La Champions dei Tame Impala a Milano è fatta di suoni e colori
Mentre la sera del 7 settembre allo Stadio San Siro di Milano si gioca la partita di Champions tra Inter e Bayern Monaco, a pochi metri di distanza i Tame Impala sono impegnati sul palco dell'Ippodromo Snai a ipnotizzare e a trascinare il pubblico in un mondo parallelo attraverso una sorta di viaggio psichedelico fatto di suoni e colori.
Assenti dall’Italia da sei anni, Kevin Parker e la sua band tornano nel nostro Paese per presentare finalmente dal vivo le canzoni del loro ultimo album, "The slow rush”, pubblicato ormai più di due anni fa, prima che il mondo intero si ritrovasse sospeso nel limbo della pandemia. Dopo il set dallo spirito disco music dei partenopei Nu Genea, in precedenza Nu Guinea, preceduto dal cantautorato intimista di Giorgio Poi, il concerto milanese della band australiana si apre con un video di presentazione della compagnia fittizia Aion Well, introdotta dai Tame Impala all’inizio dell’anno per annunciare il nuovo tour. “Siamo entusiasti di darvi il benvenuto allo ‘Slow rush tour’ dei Tame Impala e di presentarvi Rushium”, si sente dire nel filmato proiettato sui megaschermi da una portavoce di questa società, con la voce che si fa sempre più lenta e distorta. Viene così introdotto il nuovo “trattamento” che, volto ad “alterare e migliorare la propria percezione del tempo” e con effetti “che possono portare a distorsioni temporali o a crolli di memoria”, il gruppo ha intenzioni di riservare agli spettatori per trasportarli dentro il proprio immaginario musicale ed estetico.
Il suono che arriva con il primo brano in scaletta “One more year” avvolge fin da subito la folla sotto il palco dell'Ippodromo Snai San Siro di Milano, composta da un pubblico perlopiù giovanissimo e da molti turisti di passaggio o fuorisede. La precisione chirurgica della batteria di Julien Barbagallo apre quindi alle pulite linee di basso di “Borderline”, un altro brano tratto da "The slow rush”, la cui concretezza si rivela nella tecnica dalla meticolosità surreale dei musicisti che supportano la mente della one man band di Perth. Dal canto suo, la voce di Kevin Parker, molto spesso filtrata o tendente al falsetto, si insinua in questo tessuto di tendenza disco music, funk, beat, tra le atmosfere dei sintetizzatori e ogni tanto di chitarre distorte. Il carattere camaleontico del frontman, che in scena non si tira indietro dal chiacchiera con gli spettatori o dare enfasi alle sue performance, e la rigorosità psichedelica che veicola l’avventura sonora proposta dai Tame Impala, sollevano il pubblico verso una sensazione di irrealtà. I suoni limpidi e precisi sono inoltre supportati da spettacolari giochi di luci e stroboscopici, visual di immagini distorte ed effetti che, con raggi laser colorati che si stagliano verso il pubblico e una gigante struttura circolare sospeso sopra il palco che durante il live si illumina o si muove, esaltano l’entusiasmo generale e trasformano lo show in una vera e propria festa.
In questo clima spensierato e amichevole, mentre la serata risparmia la pioggia ai presenti, la folla attraversa l’incanto di "The slow rush”, ma riscopre anche alcune gemme dei precedenti album, come “Nangs” o “The moment“ da “Currents” del 2015, fino a “Elephant" da “Lonerism” del 2012. L’esaltazione del pubblico aumenta insieme al singolo “Let it happen”, con il singalong investito da coriandoli e pronto a riproporsi con i successivi brani o a lasciar spazio alle classiche strizzate d’occhio della band a Pink Floyd, Fleetwood Mac e Daft Punk. La scaletta di sedici tracce per poco meno di due ore di musica, non manca di includere la ballad “Eventually” o uno dei pezzi che più coinvolgono e attraggono i presenti, "New person, same old mistakes” - di cui sarebbe curioso e interessante sentire una versione di Kevin Parker con Rihanna, che ha fatto una cover della canzone per il suo ultimo album “Anti” (2016).
La breve pausa che segue, porta con sé il momento finale dei bis e i Tame Impala regalano ai presenti l’esecuzione della canzone che tutti stavano aspettando, “The less I know the better”, tratta dal loro terzo lavoro di studio e già uno dei brani più amati. La band, che a Milano conferma di essere ormai una delle realtà più forti del proprio campionato, affida invece la conclusione al più recente “One more hour”, che spinge poi gli spettatori verso l’uscita costretti ora a ritrovare le coordinate della propria realtà dopo aver ballato sulle trame di una dimensione distorta.
La scaletta:
One More Year
Borderline
Nangs
The Moment
Breathe Deeper
Posthumous Forgiveness
Elephant
Apocalypse Dreams
Mutant Gossip
Let It Happen
Feels Like We Only Go Backwards
Lost in Yesterday
Eventually
Runway, Houses, City, Clouds
New Person, Same Old Mistakes
Bis
The Less I Know the Better
One More Hour