Il disco del giorno: Area, "Crac!"
Area
Crac! (Cd Cramps CRSCD 003)
Sommersi come siamo da «immondizie musicali» (per usare una definizione di Battiato) proposte a getto continuo dai consigli
d’amministrazione delle majors, non desta meraviglia il sapere che la recente riproposta dell’intera discografia degli Area abbia suscitato l’interesse non solo di coloro che li ascoltavano in un’epoca precedente alla caduta dei capelli, ma anche di parecchi giovanissimi ascoltatori evidentemente stanchi di dover subire proposte musicali insulse,sempre più preconfezionate a tavolino.
Senza ombra di dubbio il più grande gruppo apparso sulla scena musicale italiana negli anni Settanta, gli Area non hanno mai
conosciuto cedimenti artistici nella loro breve esistenza. Tutti i loro album, da "Arbeit Macht Frei" (1973) sino a "Gli dèi se
ne vanno, gli arrabbiati restano" (1978) sono imperdibili, scelte obbligatorie per ogni collezione discografica che si rispetti.
La loro esplosiva commistione tra rock, jazz, musica extraeuropea, free e avanguardia risulta ancora oggi di energia indistruttibile e in grado di parlare a voce alta al nostro tempo come a quello in cui nacque. La voce di Demetrio Stratos era in grado di essere potente e ricca di feeling come quella del più navigato cantante soul e allo stesso tempo di sintetizzare le tecniche multifoniche dei cantanti mongoli Tuva con le esperienze di sperimentazione vocale estrema effettuate assieme a John Cage e Cathy Berberian.
Con la loro musica senza compromessi gli Area dimostrarono che per comunicare con grandi masse non era necessario un linguaggio ipersemplificato; attraverso l’energia esecutiva si poteva far passare anche concetti ardui e di non immediata assimilazione senza causare traumi o rifiuti da parte della platea giovanile che li seguiva nelle piazze di tutt’Europa.
Nessuno rimpiange il clima di intolleranza culturale che caratterizzò troppo spesso quegli anni, ma il coraggio artistico di esperienze come quella degli Area e di molti gruppi che non escludevano la complessità dalle loro scelte musicali (e non prendevano il pubblico per una massa di deficienti come oggi spesso accade) altroché se sono da rimpiangere.
"Crac!", del 1975, è certo il loro disco più immediato grazie a canzoni come "Gioia e Rivoluzione", "L’elefante bianco" e "La mela di Odessa", divenuti immediatamente classici del loro repertorio.
Carlo Boccadoro, compositore e direttore d’orchestra, è nato a Macerata nel 1963. Vive e lavora a Milano. Collabora con solisti e orchestre in diverse parti del mondo. E’ autore di numerosi libri di argomento musicale.
Questo testo è tratto da "Lunario della musica: Un disco per ogni giorno dell'anno" pubblicato da Einaudi, per gentile concessione dell'autore e dell'editore.
