Hans Zimmer, il rinnovato prodigio della musica per il cinema

A Torino "Hans Zimmer Live”, lo show dedicato alle musiche per il grande schermo: la recensione
Hans Zimmer, il rinnovato prodigio della musica per il cinema
Credits: Vincenzo Nicolello / Concessione in uso a Rockol

Poco più di un anno fa, Hans Zimmer, accompagnato dalla sua mastodontica band, aveva il compito di riportare la musica dal vivo nei palazzetti in Italia dopo un triste biennio di stop. Lo fece nel modo più epico possibile, riempiendo il Mediolanum Forum di Assago per una marcia trionfale di quasi tre ore. La clamorosa produzione “Hans Zimmer Live” torna in questo 2023 e la data è raddoppiata: Torino e Bologna. Proprio dal capoluogo piemontese e dal suo Pala Alpitour Hans riprende in mano la sua perpetua dichiarazione d’amore verso l’Italia: “fosse per noi suoneremo sempre in questo Paese, perché siete il miglior pubblico del mondo”.

Hans Zimmer Live è un progetto musicale ambizioso, ma ormai è anche un brand, che potrebbe andare a braccetto con le grosse produzioni di Broadway. Infatti vanno a ruba i poster, le t-shirt, le tote bag, i portachiavi, persino il libro con il programma del tour. Ogni elemento dello show è progettato per creare l’effetto cult, quello che spinge i partecipanti a voler partecipare ancora e gli assenti a voler rimediare.

Atto 1 - L'arrembaggio

Si comincia con Loire Cotler, leggiadra, dorata, accompagnata da un solo percussionista. Canta l’intro di “House Atreides”, dalla colonna sonora (premio Oscar 2022) di “Dune”, regia di Denis Villeneuve, e appena il megaschermo si solleva, rivelando l’imponente impianto luci e la folla di musicisti pronti al prodigio, la platea esplode in un boato che sembra voler corroborare la tesi del compositore tedesco. Siamo un bel pubblico, eh?

La sequenza di “Inception”, “Wonder Woman” e “Man of Steel” è affascinante e fa emergere già i primi talenti solisti, come il virtuoso Guthrie Govan, chitarrista degli Asia e dei The Aristocrats, nonché collaboratore di lunga data di Steven Wilson. A lui Hans riserva una grande e orgogliosa presentazione. D’altronde l’ha sempre detto: è il suo chitarrista preferito. Ma sono i medley de “Il Gladiatore” e - soprattutto - de “I Pirati dei Caraibi” a marcare in modo indelebile il primo atto della serata, che vanta i momenti più alti delle due stelle più luminose del ricco firmamento di Hans Zimmer. La prima è Lisa Gerrard, assente lo scorso anno per un contagio da Covid19 e ora tornata a reclamare il trono che le spetta, mentre i suoi iconici vocalizzi di “Now We Are Free” fanno comparire i primi occhi lucidi. Da autentica diva d’altri tempi, saluta il pubblico prima ancora che la meritata ovazione si spenga, mentre Hans, in visibilio, la ringrazia come si ringrazia una regina.

La seconda star è Tina Guo, talentuosissima violoncellista che dal 2016 è l’indiscussa show stealer della band. Non si contano neanche più i vari “Tina ti amo” che arrivano dalle tribune e dalla platea, che Hans enfatizza, ben conscio della fortuna di avere a bordo una performer che vanta un curriculum con pochi termini di paragone. Nel 2019, per dirne una, ha affiancato i Sabaton al Wacken Open Air, dimostrando anche al pubblico metallaro chi sia la violoncellista più tosta del pianeta. Teatrale come una rockstar, sensuale da far girare la testa. Sotto la sua leadership, con “He's a Pirate” a chiudere la suite dei Pirati, l’intera squadra confeziona un arrembaggio che è un capolavoro performativo difficile da eguagliare.

Atto 2 - La spirale della vita

Dopo un primo atto così, come si fa a ripartire? Purtroppo a questa domanda se ne aggiunge un’altra: perché il megaschermo resta spento e non si solleva di nuovo? Un problema tecnico costringe Hans e compagnia a proseguire senza il supporto video. “Siete italiani, avete tanta fantasia, possiamo contare su di voi?” - se la gioca così, mentre pensa già a come compensare.

“Rango” e “Sherlock Holmes”, proposti nel tour del 2022, non si rinnovano e lasciano il posto a “Top Gun: Maverick” e “Dark Phoenix”, lo sfortunato capitolo degli X-Men. “Questo film non è stato un gran successo, so che nessuno di voi è andato a vederlo. Ma seguo sempre lo schema una per voi - una per me. Questa è per me!”, dice Hans Zimmer, visibilmente divertito da uno dei suoi componimenti più interessanti e meno noti.

Non manca invece il medley di “The Last Samurai”, a cui segue “Paul’s Dream”, potentissimo pezzo di Dune che vede di nuovo Loire Cotler conquistare il pubblico. Ma le suite più importanti e memorabili di questo secondo atto sono senza dubbio quella di “The Dark Knight” - il segmento metal del concerto, durante il quale Hans scende a suonare nel parterre - e “Interstellar”. Ora che ha definitivamente monopolizzato Instagram e TikTok, traslando dai Millennial alla Gen Z, possiamo dire di essere di fronte alla colonna sonora più iconica dello scorso decennio? Se non altro, di sicuro la più bistrattata dall’Academy, dato che non fu neanche nominata. 

Anche con il megaschermo fuori uso, lo spettacolo è di quelli che gli inglesi definirebbero “jaw-dropping”. Le mascelle cascano a terra sui giochi di luci di “S.T.A.Y.”, mentre una gigantesca mirrorball ricrea l’universo cosparso di stelle sulle superfici del Pala Alpitour. Nina Treiber, fenomenale acrobata, danza e volteggia sulle teste dei musicisti, in un crescendo che viene superato solo dalla suite finale. Tocca infatti a “Il Re Leone”, l’altro Oscar vinto da Zimmer (a fronte di ben dodici nomination), chiudere il secondo atto. Lo fa con un rito collettivo portentoso, guidato dal flauto di Pedro Eustache e dalla voce del leggendario Lebo M. Il cerchio della vita si dilata, si contrae, diventa spirale, ed è facile tornare bambini ed emozionarsi, ancora una volta, al cospetto di uno dei più grandi lavori d’animazione mai realizzati.

Encore - Fermare il tempo

Incitati dal miglior frastuono che il pubblico torinese può riservare, tornano tutti sul palco per l’atto finale. “No Time To Die” ricrea magnificamente le atmosfere della saga di James Bond, fornendo un ottimo assist alla chiusura perfetta di ogni live di Hans Zimmer, dal 2016 a oggi: “Time”, il brano più celebre della colonna sonora di “Inception” di Christopher Nolan. Poche note, qualche silenzio a distanziarle, ma un impianto emotivo che Hans Zimmer ha costruito con cura tredici anni fa, dimostrando ancora una volta un talento unico: quello di fermare il tempo.

Nel programma del tour, Peter Asher, che è uno dei curatori di questa macchina dell’intrattenimento, definisce il collettivo come “un eccezionale cast di personaggi”. Niente di più vero: ogni membro di Hans Zimmer Live è un protagonista. Ma come fanno? Perché è difficile tenere il conto delle persone che affollano quel palco e non c’è uno che sgarri di una nota. In parte band, in parte orchestra, ma non c’è nessuno a dirigere. La Odessa Opera Orchestra, dall’Ucraina con orgoglio, suona come per magia, senza alcuna bacchetta a sprigionarla.

Hans Zimmer stesso si cimenta con più strumenti e si lascia spesso guidare dai suoi comprimari, sempre pronti a prendersi il centro del palco e i riflettori, dando prova evidente del perché facciano parte di questa ciurma. “Il mio equipaggio è stato scelto con la stessa cura dei discepoli di Cristo”, diceva Hernan Cortez a Tullio e Miguel, protagonisti di uno dei grandi film d’animazione musicati da Zimmer - “La strada per El Dorado”, gemma della Dreamworks che purtroppo non trova spazio in setlist.

Hans però, antitetico a Cortez, sprigiona bontà, entusiasmo, energia e umiltà, pur essendo il compositore per il cinema più mainstream del mondo. Seguendo una linea tracciata dal Maestro Ennio Morricone, ma giocando prima di tutti su questo terreno ibrido sospeso tra Hollywood, Broadway e una nuova Rock ‘N’ Roll Hall of Fame, Hans Zimmer ha creato un nuovo standard per l’intrattenimento dal vivo. Lo stesso che, probabilmente, lui stesso proverà presto a superare.

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