in porto. Fu l’occasione per una nottata alcolica, assieme a Siouxsie and the Banshees, all’ex produttore Mike Hedges, ai colleghi di etichetta The Associates e a Ric Gallup, fratello di Simon, che per l’occasione proiettò sulle pareti del RAK il suo corto “Carnage Visors”, la cui colonna sonora era comparsa sul lato B della cassetta di “Faith”. Fu l’inizio della svolta dei mesi successivi, per Smith: meno coca, più alcool. Lo notò anche il Record Mirror: “Robert Smith sembra pagare il prezzo delle sue sbronze pesanti in questi giorni - sta diventando piuttosto grassoccio. È meglio che ti dedichi al tuo tabacco da fiuto peruviano preferito, Rob, almeno non contiene calorie”.

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