Paul McCartney, la storia di "My brave face"
È in uscita il prossimo 28 maggio il libro "Paul McCartney: Music is ideas. Le storie dietro le canzoni (Vol. 1) 1970-1989" di Luca Perasi (qui il link per acquistarlo). Il volume, pubblicato da L.I.L.Y. Publishing al prezzo di 29.90 euro e la cui seconda parte (1990-2022) è attesa per il prossimo novembre, tratta in 534 pagine i primi vent’anni della carriera solista di Paul McCartney. Nonostante l’uscita pressoché in concomitanza con gli ottant'anni di Paul, “questo libro non è in alcun modo celebrativo, ma è la ‘biografia musicale’ di uno dei più grandi compositori di musica leggera” spiega l’autore, traduttore insieme a Franco Zanetti di The Lyrics (2021, Rizzoli), raccolta di testi commentati a firma McCartney.
Curato per la copertina da Tondo Studio (con una foto tratta dell’archivio di Clive Arrowsmith) e per gli interni da Steve Lambley Information Design, il volume 1 racconta le storie dietro le canzoni di Paul McCartney scritte tra il 1970 e il 1989. Composto da schede di 346 brani - di cui 50 inediti - il libro raccoglie informazioni dettagliate, aneddoti e interviste esclusive, ed è arricchito da 37 illustrazioni e fotografie. “La frase del titolo 'Music is ideas' è tratta dal testo del brano ‘Talk More Talk’ e vuole introdurre il lettore alla creatività di McCartney, artista che ha elevato la canzone pop a forma d’arte” aggiunge l’autore.

Per gentile concessione dell'autore, pubblichiamo qui di seguito traendola dal libro la scheda di "My brave face", la canzone scritta con Elvis Costello e inclusa nell'album "Flowers in the dirt"; negli Stati Uniti uscì su singolo il 27 maggio 1989 (in Gran Bretagna era uscita l'8 maggio).
My Brave Face (Paul McCartney- Patrick Declan MacManus)
Registrazione: ottobre 1988
Luogo: Olympic Sound Studios, Londra
Fonico: Neil Dorfsman
Altre versioni: Demo, Flowers in the Dirt – Paul McCartney Archive Collection (2017); Studio Outtake, Flowers in the Dirt (Deluxe Edition) – Paul McCartney Archive Collection (2017); Live: Tripping the Live Fantastic! (1990)
“My Brave Face” occupa un posto fondamentale all’interno della rivisitazione del mito beatlesiano e della definitiva riconciliazione con esso messa in opera da McCartney sul finire degli anni Ottanta; dopo l’autoironia caricaturale di “Coming Up”, questa canzone segna infatti il pieno recupero dell’eredità dei Beatles, sia in termini affettivi sia stilistici.
McCartney: “È stata una delle prime cose che io e Elvis abbiamo fatto partendo da zero. Credo che Elvis stesse consciamente cercando di farla somigliare a una cosa dei Beatles. Ha un feeling molto anni Sessanta.”
Il contributo di MacManus fu in effetti decisivo: fu lui a creare la strofa e certamente influenzò lo stile lirico della canzone, la storia di un uomo che si trova a vivere un momento difficile. La narrazione si dispiega con molte immagini legate alla quotidianità, una concretezza tipica dell’approccio di Costello.
McCartney: “È stata una collaborazione alla pari. Ognuno ha suggerito parole e idee, e se pensavo che Elvis fosse troppo criptico gli dicevo: ‘Non mi piace, dobbiamo sviluppare meglio l’idea’. Se fosse stato lui a trovare qualcosa di interessante la avremmo usata e viceversa.”
La demo incisa con le chitarre acustiche il 23 ottobre 1987 mostra un brano compatto, con McCartney e MacManus che armonizzano in uno stile a metà tra Everly Brothers e Beatles.
McCartney: “C’è un punto alla fine del bridge, quel ‘Take me to that place’, dove sembriamo davvero io e John. Ero un po’ preoccupato di quello che la gente avrebbe potuto dire, poi ho pensato: ‘Be’, che c’è di male?’”
Anche MacManus non rimase indifferente all’effetto.
Costello: “Visti i nostri registri vocali, è stato inevitabile che io finissi a fare le armonie basse e lui la parte acuta, e in un paio di pezzi sembra proprio lo stile Lennon–McCartney.”
La versione incisa all’Hog Hill Mill Studio il 1° febbraio 1988 ha un ritmo più lento e un taglio più ruvido rispetto a quella che appare su "Flowers in the Dirt". Il brano fu riregistrato in ottobre agli Olympic Sound Studios con Mitchell Froom e Neil Dorfsman, rimuovendo le parti vocali di Costello e con la seguente formazione: McCartney (voce, basso), Stuart (chitarra), Froom (tastiere) e Whitten (batteria).
Dorfsman: “Quando io e Mitchell Froom siamo arrivati a Londra, ci hanno fatto ascoltare quella che era in sostanza una demo della canzone. Ci è sembrato necessario riregistrarla e riarrangiarla leggermente. Il primo giorno abbiamo provato diverse takes. Volevamo suonasse più pop, perché avevamo capito che sarebbe stata un singolo.”
Ne uscì un brano spumeggiante, essenziale e senza sbavature, il cui tono pimpante è in contrasto con le immagini del testo.
Aperta dal ritornello cantato a cappella, “My Brave Face” è un’antologia di astuzie pop con diversi richiami a uno stile vintage: gli impasti vocali dei cori, il bridge con la scala cromatica discendente sull’accordo minore (la medesima figura armonica utilizzata nell’apertura di “Michelle”) e soprattutto il giro di basso melodico e prominente, ottenuto tramite il vecchio Höfner.
McCartney: “È stato Elvis a dirmi: ‘Perché non usi l’Höfner? Adoro il suo suono!’ Io non ne ero molto convinto all’inizio, dopotutto era uno strumento che avevo acquistato per pochi soldi, e con qualche problema nella tenuta dell’accordatura... Ma lui ha insistito e aveva ragione. È stata una magia, la sonorità morbida mi ha portato quasi naturalmente a cercare un riff originale.”
L’idea di recuperare quello strumento solleticò la fantasia di MacManus di poter riprodurre una sonorità vintage.
Costello: “Gli ho detto che non mi piaceva il suono del basso che stava usando [Elvis si riferisce al Wal a 5 corde, anche se McCartney utilizzò spesso il Rickenbacker durante quelle sedute]. Credo che fosse un regalo che aveva ricevuto qualche tempo prima a Natale e non volevo urtare la sua sensibilità... ma avevo la sensazione che con quel basso non venisse fuori il suo stile... Gli ho chiesto dell’Höfner, e quando lo ha tirato fuori non era proprio in buono stato. Ma sul disco suona meraviglioso!” MacManus indicò addirittura la direzione da seguire.
Costello: “Non posso naturalmente prendermi alcun credito per la parte di basso in ‘My Brave Face’. Ho solo detto a Paul: ‘Qualcosa a metà tra ‘Taxman’ e ‘Paperback Writer’ potrebbe essere una buona idea.”
Tra i dettagli nascosti dal mixaggio vi sono una sezione di saxofoni (udibile solo a 1:23 e in chiusura) e una parte di chitarra con effetto EBow a cura di David Rhodes, session man di lungo corso con Peter Gabriel. Il chitarrista fu testimone di un episodio curioso.
Rhodes: “È stato Mitchell Froom a chiamarmi. Appena arrivato, Paul mi ha raccontato che aveva lavorato con Peter Gabriel qualche tempo prima e mi ha detto che era rimasto impressionato dai suoi testi così ombrosi. Mi ha chiesto di aggiungere la chitarra EBow in due brani. È andato tutto bene con ‘My Brave Face’, incisa al mattino. Ma appena dopo pranzo è accaduto qualcosa che ha cambiato completamente l’atmosfera. Stavo lavorando sulle parti per la seconda canzone quando Paul è arrivato in studio all’improvviso, proprio mentre Froom stava mangiando un sandwich di pollo. I due hanno avuto una discussione molto accesa [McCartney è vegetariano e non ama che i suoi collaboratori mangino carne mentre sono al lavoro con lui]. È stato difficile lavorare in quelle condizioni... McCartney se ne è rimasto in disparte a chiacchierare, e non ha più seguito la seduta. E quel mio secondo contributo non è stato mai utilizzato.”
Lanciata come singolo ad anticipare "Flowers in the Dirt", “My Brave Face” fu accompagnata da un videoclip anch’esso pieno di riferimenti d’annata: l’introduzione mostra un collezionista giapponese che si vanta di essere in possesso di memorabilia beatlesiane autentiche come la giacca di "Sgt. Pepper’s" e il basso Höfner modello 500/1. Alla fine, viene arrestato dalle forze dell’ordine e McCartney ammicca in camera come a dire: ‘Be’, doveva finire così no?’ Un probabile riferimento al vero furto del basso di Paul (il primo, acquistato nel 1961) avvenuto nel 1969 dopo le sedute di "Get Back". Persino la casa produttrice dello strumento ha lanciato alcuni anni or sono una campagna on line nel tentativo di rintracciarlo o perlomeno di ottenere informazioni sulla sua scomparsa.
Il 45 giri fu un buon successo in Europa (n. 18 nel Regno Unito, n. 3 in Italia, n. 4 in Norvegia, n. 6 in Irlanda, Top 20 in Spagna, Olanda, Svezia, Canada, Belgio) e raggiunse il n. 25 su Billboard, divenendo così l’ultimo Top 40 per McCartney, duetti e collaborazioni escluse. “My Brave Face” è stata suonata nel corso di due tournée, il Paul McCartney World Tour 1989/90 (Live [1], Londra, 19 gennaio 1990) e il Secret Gigs Tour 1991.
Musicisti:
Paul McCartney voce, cori, basso, chitarra acustica a 12 corde, tamburello • Hamish Stuart cori, chitarra acustica ed elettrica • Chris Whitten batteria • Mitchell Froom tastiere • Robbie McIntosh chitarra acustica ed elettrica • David Rhodes chitarra elettrica (con EBow) • Chris Davis, Chris White, Dave Bishop saxofono