Quando la dance-elettronica conquistò il Madison Square Garden

La celebre arena newyorkese undici anni fa ospitò uno show degli Swedish House Mafia
Quando la dance-elettronica conquistò il Madison Square Garden

Il trio di DJ e producer svedesi - Axwell, Steve Angello e Sebastian Ingrosso – unitisi per dare vita agli Swedish House Mafia, il 16 dicembre del 2011 sono il primo show di musica dance-elettronica a suonare per la prima volta al Madison Square Garden di New York. Se siete curiosi di sapere quale musica suonarono quella sera potete cliccare qui. Per celebrare gli Swedish House Mafia (scioltisi nel 2013, per riunirsi successivamente nel 2018) e quella storica prima volta della celebre arena newyorkese ripubblichiamo a seguire la recensione di Ercole Gentile di "Until one", la prima raccolta del terzetto datata 2010.

“Non siamo un prodotto artificiale, noi siamo fratelli in nome della musica!”. Questa frase simboleggia forse nel modo migliore l'attuale momento della scena dance (o meglio di una parte di essa), dopo il ritorno in auge in tutto il mondo della musica electro/house ed il nuovo ruolo affidato a produttori e DJ: essere come delle moderne rockstar, dei simboli di stile e successo e non sembrare allo stesso tempo artificiali. Chi l'ha detta? Axwell, producer svedese che in compagnia di Steve Angello (di origini greche) e Sebastian Ingrosso (di origini italiane) tre anni fa a Stoccolma ha dato vita alla creatura Swedish House Mafia.

Amici fin dall'adolescenza, i tre vengono da esperienze musicali soliste già molto gratificanti, avendo remixato per e collaborato con gente del calibro di Madonna, Usher (Axwell), Eurythmics (Angello), Kylie Minogue, Justin Timberlake e Moby (Ingrosso). Attualmente la scena electro/dance (che possiamo forse dividere nelle correnti più melodiche e caciarone di Ibiza, quelle più tirate e rave di Londra/Manchester e quelle minimal di Berlino) è tornata a tirare pubblico (e di conseguenza soldi) in grande quantità e questo fa sì che tre produttori come SHM vengano messi sotto contratto direttamente dalla major EMI. Il trio scandinavo è esploso dopo una stagione estiva in cui la loro serata Masquerade Motel al Pacha di Ibiza ha avuto un enorme successo, lanciando loro ed il singolo “One” (registrato successivamente anche in una versione con Pharell-Williams) in Europa e Usa.

Ora ecco “Until one”, il coronamento di un lavoro durato tre anni, una raccolta in cui si trovano i loro singoli di successo, alcuni remix e mash-up prodotti anche singolarmente dai membri della crew, per un totale di 24 brani. L'analisi maggiore la meritano sicuramente i brani originali, i singoli a firma Swedish House Mafia. Andiamo in ordine cronologico: “Leave the world behind” prodotta con l'olandese Laidback Luke e cantata dalla voce R&B della star canadese Deborah-Cox, un pezzo con tipica progressione house e la calda voce black in evidenza. “One” è presente in due versioni molto simili: house più tirata e “cattiva” che differisce dalla versione con Pharrell solo per il testo scritto e cantato dallo stesso membro di Neptunes e N.E.R.D.

Infine “Miami 2 Ibiza”, anch'esso presente in due versioni, la prima con il rapper inglese Tinie Tempah, la seconda strumentale, un pezzo anche questo in tipico stile progressive/house. Tra gli altri brani degni di nota si segnalano i riusciti mash-up "Kidsos Vs. We are your friends”, un frullato tra il remix di Ingrosso di “Kids” degli MGMT e “We are your friends” di Justice vs. Simian, e “Meich vs. Clocks” sempre Ingrosso questa volta contro i Coldplay, oppure il remix di “Satisfaction” di Benny Benassi, il sound nineties di “How soon is now” di David Guetta (composta con la collaborazione di Ingrosso) e “Valodja”, un riuscito incontro tra minimal e fiati.

Tutto il resto è sulla scia del sound house stile Ibiza, compresi mash-up e remix, niente di più e niente di meno. Insomma “Until one” è per gli Swedish House Mafia una summa di quanto fatto fino ad oggi e non è poco. Se personaggi pop/R&B come Kylie Minogue, Pharrell e Usher hanno scelto di collaborare con loro, un motivo ci sarà. Certo, la crew non inventa nulla di nuovo, ma in poco tempo è riuscita a diventare un punto di riferimento per gli amanti della house Ibiza-style. “Until one” è dedicato a loro, per tutti gli altri ci sono ancora le rockstar o altri tipi di elettronica più underground e meno ridondanti.

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