Il disco del giorno: Chris Rea, "Shamrock Diaries"
Chris Rea
"Shamrock Diaries" (Cd Magnet MAG5062)
Un velo di autunnale malinconia avvolge tutte le canzoni di questo disco, tra i migliori di un autore inglese la cui musica è riuscita per molti anni a unire sonorità blues, rock e pop in un mélange sofisticato che ha spopolato nelle classifiche europee grazie a successi come "Josephine", "The Road to Hell", "I Can Hear Your Heartbeat".
Il suo stile chitarristico deve certo qualcosa a Ry Cooder e Mark Knopfler (con cui Chris ha collaborato) ma è soprattutto la voce roca e avvolgente di Rea, che con toni privi di istrionismo racconta storie caratterizzate da un dolente senso di nostalgia, ad avergli assicurato il successo anche presso il grande pubblico delle classifiche.
Rea ha il passo del fondista, la sua carriera lo ha portato a vendere milioni di dischi ma il percorso è stato lungo e meditato,
ogni disco ha aumentato la popolarità del precedente e i numerosi concerti in giro per il pianeta gli hanno assicurato la fedeltà degli appassionati grazie alla generosità con cui Rea si è sempre proposto senza mai risparmiarsi.
I brani di "Shamrock Diaries" parlano di memorie lontane che ritornano improvvisamente in primo piano grazie a improvvisi e brucianti 'senhal', siano essi la voce di un coro ascoltata per caso passando vicino a una chiesa (nella title-track) o un vecchio disco di Carole King che precipita il protagonista nella sua adolescenza lontana (in "Steel River").
La solitudine e la disillusione di "Stone" e "Love Turns to Lies" sono descritte attraverso testi asciutti, dove le immagini retoriche sono bandite, proprio come il tessuto strumentale evita qualsiasi sbracatura commerciale grazie ad arrangiamenti perfettamente calibrati dove hanno un particolare risalto le morbide tastiere di Max Middleton e le chitarre dello stesso Rea, di volta in volta delicate o graffianti.
Il tenero quadretto di "Josephine" nasce come ballata ma assume un carattere maggiormente ritmato nel finale, mentre "Chisel Hill" è una canzone dalla luce perlacea, dove non spira un alito di vento, tutto è immobile e persino il tempo pare rimanere sospeso. Il finale di "Hired Gun" aumenta decisamente la dose di aggressività ritmica ma nel complesso il tono generale dell’ album è quello dei ricordi distanti, che procurano ancora un lieve e persistente dolore; non c’è spazio per l’invettiva ma solamente per la «dolcezza inquieta» di cui parlava Montale.
Carlo Boccadoro, compositore e direttore d’orchestra, è nato a Macerata nel 1963. Vive e lavora a Milano. Collabora con solisti e orchestre in diverse parti del mondo. E’ autore di numerosi libri di argomento musicale.
Questo testo è tratto da "Lunario della musica: Un disco per ogni giorno dell'anno" pubblicato da Einaudi, per gentile concessione dell'autore e dell'editore.
