John Lennon è stato “ispirato” da Gianni Rodari?

Resoconto dettagliato di una indagine musicale/letteraria dai sorprendenti risultati
John Lennon è stato “ispirato” da Gianni Rodari?

"In un modo o nell’altro, tutte le canzoni registrate fino all’ottobre del 1965 dai Beatles trattavano d’amore, o di relazioni di coppia, o comunque accennavano a una 'lei' da cui tornare a casa ('A Hard Day’s Night') o della quale apprezzare la presenza ('Help!'). 'Nowhere Man' è la prima a svincolarsi dalla norma, e in questo senso è uno spartiacque fondamentale nel canone del gruppo".
 

Così inizia la scheda di “Nowhere Man” in “Il libro (più) bianco dei Beatles” (Giunti, 2019), che informa come la registrazione in studio della nuova canzone di Lennon ebbe inizio alle 19 del 21 ottobre 1965 e venne terminata il giorno seguente, 22 ottobre..

Oggi è un buon giorno – a 57 anni di distanza – per proporvi un’interessante indagine musicale/letteraria condotta dall’ottimo Renzo Stefanel con qualche piccolo aiuto dagli amici) riguardante appunto la nascita di “Nowhere man”. Buona lettura. (fz)

 

A ottobre 1965, i Beatles stavano registrando ad Abbey Road quello che sarebbe diventato il loro sesto album “Rubber Soul”. Dopo una decina scarsa di giorni di lavoro, iniziato martedì 12 ottobre, il materiale registrato non era tanto: “solo” 7 canzoni, diverse in prima versione, metà di quelle che avrebbero riempito l’LP, per il quale come al solito non era prevista una durata maggiore di una mezz'oretta abbondante. Un problema: i brani dovevano essere tutti originali, visto anche l’incalzare della concorrenza. Quell’anno gli Stones erano già usciti con “(I Can’t Get No) Satisfaction”, Dylan con “Like a Rolling Stone”, i Beach Boys con “California Girl”, i Byrds con “Mr. Tambourine Man”, per tacere di Who, Kinks, Hollies, Animals. L’album di Natale dei Beatles avrebbe dovuto zittirli, ma l’ispirazione, almeno per ora, latitava.

O almeno questo pensava Lennon. Ad aprile aveva conosciuto, insieme a George, l’LSD. E ogni tragitto da Kenwood, la sua casa a Weybridge, ad Abbey Road trasformava la Rolls Royce di Lennon in una camera a gas di marijuana. Ma gli effetti creativi delle droghe, complice forse la situazione difficile con Cynthia, non gli avevano aperto le cateratte della creatività.

Fu così che Lennon, un mattino di inizio ottobre, si mise disperatamente a cercare di scrivere un grande pezzo da inserire in “Rubber Soul”. Ma cinque ore di lavoro non portarono a nulla. Così si sdraiò sul divano giallo regalo di zia Mimì, nella stanza vetrata sul retro a pianterreno: “Ero lì seduto, cercavo di pensare, e pensai a me che ero lì seduto, senza far niente e senza andare da nessun parte. A un certo punto smisi di cercare di pensare a qualcosa. Non mi veniva in mente niente. Ero esasperato e mi arresi. Poi mi vidi come l’Uomo di Novunque, seduto in un Terra di Novunque”, spiegò nel 1967. Nel 1980 aggiunse: “‘Nowhere Man’, parole e musica, mi arrivò nella mente tutta intera, già formata”. La canzone sarebbe stata registrata dai Beatles tra il 21 e il 22 ottobre.

 

Qui il testo e qui la canzone

 

La canzone fu una svolta per i Beatles: non parlava d’amore in nessun modo, ma della frustrazione di John, in particolare per il suo esilio campagnolo, con una moglie che non amava più, mentre il mondo era ai suoi piedi, il tutto espresso in termini poeticamente surreali, che creavano un ritratto psichedelicamente affascinante, in linea con la letteratura del nonsense da sempre così amata da Lennon. Come avrebbe detto nell’intervista del 4 marzo 1966 a Maureen Cleave (la stessa in cui affermò che i Beatles erano ormai più popolari di Gesù e in cui espresse tutta la propria insoddisfazione per la vita a Weybridge), aveva “letto milioni di libri” e conservava tuttora quelli della sua infanzia. L’influenza di autori come Lewis Carroll su Lennon era apparsa immediatamente evidente nei libri che aveva recentemente scritto e pubblicato: “In His Own Write” (23 marzo 1964) e “A Spaniard in the Works” (24 giugno 1965).

“Nowhere Man” è il primo brano di Lennon in cui compare l’influenza di questo modo di scrivere, che più tardi darà altri risultati in brani come “Lucy in the Sky in the Diamonds”, “I am the Walrus” o “Dig a Pony”. Lewis Carroll, l’autore di “Alice nel Paese delle Meraviglie” e di “Alice attraverso lo specchio”, non è ovviamente l’unica influenza di Lennon. La critica ha fatto anche i nomi di Kenneth Grahame, autore di “Il vento tra i salici” (il cui settimo capitolo diede il nome a “The Piper at the Gates of Dawn”, debut album dei Pink Floyd), dell’umorista Spike Milligan (co-creatore del popolarissimo “The Goon Show” della BBC) e del comico Stanley Unwin. È da notare come almeno i nomi di Carroll e Grahame appartengano alla letteratura per l’infanzia.

E da un classico della letteratura per l’infanzia potrebbe essere venuta anche l’ispirazione per “Nowhere Man”. Ad averne il sospetto, prima dell’estate, è stato all’interno del gruppo privato di Facebook “Il Club di Glauco Cartocci" (autore di diversi saggi sui Beatles) l’utente Arturo Bandini (nome vero o di fantasia? Fatto sta che è uguale a quello del protagonista di quattro romanzi dello scrittore italoamericano John Fante...), il quale ha notato la somiglianza dell’incipit del testo di Lennon con quello del celeberrimo racconto di Gianni Rodari “L’omino di niente”, incluso nel classico della letteratura per bambini “Favole al telefono”, pubblicato nel 1962. Il testo completo si può visionare qui, ma eccone l’incipit, che è la parte che potrebbe aver suggestionato Lennon (il resto del racconto descrive comicamente l’incontro con un topo fatto di niente che mangia formaggio fatto di niente, insomma: un mondo onirico e surreale in cui tutto è fatto di niente... Oddio, viene in mente “Nothing is real di “Strawberry Fields Forever”, ma non allarghiamoci...):

C’era una volta un omino di niente. Aveva il naso di niente, la bocca di niente, era vestito di niente e calzava scarpe di niente. Si mise in viaggio su una strada di niente che non andava in nessun posto.

Certo, Gianni Rodari era italiano e Lennon l’italiano non lo conosceva, anche se nel libro che accompagnò la “Beatles Anthology” (ottobre 2000) è riportata la notizia che, durante la composizione di “A Spaniard in the Works” l’editore di Lennon, Jonathan Cape, gli inviò un dizionario di italiano; non è dato però sapere se nel 1964 o nel 1965, i due anni a cavallo dei quali l’opera fu composta. “A Spaniard in the Works” arrivò nelle librerie inglesi il 24 giugno 1965, proprio il giorno in cui i Beatles aprivano il loro leggendario tour italiano al Velodromo Vigorelli di Milano (per la cronaca, si sarebbe concluso il 28 giugno al Teatro Adriano di Roma). Dati gli ostacoli della lingua e della cronologia, è da escludere che Lennon abbia letto in lingua originale il libro di Rodari.

Tuttavia non potevo restare indifferente di fronte a un’intuizione simile: bisognava verificare se le “Favole al telefono” avessero conosciuto un’edizione inglese, in data compatibile con la composizione di “Nowhere Man”. Incredibilmente, sul sito della British Library scoprii che i “Telephone Tales” di Rodari vennero pubblicati per la prima (e unica) volta proprio nel 1965, per la casa editrice George G. Harrap & Co, tradotti da Patrick Creagh e illustrati da Dick De Wilde.

Nessuno dei personaggi coinvolti, editore, traduttore e illustratore, sembra aver avuto qualche collegamento noto con Lennon. Parrebbe quindi da escludere una connessione diretta. Rimane possibile però che John o Cynthia abbiano acquistato il volume per leggerne il contenuto al piccolo Julian, che allora aveva due anni. Bisognava quindi determinare la data esatta di pubblicazione del libro di Rodari, perlomeno il mese.

Visto che Internet non soccorreva, ho pensato bene di contattare Franco Zanetti, uno che se non sa tutto dei Fab Four, poco ci manca. E Franco ha pensato meglio: ha contattato il Museo Rodari di Omegna (VB), chiedendo notizie dell’edizione inglese. Mentre aspettava la risposta, ha avuto un’ulteriore intuizione: si è ricordato che in “Favole al telefono” c’è anche il racconto “La strada che non andava in nessun posto”, il cui testo completo si può leggere qui. La storia racconta di Martino Testadura che si mette in testa di verificare se la strada del titolo veramente non andava in nessun posto (ovvero “nowhere”): la sua ostinazione è ricompensata dalla scoperta di un castello popolato di fate, principesse e una gentile quanto enigmatica bella signora. Quando torna a casa, accompagnato da un cane cocchiere e da un mucchio di tesori, i compaesani decidono di tentare anche loro l’impresa. Ma per loro la strada “finiva in mezzo al bosco, contro un fitto muro d'alberi, in un mare di spine”, perché “certi tesori esistono soltanto per chi batte per primo una strada nuova”. Anche qui, la possibile suggestione per Lennon sta nella strada che va “nowhere”, per quanto l’intero racconto abbia una significativa consonanza con l’età delle droghe psichedeliche e costituisse un invito a uscire dalla situazione, anche familiare, di cui si sentiva prigioniero.

Quindi arrivò la risposta del Museo Rodari, corredata di foto. I “Telephone Tales” presentano a p. 80 “The Road to Nowhere” e a p. 200 “The Nothing Man”. Purtroppo nel volume mancavano giorno e mese di pubblicazione, ma erano riportate delle brevi recensioni-lancio uscite su diverse testate: con una breve ricerca ho potuto appurare che una di esse, intitolata “Four Paws into Adventure”, a firma Claude Cenac, uscì venerdì 9 aprile 1965 su “The Guardian”. Quindi il volume doveva essere o già uscito o di prossima pubblicazione. Non si pubblica un lancio quando manca molto alla pubblicazione di un libro. John o Cynthia o chi per loro potevano quindi effettivamente aver acquistato i “Telephone Tales” per leggerli a Julian, in tempo per le registrazioni di “Rubber Soul”.

Ma come suonava in inglese l’incipit di “The Nothing Man”? Era compatibile con il testo della canzone? Per fortuna l’ottimo e provvidenziale Museo Rodari aveva inviato anche una foto del testo del racconto. Ed eccone l’incipit in inglese:

Once upon a time there was a nothing-man. He had a nothing-nose and a nothing-mouth, he dressed in nothing and wore no shoes. He went travelling along no road leading nowhere.

A questo punto direi che le consonanze di “The Road to Nowhere” e “The Nothing Man”con l’incipit di “Nowhere Man” sono non solo contenutistiche, ma pure formali:

He's a real nowhere man / Sitting in his nowhere land

Ovviamente, non sapremo mai se Lennon abbia effettivamente comprato e letto i “Telephone Tales”. Ho pure scritto una mail a Julian Lennon nella speranza che avesse voglia di rispondermi, che per qualche motivo il volume avesse accompagnato la sua infanzia e gli fosse rimasto impresso o, addirittura, fosse ancora in suo possesso. O nella speranza che mi rispondesse negativamente. Come prevedibile, ammesso che a Julian sia mai stata sottoposta la mia mail, non è arrivata nessuna risposta. Però tutti gli estremi della possibilità che le cose siano andate così ci sono: cronologica, affettiva e letteraria. Fino a smentita, sarà bello pensare che il nostro Gianni Rodari abbia inconsapevolmente contribuito alla nascita di uno dei capolavori musicali del Novecento. In fondo, “certi tesori esistono soltanto per chi batte per primo una strada nuova”, come scriveva appunto Gianni Rodari...

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