Il killer di John Lennon: "Disposto a tutto per essere qualcuno"
L'assassino di John Lennon, Mark Chapman, ha detto di aver sparato ai Beatles perché "voleva essere qualcuno e niente lo avrebbe fermato". Chapman sparò e uccise l'ex Beatles l'8 dicembre 1980 a New York mentre stava rincasando, rimanendo ad attendere l'arrivo della polizia.
L'anno scorso, a Chapman, che oggi ha 67 anni, è stata negata la libertà condizionale per la dodicesima volta. Ora le trascrizioni di quella udienza sono state rese disponibili. Parlando alla commissione per la libertà vigilata, come riportato da Sky News, l'omicida non si è detto pentito: “Sapevo cosa stavo facendo e sapevo che era una cosa cattiva. Sapevo che era sbagliato, ma volevo così tanto la fama che ero disposto a dare tutto e a prendere una vita umana. Non incolperò niente o qualcuno per avermi portato lì. Questo era il male nel mio cuore. Volevo essere qualcuno e niente l'avrebbe fermato.” L'avere ucciso John Lennon è stata, ha spiegato, "la mia grande risposta a tutto. Non sarei stato più un signor nessuno".
Nel corso delle precedenti udienze, Chapman aveva descritto le sue azioni come "spregevoli" e ha detto che non si sarebbe mai lamentato anche se fosse rimasto in prigione per il resto della sua vita. Durante il suo appello del 2018, Chapman affermò di provare "sempre più vergogna" ogni anno che passava da quando aveva commesso il crimine. "Trent'anni fa non potevo dire di provare vergogna, ora so cos'è la vergogna.”
Chapman presentò un ricorso per la libertà vigilata, andato a vuoto, nell'agosto del 2020, mostrando una certa dose di pentimento: "Ho fatto del male a molte persone e se qualcuno vuole odiarmi, va bene, lo capisco". Parlando della decisione di non accogliere il ricorso in appello, la commissione per la libertà vigilata affermò che l'azione di Mark Chapman lasciò "il mondo a riprendersi dal vuoto che ha creato". Se vorrà ricorrere nuovamente lo potrà fare nel 2024.