Vasco Brondi live a Sestri Levante: la celebrazione della vita
Mentre il sole si tuffa dietro le colline e la luce incendia il mare, regalando un tramonto da favola, Vasco Brondi e la sua band (Andrea Faccioli, Daniela Savoldi, Niccolò Fornabaio, Andrea Pesce e Gabriele Lazzarotti) celebrano la vita, ricordando al pubblico quanto in fondo sia “un superpotere essere vulnerabili”. Il cantautore, alla prima del suo tour in occasione del Festival Andersen di Sestri Levante, in Liguria, in un teatro a cielo aperto sulla spiaggia, presenta una scaletta in cui l’esistenza, il vero filo rosso del concerto, scalpita e si agita, fra echi delicati e movimenti scalmanati, gli stessi che si impadroniscono del cantautore cresciuto a Ferrara. In continua trasformazione fra sacro aedo, predicatore e strillone punk di strada, Brondi, maglietta bianca, pantaloni neri e gli indistruttibili anfibi con i lacci rossi, la sua divisa da anti-eroe, porta i presenti dentro un rito collettivo, un esorcismo delle ferite e dei mali, non solo figli della pandemia, che tutti si portano dietro come palle di cannone. Il suo viaggio artistico è speciale.
Si parte con una fiammata, una presa di coscienza grazie a una delle sue più belle canzoni: “è solo un momento di crisi di passaggio che io e il mondo stiamo attraversando”, ripete in “I destini generali”. La capacità dell’essere umano di resistere, di sopravvivere in un Paese incastrato fra grandi luci e macerie oscure, emerge in “Paesaggio dopo la battaglia”. Inizia il cammino personale di ognuno degli ascoltatori, si attraversa “Il sentiero degli dei”, e con “Qui” e “26mila giorni”, Brondi svela la sua volontà, che è quella innalzata in tutte le sue canzoni, dalle prime con il progetto Le luci della centrale elettrica fino alle ultime con il suo nome e cognome: “Abbiamo 26000 giorni. Siamo qui per rivelarci, non per nasconderci”, canta. E poi aggiunge: “Spesso ci si dimentica di quanto sia preziosa la vita. Va celebrata”.

E poi arriva l’amore, come una bomba a mano sul cuore, con “Stelle marine”, “Due animali in una stanza” e “C'eravamo abbastanza amati”. Quest’ultima, dove la morte viene a bussare, canzone che ha più di dieci anni, è un gioiello. “Moscerini” rappresenta proprio quell’equilibrio precario fra vivere e morire, dove né la vita né la morte, nella poetica di Brondi, possono o devono spaventare. Dalla terra dell’universo di Vasco spuntano le radici e si trasformano in musica: “Va dove ti esplode il cuore”, il suo ultimo singolo in cui torna la provincia sonica, lo porta alle salette e ai primi palchi degli inizi, mentre “Coprifuoco” riguarda tutti perché ci ricorda quanto l’essere umano nella sua storia sia stato capace di generare bellezza, ma anche miseria.
E poi ci sono i personaggi di Brondi, quelli in cui capita sempre di più di rispecchiarsi: “Mistica” e la protagonista di “Nel profondo Veneto”. “Questa canzone parla di una persona che ha detto no alla società della prestazione – dice Brondi a proposito della seconda traccia – recentemente ho prestato la mia voce all’audiolibro ‘La società della stanchezza’ che racconta come l’iperattività che sollecita questa società porti a dei ritmi di lavoro impensabili. La lotta di classe, per un freelance, è quasi diventata privata perché è lui stesso che si pone delle condizioni che neppure un padrone dell’800 avrebbe richiesto”.
Il mare viene accarezzato da “Summer on a solitary beach”, un omaggio a Battiato, e da “Adriatico”. Nulla resta uguale, neppure le canzoni: “Le ragazze stanno bene” e la struggente “Cara catastrofe” hanno parole in più e soprattutto quest’ultima, “realizzata con due accordi” sorride il cantautore, riavvolge in modo potente il nastro a dodici anni fa. Il trittico finale è liberatorio e dolce. L’ultima “Ci abbracciamo” diventa un ballo che annulla tempo e spazio. Brondi chiude gli occhi e lascia che il corpo si muova libero come in una danza della pioggia. Il pubblico sente pulsare la vita, celebrata in un’ora e mezza di live, e lascia, fra applausi scroscianti, che la mente voli oltre quel mare, oltre quelle colline e oltre quelle ferite portate addosso.
Scaletta:
I destini generali
Paesaggio dopo la battaglia
Il sentiero degli dei
Qui
26mila giorni
Stelle marine
Due animali in una stanza
C'eravamo abbastanza amati
Moscerini
Va dove ti esplode il cuore
Coprifuoco
Mistica
Nel profondo Veneto
Summer on a solitary beach (cover di Franco Battiato)
Adriatico
Questo scontro tranquillo
Le ragazze stanno bene
Cara catastrofe
A forma di fulmine
Chakra
Ci abbracciamo