Il disco del giorno: Scott Johnson, "John Somebody"
Scott Johnson
John Somebody (Cd Tzadik TZ 8009)
Oggi sono nati Buffalo Bill, Tex Avery e Johnny Cash, si tratta dunque di una giornata che ci riporta verso gli Stati Uniti; naturale
viene dunque l’inserimento di un capolavoro della scuola compositiva americana ad opera del compositore Scott Johnson, anche ottimo chitarrista elettrico. Johnson è stato il primo a teorizzare e mettere in pratica la cosiddetta speech music, in cui frammenti di conversazioni parlate vengono campionati, trattati e mixati all’interno della scrittura musicale, che a sua volta trae dal ritmo e dalle altezze di queste frasi le proprie strutture melodiche e ritmiche.
In Europa il primo compositore a prendere spunto dalla cadenza parlata fu Janácek, ma il lavoro di Johnson ha sviluppato questa intuizione in modo assai più radicale e completo, realizzando intelaiature molto complesse di suoni e rumori sopra le quali egli versa colate incandescenti con la sua chitarra elettrica, trasformando l’iniziale influenza di lavori elettronici degli anni ’60 come "Come Out" e "It’s Gonna Rain" di Steve Reich in un proprio stile inconfondibile e ricco di vitalità, al punto che Reich stesso se ne è appropriato senza tanti complimenti in opere come "Different Trains" e "The Cave".
Johnson non ha mai raggiunto la popolarità di molti suoi colleghi dell’underground newyorchese, ma è sempre rimasto un autentico punto di riferimento per molti compositori grazie a lavori bellissimi e culturalmente stimolanti come "Americans" (che tratta in modo inquietante il problema dell’immigrazione) e "How It Happens", dove frammenti vocali del giornalista I. F. Stone permettono a Johnson di intavolare un discorso articolato su politica e fondamentalismo nella società contemporanea.
L’uso delle voci non è mai banalmente decorativo ma fornisce l’ossatura centrale di questa musica, che nella sua complessità d’impianto rimane sempre sorprendentemente accessibile, con episodi di grande immediatezza ritmica dove rock e minimalismo si fondono trasformandosi in qualcosa di assolutamente originale e privo di ammicchi commerciali.
"John Somebody" (1980-82) è ancora oggi un lavoro esplosivo. Impossibile descrivere la fantasia con cui Johnson assembla suoni, voci e musica; va ascoltato a tutto volume (possibilmente in cuffia) per provare un’esperienza musicale che resterà impressa nella vostra memoria a lungo.
Carlo Boccadoro, compositore e direttore d’orchestra, è nato a Macerata nel 1963. Vive e lavora a Milano. Collabora con solisti e orchestre in diverse parti del mondo. E’ autore di numerosi libri di argomento musicale.
Questo testo è tratto da "Lunario della musica: Un disco per ogni giorno dell'anno" pubblicato da Einaudi, per gentile concessione dell'autore e dell'editore.
