Covers story: “Don't leave me this way” di Thelma Houston

La storia di una canzone e delle sue versioni
Covers story: “Don't leave me this way” di Thelma Houston

DON'T LEAVE ME THIS WAY
Thelma Houston (1976) / The Communards (1986)
Originale: Harold Melvin & The Blue Notes (1975)

Nata come brano dalle caratteristiche soul tipiche della Filadelfia degli anni ’70, vale a dire un misto di R&B, jazz e disco con arrangiamenti sontuosi arricchiti da archi, fiati e grande uso di vibrafono, campanellini e glockenspiel, "Don’t Leave me This Way" fu incisa per la prima volta da Harold Melvin & The Blue Notes, con la voce solista di Teddy Pendergrass, uno
degli artefici principali del Philly Sound di Filadelfia.


Uscita all’interno dell’album "Wake up Everybody", la versione originale non uscì su singolo fino al 1977 dopo che la versione incisa da Thelma Houston raggiunse le vette della classifica. Solo allora gli artefici originari pensarono di pubblicare un
45 giri con il brano sperando che il traino di Houston fosse il viatico per un buon riscontro; cosa che fu.
Quella marchiata Motown e affidata alla cantante di Leland proponeva un adattamento più lineare, seppur sempre sorretto da una ricca orchestrazione tipica della musica da ballo della metà degli anni ’70, che funzionò meglio proprio sulle piste delle discoteche, in particolare quelle europee, grazie anche a una linea di basso davvero irresistibile.
Il riscontro ottenuto nelle discoteche si riversò anche nei negozi di dischi dove il 45 giri di Thelma Houston andò così bene da trascinare il disco al numero 1 della Billboard Top100.

Questa versione si basa quella realizzata nel 1986, a dieci anni da quella originale dei Blue Notes, da The Communards, il duo formato da Jimmy Somerville, appena uscito dall’esperienza con i Bronski Beat e dal polistrumentista (e oggi sacerdote della chiesa anglicana) Richard Coles.

La cover in versione Hi-NRG, trasformata in duetto con l’intervento della cantante Sarah Jane Morris, piacque molto al pubblico giovane ed è la versione che ha venduto più dischi tra tutte quelle fino ad oggi realizzate.


Questo testo è tratto, per gentile concessione di Crac Edizioni, dal libro “Cover and over again”, di Joyello Triolo.

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