Venditti e De Gregori: "Ci possiamo mandare a fanc... da amici"
"Dopo essersi interrotto, oggi il nostro rapporto si è compiuto. E ci possiamo mandare a fanc... da amici e non per interposta persona. Siamo fratelli e la fratellanza non può interrompersi mai", diceva poco prima di salire sul palco Antonello Venditti, raccontando l'emozione di ritrovare finalmente al suo fianco il sodale Francesco De Gregori a cinquant'anni dall'esordio congiunto con "Theorius Campus", prima che le loro strade si dividessero. Cinque decenni dopo, i due tornano a cantare e a suonare insieme.
La tournée della reunion - che, spiega Venditti, non è poi correttissimo considerarla tale, "perché facciamo quello che non abbiamo mai fatto: non abbiamo una storia, la nostra si compie ora" - è partita ieri sera dallo Stadio Olimpico, nella loro città. Andrà avanti per tutta l'estate (al calendario continuano ad aggiungersi appuntamenti: il 5 ottobre saranno all'Arena di Verona): "Le case discografiche ci chiedono: 'A quando inediti?'. Ma cosa c'è di più inedito di questo?", spiega Venditti, sottolineando l'unicità del progetto.
Ad ascoltarli sugli spalti dell'Olimpico - sul prato niente parterre, ma poltrone - 44 mila spettatori, ai quali i due cantautori raccontano questi cinque decenni di musica e di storia: da "Bomba o non bomba" a "Sempre e per sempre" (Venditti non manca di commuoversi, sul palco), passando per "Rimmel", "Sotto il segno dei pesci", "Sara", "Pablo", "Buonanotte fiorellino", "Notte prima degli esami", "Alice". In alcuni casi i due condividono palco e microfoni, in altri si prendono ciascuno il proprio spazio. "Per la scaletta abbiamo abbiamo seguito una sceneggiatura - raccontano - quella della nostra vita. 'Partirono in due ed erano abbastana', cantiamo in 'Bomba o non bomba': siamo noi", sorride Venditti. De Gregori aggiunge: "Siamo dei sopravvissuti, ma auguro alle nuove generazioni di sopravvivere tra 50 anni come noi". L'altro non ci sta e con ironia replica: "Ma quale sopravvissuto. Siamo un fiume in piena, mi sento creativo, con tanta voglia di fare anche più di prima. Il concerto è unico. Senza riferimenti ad altri show, diverso da quelli cui siamo abituati dove tutto è già visto. Avessimo potuto non avremmo messo neanche i maxischermi. La quantità si vede, ma la qualità si sente".
Fino a qualche anno fa vederli insieme sul palco, magari per scambiarsi pure le canzoni (Venditti canta "La donna cannone", De Gregori "Grazie Roma", tra le altre), sembrava pura utopia, tanto apparivano distanti gli ex sodali dei tempi del Folkstudio. Il progetto del tour ha cominciato a prendere forma quattro anni fa, dopo cinque decenni in cui il loro rapporto ha conosciuto alti e bassi, dissapori, le scuse in musica, allontanamenti e riavvicinamenti: "I tempi sono giusti oggi. E lo dimostra anche l'interesse di chi sta comprando i biglietti ora. Quello che stiamo facendo è una cosa abnorme. Il concerto è un'unica grande canzone. Siamo due, ma è come se fossimo una sola persona. Le canzoni dell'uno fanno parte della vita dell'altro. Come i successi. È inevitabile".