Ted Lasso: perché farsi spiegare Maradona da una serie USA
Nella prima puntata della terza stagione di "Ted Lasso", il protagonista interpretato da Jason Sudeikis spiega al suo amico e collaboratore Coach Beard (Brendan Hunt) di aver passato l’estate a giocare con il figlio a FIFA, mossa che gli ha permesso di acquisire molta più esperienza e nozioni sul calcio: “Abbiamo entrambi scoperto chi è Maradona e io ho avuto modo di fargli un discorso sulla cocaina”.
È questo genere di battute che costituisce l’ostacolo d’ingresso maggiore per il pubblico italiano rispetto alla serie che è diventata la punta di diamante del servizio di streaming di Apple, oltre al fatto che questo servizio di streaming è ancor meno conosciuto ed esplorato di quello di Prime Video e di Paramount. Mentre negli Stati Uniti e nel mondo anglofono con la terza stagione di “Ted Lasso” si avvia a conclusione una delle serie comedy più amate degli ultimi anni, in Italia questo titolo rimane purtroppo un’esperienza per pochi. È un peccato, perché “Ted Lasso” racconta tantissimo di chi siamo oggi rispetto a 20 anni fa, come spettatori, come persone e come umanità.
Nella speranza, invero tutt’altro che remota, che Apple TV e Warner Bros. tornino sui loro passi e garantiscano allo show una nuova stagione o uno spin-off che gli consenta di continuare ad esplorare il suo vasto potenziale, stavolta voglio tentare di convincervi a recuperare Ted Lasso se non avete mai visto questa serie.

Dagli spot NBC ad Apple TV: come è nata “Ted Lasso”
“Ted Lasso” è una comedy a sfondo sportivo ideata da un trio di creativi. Jason Sudeikis e Brendan Hunt interpretano Ted Lasso e il suo inseparabile amico e collaboratore Coach Beard. Nel 2013 i due hanno sviluppato l’idea del personaggio titolare della serie, creando Ted. Sudeikis interpretò questo fantomatico allenatore americano di una squadra di calcio inglese in una serie di spot che NBC Sports trasmise per pubblicizzare la messa in onda della Premier League inglese.
In quel periodo il calcio in senso italiano, inglese ed europeo - per gli americani soccer - stava acquisendo sempre maggiore popolarità negli Stati Uniti, ma aveva (ha?) ancora bisogno di quella spintarella introduttiva che lo faccia distinguere dall’altro sport a cui gli americani si riferiscono come “football” e che si gioca con toccando la palla con le mani.
Nel 2017 all’operazione si aggiunse Bill Lawrence, notissimo showrunner e produttore TV statunitense autore di una serie cult come “Scrubs”. Fosse stato per la sottoscritta, avrei spinto su questo collegamento per allettare il pubblico nostrano a dare una chance a “Ted Lasso”, perché “Scrubs” ha plasmato una generazione (e più) televisiva e il suo gusto in fatto di comicità seriale anche in Italia.
Lo spunto piace a Warner Bros., che diventa co-produttrice della serie, collaborando da tempo con Lawrence. Apple commissiona l’episodio pilota e poi la prima stagione, riuscendo finalmente a ottenere quel titolo popolare e premiato che la metta “sulla mappa” agli occhi degli spettatori e dei critici. Ad oggi “Ted Lasso” rimane la punta di diamante, il titolo più seguito e chiacchierato del suo catalogo.
Per questo motivo in molti faticano a credere che quella in onda, la terza stagione, metterà davvero la parola fine alla storia di Ted.

Di cosa parla “Ted Lasso”
Lo scoglio maggiore da superare per godersi Ted Lasso è riuscire a interiorizzarne la premessa. La serie infatti vede un allenatore di football statunitense che lavora per le squadre dei college venire catapultato a capo di una squadra fittizia della prestigiosa e competitiva Premier League inglese, AFC Richmond.
A volerlo come allenatore è l’attuale proprietaria della squadra, Rebecca Welton (Hannah Waddingham), decisa ad affondare la squadra per ripicca verso il suo ex marito ed ex proprietario del team, che ha tradito lei ma è ancora affezionatissimo al club.
Pur non essendo esattamente una conoscitrice di calcio, dubito fortemente che i tifosi di un club inglese, per quanto piccolo, accetterebbero un nuovo allenatore che nelle interviste e nelle conferenze stampa dimostra di non sapere alcunché di calcio, nel senso di “soccer”.
Per fortuna la personalità positiva, ironica e ammaliante di Ted personaggio alla lunga funziona sia nell’incantare i giocatori e i tifosi, sia nel conquistare lo spettatore europeo, trattenendolo dal pigiare stop sul telecomando anzitempo. È il carisma di Sudeikis a spegnere ben presto il “ma che davvero?” interiore dello spettatore, coinvolgendolo nelle dinamiche interne del Richmond.
Considerando che ogni stagione ha dai 10 ai 12 episodi della durata di circa mezz’ora, ci metterete un attimo ad arrivare all’estate in cui Ted e suo figlio scoprono chi sia Maradona, passando dalla vaga irritazione verso la premessa della serie a partecipare alle gioie e ai dolori di tutti i suoi personaggi. Cattivi inclusi.
Se vi serve una spinta in più, sappiate poi che in maniera più o meno ufficiale è stato confermato che il personaggio di Ted è ispirato a Terry Smith, primo allenatore statunitense ad arrivare sulla panchina di una squadra inglese (il Chester City).

Perché recuperare Ted Lasso
Di recente ho avuto modo d’intervistare proprio Bill Lawrence in merito a un’altra serie che ha sviluppato per Apple TV, “Shrinking”. Parlando della sua carriera, mi ha detto una frase a cui non riesco a smettere di pensare quando guardo i nuovi episodi di Ted Lasso: “Oggi uno show come ‘Scrubs’ non potrebbe mai andare in onda. Non dubito che tra 20 anni ‘Ted Lasso’ non sarà più accettabile come comedy, non farà nemmeno più ridere e forse risulterà anche offensiva”.
Avevo chiesto a Lawrence quanto fosse cambiato il modo di scrivere comedy e lui ha poi aggiunto che nella writing room di “Ted Lasso” e “Shrinking” è circondato da giovani collaboratori che cestinano senza pietà una bella fetta degli spunti che lui propone.
Questo scambio mi ha fatto pensare al fatto che tra i tanti pregi di “Ted Lasso” c’è anche quello di fotografare un presente comico da vincitore degli ascolti e della critica che è nettamente differente dal passato, da “Scrubs”.
A livello superficiale è immediatamente percepibile quanto sia cambiato il modo di fare battute nella sensibilità con cui si affrontano, si discutono (e si ironizza su) alcuni argomenti.
Come ogni squadra di Premier League anche il Richmond è ricolmo di talenti venuti da lontano e più o meno integrati nella società inglese, senza dimenticare il continuo ponte culturale che è necessario costruire tra team tecnico statunitense e dirigenza inglese e per buona parte femminile.
C’è qualcosa di più profondo ed essenziale che è cambiato. Rispetto a “Scrubs”, “Ted Lasso” ha una componente più decisa di dramma. Se ne parla spesso tra fan ed editorialisti di settore di questo trend: la comedy pura è morta, lunga vita alla dramamedy.
È un malinconico specchio del nostro tempo il fatto che, per farci ridere, una comedy debba prevedere una crescente dose di drammaticità. A ben vedere poi “Scrubs” è stato uno dei titoli antesignani di questo trend. Pur con il suo approccio scanzonato e un po’ cazzone, si faceva ricordare per certe pugnalate che qua e là riservava allo spettatore e ai suoi personaggi, facendo scendere in campo la vita vera e i suoi micidiali tiri mancini.
Anche “Ted Lasso” ha aperto una via, ma è forse più difficile notarlo in un tempo in cui i trend vengono esplorati e consumati a una velocità spaventosa. Nel 2023 persino i personaggi protagonisti di film animati per bambini hanno a che fare con la propria psiche e con momenti di difficoltà rivelatori come attacchi di panico, ansia, depressione. Se sei il Gatto con gli Stivali non puoi certo andare dal terapista, quindi hai un adorabile cagnolino che ti aiuta a calmare e tirar fuori quello che hai dentro.

“Ted Lasso” tratta da adulti i suoi personaggi e il suo pubblico
“Ted Lasso” è stato il primo grande successo che ha deciso di mettere al centro proprio la salute mentale e lo scendere a patti con le proprie emozioni, tra l’altro in un contesto maschile, eterosessuale e competitivo come lo spogliatoio di una squadra di calcio. Lawrence stesso ha chiarito che se avesse proposto 20 anni fa questo taglio per una serie, non sarebbe durato 15 secondi nell’ufficio di un produttore a cui presentare la propria idea. Dopo “Ted Lasso” invece Apple TV gli ha commissionato “Shrinking”, che come da titolo ha al centro proprio un gruppo di terapeuti e le loro vite tutt’altro che risolte.
Raccontato in questi termini, “Ted Lasso” suona oltremodo didattico e paternalistico. Non è assolutamente così, nonostante come il suo protagonista parli al proprio pubblico con una mitezza e una positività davvero disarmanti.
Il vero tesoro di “Ted Lasso” sono la miriade di personaggi riuscitissimi che compongono la sua squadra, sportiva e attoriale. Merito degli interpreti, certo, ma anche di una sceneggiatura che li tira fuori dagli stereotipi sportivi e umani da cui partono, scava dentro le loro insicurezze costringendoli a un movimento evolutivo costante. Guardando indietro ai primi episodi di Ted Lasso è stupefacente come tutti i personaggi siano cambiati nel profondo, diventando continuamente qualcosa d’altro, tra alti e bassi che emozionano sia i personaggi sia gli spettatori.
Non capita spesso che una serie abbia un cast di adulti e non finisca per infantilizzarne le vite sentimentali o ridurli brutalmente a tipi umani (il lavoratore, il genitore, il genitore lavoratore) per muoverli più liberamente e non perdersi il pubblico teen per strada.
Oltre a far ridere su entrambi i lati dell’Atlantico - in Europa per la dabbenaggine sportiva statunitense, negli USA per le bizzarrie calcistiche così europee della Premier League - “Ted Lasso” tratta da adulto sia il suo cast sia il suo pubblico, riuscendo a essere incredibilmente catartico, oltre che divertente.
Non è uno show che rifiuta una certa cupezza e ansietà del nostro tempo, ma si guarda bene dal tuffarsi in una drammaticità eccessiva per darsi un tono. Ci pone al fianco di Ted e degli altri, tenendogli una mano sulla spalla nei momenti difficili, ma costringendoli e costringendoci anche a guardare sempre avanti.
Certo poi c’è anche il calcio, da sempre grande metafora della vita, c’è un iconico Jason Sudeikis calato in un personaggio baffuto perfetto per lui, circondato da un cast dai tempi comici assolutamente perfetti. Il pregio maggiore di “Ted Lasso” però è fotografare una certa inquietudine del nostro tempo, decostruendo l’ansia che genera, senza liquidarla superficialmente ma senza nemmeno ingigantirla.
Come “Scrubs”, si candida a essere una macchina del tempo, capace tra qualche decennio di ricordarci come ci sentivamo, a livello emotivo, all’inizio dei difficili anni ‘20.

Dove vedere “Ted Lasso”? Apple TV
Quanti episodi ha “Ted Lasso”? 3 stagioni per un totale di 34 episodi
Quando è uscita “Ted Lasso”? 2019
Crediti foto: Apple TV