Jean Michel Jarre: “Lo stereo non esiste”: intervista di Dardust

Conversazione tra il compositore francese e il producer/artista italiano, a partire da “Oxymore”
Jean Michel Jarre: “Lo stereo non esiste”: intervista di Dardust

Definire Jean-Michel Jarre “guru della musica elettronica” non è un’esagerazione: lo si capisce non solo dalla sua storia, ma dal suo presente, che è “Oxymore”, il suo ventiduesimo album. Un’opera con una concezione unica del suono, in cui il tanto discusso audio spaziale usato dalle piattaforme è parte stessa del progetto sonoro, non qualcosa che si aggiunge dopo con un nuovo mix. Un album che bypassa lo stesso concetto di “stereo” a cui siamo abituati: “La modalità stereo non esiste in natura”, riflette Jarre, in questa lunga intervista condotta da Dardust, che Rockol vi propone in esclusiva.

Un dialogo tra due artisti - il producer italiano ha appena pubblicato il nuovo album “Duality” - sui massimi sistemi della musica elettronica e non solo, alle radici europee del suono, di cui “Oxymore” è un tributo/omaggio :“Dove abbiamo sempre, per secoli, avuto a che fare con le textures, e con l’approcciare la composizione in un modo completamente differente rispetto alle canzoni pop di tre minuti (…)le nostre radici vengono dalla musica classica e anche tutta questa musica elettronica che abbiamo iniziato a sviluppare sin dal 20esimo secolo viene dall’Italia, dalla Francia, dalla Germania, dall’Europa.

Nell’intervista si ragiona sul rapporto con la musica e il suono: spiega Jarre: “Per secoli noi abbiamo sempre avuto un rapporto frontale con la musica. Quando componi per un’orchestra sinfonica visualizzi l’orchestra davanti a te. quando siamo in uno studio, pensiamo e progettiamo come un pittore davanti alla tela, gestendo i suoni in maniera frontale, in 2D. La modalità stereo non esiste in natura. Come sappiamo, quando parliamo l’uno con l’altro parliamo in mono Quindi penso che potrebbe essere, dirsi già dall’inizio: “Ok, invece di pensare la mia musica in maniera frontale, perché non pensare agli arrangiamenti decidendo che un pezzo dell’arrangiamento magari potrebbe essere qui e poi potrebbe muoversi dal fondo sinistro al fronte destro e poi, in base ai bpm, posso anche muovere il suono da questo lato all’altro. (…) penso che questa sia la ragione per cui ‘Oxymore’, il mio nuovo album, è abbastanza diverso da ciò che ho fatto prima, anche se Fellini diceva che facciamo sempre la stessa cosa – ovviamente sono sempre io, è il processo ad essere molto diverso".

Per Jarre, anche oggi e dopo una lunga carriera, la musica rimane un’ossessione: “Penso che abbiamo tutti una nostra ossessione; probabilmente sempre la stessa, ovvero di pensare quale sia la canzone ideale che si possa scrivere, e sappiamo probabilmente  non la raggiungeremo mai ma questa è la ragione per cui andiamo avanti testardamente, ci avviciniamo sempre all’idea che abbiamo in mente, come un miraggio: più pensi di esserci vicino, più ti sfugge dalle mani.  Ed è per questo che credo di continuare sempre con lo stesso entusiasmo e la stessa passione ogni mattina andando in studio e cercando di trovare idee. Mi sento proprio come un novizio.

Infine, Jarre e Dardust parlano di come è cambiato l’approccio al live e l’importanza del metaverso per i musicisti : “Penso che il periodo del Covid abbia cambiato molte cose, come il nostro rapporto con le interfacce digitali, il mondo digitale, dato che tutto il pianeta ha improvvisamente riscoperto gli strumenti digitali. E per noi, come musicisti, abbiamo realizzato di poter essere anche in connessione con il nostro pubblico, in un modo diverso. Ho realizzato che si tratta di una nuova modalità di espressione che possiamo usare; non rimpiazzerà nulla che già esiste, le performance live, ma ci permette e mi permette di creare qualcosa di diverso in termini di visuals perché nella realtà virtuale puoi creare cose che non puoi creare nel mondo reale. Quello che è bello con la realtà virtuale è che ogni musicista, se ha un’idea di scenografia del palco, può realizzarla, e questo è un aspetto; c’è anche un aspetto sociale, perché possono connettersi anche persone che sono isolate per motivi sociali, geografici, di disabilità, possono tutti condividere la nostra musica".

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