Dove ci siamo lasciati con i Bud Spencer Blues Explosion?
I Bud Spencer Blues Explosion nascono nel 2006 a Roma e sono in due: Adriano Viterbini (chitarra, 15 agosto 1979) e Cesare Petulicchio (batteria). L'esordio su disco "Happy" è del 2007, cui fa seguito "Bud Spencer Blues Explosion" nel 2009, un paio di anni più tardi giunge "Do it" nel 2011, "BSB3" (leggi qui la recensione) è del 2014 e, da ultimo, nella primavera del 2018 "Vivi muori blues ripeti". Da allora i ragazzi sono silenti, indaffarati a suonare nei vari progetti paralleli che hanno via via sviluppato lungo la strada. Nell'attesa di un nuovo album griffato Bud Spencer Blues Explosion, facciamo un salto all'indietro e vediamo dove i due ci avevano lasciato, leggendo la nostra recensione del loro (ad oggi) ultimo disco.
Quando si fanno dischi, succede di doversi trovare a scegliere tra quello che si vuole fare e quello che il pubblico vorrebbe fosse fatto. Adriano Viterbini e Cesare Petulicchio devono la fortuna dei BSBE al proprio talento e alla propria bravura, senz'altro, ma anche a una formula molto precisa che se da un lato li ha sempre molto connotati, alle orecchie di chi ascolta, dall'altro ha posto - specie col passare degli anni - paletti sempre più numerosi, e sempre piantati gli uni più vicini agli altri. Non stupisce, quindi, che dopo undici anni e quattro dischi il duo romano abbia sentito l'esigenza di aprire le finestre per fare entrare aria nuova.
Attenzione, però: l'improvvisa adunata di collaboratori - Marco Fasolo dei Jennifer Gentle alla produzione, Umberto Maria Giardini e Davide Toffolo dei Tre Allegri Ragazzi Morti come parolieri - convocata negli studi dei BSBE per "Vivi muori blues ripeti" non ha nulla a che fare con la frustissima uscita dalla proverbiale comfort zone, per due ragioni. La prima è che Viterbini e Petulicchio sono musicisti troppo preparati e curiosi per averne una. La seconda è che, anche ammettendone di averne una, magari più filosofica che musicale, mettersi scomodi apposta per fare un disco difficile è abbastanza stupido.
Il seguito di "BSB3" del 2014, se spiazza, spiazza perché suona come una presa di coscienza. Avrebbero potuto non mandare in pensione i vecchi canovacci, i BSBE, e rivivere lo stesso giorno per ancora un po' di tempo: sarebbe magari stato rassicurante per chi ascolta, ma non per loro. O, meglio, non per il loro gruppo. Essere onesti con sé stessi significa esserlo col pubblico, anche a costo di rischiare: ecco perché Viterbini e Petulicchio, rinunciando alla formula indossata fino a quattro anni fa come un'armatura, hanno fatto la scelta giusta. "Vivi muori blues ripeti" non sarà, probabilmente, il disco per il quale verranno ricordati, ma - a saperlo leggere tra le righe - sancisce un cambio di prospettiva che può presagire qualcosa di grande. E pazienza se ci vorranno altri quattro anni...