Cramps in concerto nel 1983

La recensione (testo + disegno) di Massimo Giacon
Cramps in concerto nel 1983

Dal libro "Masticando km di rumore" di Massimo Giacon pubblichiamo, per gentile concessione dell'autore e dell'editore Feltrinelli, la recensione di un concerto dei Cramps del 1983.


Psychobilly e tacco 12

Sono molto eccitato: questa è la seconda volta che i Cramps vengono in Italia, anche se la prima non contava molto, visto che facevano da supporto ai Police, con cui non c'entravano una cippa. Il loro psychobilly non si adattava alle orecchie dei fan di Sting e compari, per cui erano stati presi a gran fischi.
Ma il lead vocalist Lux Interior è abituato a questo e altro.

La prima volta che li ho sentiti su disco non mi erano piaciuti granché ma poi, anno dopo anno, si sono sedimentati fino a diventare tra i miei gruppi live preferiti. Be’, solo in teoria, dato che non ero mai stato a un loro concerto, ma ho visto un po’ di video e credo di sapere cosa aspettarmi. 

I Cramps sono la teatralizzazione del rito rock’n’roll in chiave horror e voodoo. Lux Interior è la parodia consapevole di Iggy Pop, stessa mimica, pantaloni in pelle strettissimi con pelo inguinale a vista, petto nudo, cicatrici e sesso a palla. In più indossa con disinvoltura delle gran belle scarpe nere di vernice con tacco a spillo, come a dire: prova a stare sui tacchi come me, Iggy, ah ah! Non ce la fai perché sei troppo vecchio e zoppo eh? Prrrrr!

Nick Knox è il batterista con gli occhiali neri più inespressivo del mondo, perfino più di Charlie Watts, il batterista degli Stones. Una volta avevano come chitarrista ritmico Bryan Gregory, bel ciuffo biondo, faccia da cavallo e collana di ossa, ma se ne è andato nel 1980. Dicono che se la sia filata con una setta voodoo, ma chissà se è vero, magari ha appeso le ossa al chiodo e se ne sta alle Hawaii a fare surf o a vendere birra, ma è bello pensare che ci sia una storia più interessante dietro. In questo concerto è sostituito da Kid Kongo Powers, che ha già suonato la chitarra con i mitici Gun Club.

Poi c’è lei: Poison Ivy, chitarra solista e compagna storica di Lux, alias Erick Purkhiser (molto meglio Lux Interior). Una bomba silenziosa. Suona dritta, e lancia occhiatacce torve.

Il concerto parte con il botto, con "Human Fly", "Garbageman", "Fever", fino al momento in cui rifanno "Surfin' Bird", dei Trashmen, una delle tante band da cui il loro suono sporco trae ispirazione.

Chi se ne frega se la rifanno anche i Ramones, Joey Ramone mica la interpreta come Lux, che si arrampica sugli amplificatori, si butta giù e striscia per terra, suda, sputa, si contorce, mima pompini con il microfono, mugola suoni osceni (senza mai perdere le scarpe col tacco), e a un certo punto dell’esibizione lancia pure il microfono al pubblico pregandolo di tirarglielo addosso e per la precisione di colpirgli le palle, con scarsi risultati. “Sareste dei pessimi giocatori di baseball,” li schernisce Lux. 

Per tutta la durata del concerto Poison Ivy lo ha osservato con evidente espressione di disgusto, ma fa parte del gioco: lui si agita come un ossesso, e lei lo guarda con quella faccia del tipo “ma che cazzo stai a fare? Ma vergognati, va’”. 

Con i Cramps passi una serata senza troppi crampi mentali. Li amo e li amerò per sempre, e soprattutto, come dice il mio amico californiano Mike Ryan: “Quando li vedo, vorrei essere almeno per una volta la chitarra di Poison Ivy”.

Nel corso della giornata pubblicheremo le recensioni - testo e relativo disegno - di concerti di Franco Battiato (1977), Skiantos (1979), Patti Smith (1979), Devo (1980), Cramps (1983), Kraftwerk (1991) e PIL (2015).


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