Da Disney Channel ai pensieri suicidi: l’inferno di Selena Gomez

La popstar, icona di una generazione, racconta la depressione in un docu-film da oggi su AppleTv+.
Da Disney Channel ai pensieri suicidi: l’inferno di Selena Gomez
Credits: Petra Collins

Come si fa a riassumere in appena un’ora e mezza di docu-film gli ultimi sei anni della carriera – e della vita – di una delle popstar più inquiete della sua generazione, tra alti, bassi, crisi, problemi di salute, problemi mentali, uscite di scena e clamorosi ritorni? Alek Keshishian, il regista di origini libanesi che nel 1991 fissò su pellicola la vita di Madonna nel periodo immediatamente successivo alla fine del “Blond Ambition World Tour” (29 milioni di dollari di incasso per un film che ne costò meno di un sesto), ha cominciato a seguire con le sue telecamere Selena Gomez a partire dall’ottobre del 2019, quando l’ex stellina Disney pubblicò “Lose you to love me”, il singolo con il quale provò a tracciare una linea tra un passato turbolento e il presente. Ma “My mind & me”, il documentario, da oggi su Apple Tv+, in cui la 30enne cantante statunitense si mette a nudo, copre un arco di tempo decisamente più lungo degli ultimi tre anni: raccontandosi, Selena Gomez va alle radici della battaglia che in questi anni ha combattuto contro sé stessa. E che ha rischiato di mettere a repentaglio una carriera da oltre 210 milioni di singoli venduti dagli esordi da bimba prodigio lanciata da Disney Channel ad oggi.

Non è un caso che il docu-film si intitoly “My mind & me” (letteralmente: “Io e la mia mente”). Al centro di tutto ci sono i problemi di Selena Gomez con la salute mentale, tra psicosi, depressione e bipolarismo. Sarà pure scontato e prevedibile (più volte, negli ultimi anni, la Gomez ha raccontato i suoi guai), ma è bene che se ne parli. Soprattutto oggi che il tema della salute mentale, a lungo considerato un tabu, è stato sdoganato anche nel pop, come testimonia la lunga lista di artisti che hanno annullato i rispettivi impegni per curarsi. E comunque c’è stato un momento in cui questi mostri – lo racconta lei – hanno portato la voce di “Calm down” ad accarezzare pure pensieri suicidi: “Sono stata in quattro centri di cura. Quando ho iniziato ad avvicinarmi ai 20 anni è stato quando tutto ha cominciato a diventare davvero buio, ho iniziato a sentirmi come se non avessi il controllo di quello che provavo. Pensavo che il mondo sarebbe stato migliore se io non fossi stata lì”. Il racconto è onesto e anche abbastanza crudo. Selena Gomez sposta idealmente le lancette del tempo indietro di sei anni, tornando a uno dei momenti più critici della sua carriera. È l’agosto del 2016 quando la popstar, all’apice del successo dopo album come “Stars dance” e “Revival”, che l’avevano catapultata in testa alle classifiche mondiali, a un anno di distanza dal ritiro momentaneo dalle scene per sottoporsi ai primi cicli di chemioterapia dopo che i medici le avevano diagnosticato il lupus eritematoso sistemico (una malattia autoimmune che in molti hanno scoperto proprio quando lei parlò della diagnosi), si ritrova costretta ad annullare il suo tour per quei problemi legati all’ansia e agli attacchi di panico che le impedivano di salire sui palchi: “Rivedere quella versione di me e realizzare che quella ragazza ero proprio io mi ha spezzato il cuore – dice lei – se potessi, abbraccerei la me stessa di sei anni fa”.

È l’inizio del viaggio all’inferno – e ritorno – di Selena Gomez, che da allora ne ha passate di tutti i colori. Compreso un trapianto di rene, sempre a causa del lupus: “Ormai era diventata una questione di vita o di morte. I miei reni non funzionavano più. L’artrite aveva provocato una complicazione ai reni, andavo avanti giorno per giorno”, raccontò nel 2017, in diretta tv. Oggi, ripensando a quei momenti e analizzandoli tra un capitolo e l’altro del docu-film, dice: “Sono grata di essere ancora viva”. Le telecamere immortalano anche i momenti difficili in clinica, tra scene in cui i medici le infilano le flebo alle braccia e altre in cui si dispera perché vorrebbe avere una vita come quella di ogni ventenne: “Mi sento come un prodotto”, confessa lei, che aveva solamente dieci anni quando cominciò a muovere i suoi primi piccoli passi – a gattonare, quasi, verrebbe da dire – nel mondo dello show biz statunitense, sul set della serie della Pbs “Barney & Friends”, prima di ritrovarsi a 15 anni nei panni della streghetta Alex Russo nella serie di Disney Channel “I maghi di Waverly”.

Cinque anni fa decise di produrre una serie, “13 reasons why”, tratta dall’omonimo romanzo di Jay Asher, con l’obiettivo di aiutare persone alle prese con problemi di bullismo (la protagonista, Hannah Baker, interpretata da Katherine Langford, si suicidava dopo essere stata pure violentata sessualmente). Ora Selena Gomez mette al servizio degli altri la sua storia, cercando di aiutare chi, come è successo a lei, sta precipitando senza sosta nel baratro della depressione: “Voglio promettere a me stessa che non vivrò più così – sussurra appena lei, in una delle interviste fatte dalla troupe del film – penso sia importante condividere tutto ciò perché voglio che le persone comincino a parlare di alcuni argomenti. Spero che le persone, dopo la pandemia, riescano ad aprirsi quando avvertono questi sentimenti di solitudine”.

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