Deep Purple: guida all'ascolto di "Machine head"
Deep Purple, Machine Head
EMI, 1972
Highway Star
Maybe I’m A Leo
Pictures Of Home
Never Before
Smoke On The Water
Lazy
Space Truckin’
Un monumento sonoro tra Hard rock e progressive. Gli elementi più innovativi e interessanti della band sono già tutti presenti nella traccia d’apertura, la mitica «Highway star». Ognuno dei membri del gruppo è perfetto nel suo ruolo. Una ritmica di basso e batteria che più rocciosa non si può e dal timbro ideale per il genere. Il timbro è in effetti una delle qualità principali dei Deep Purple. Il loro suono d’insieme è assolutamente inconfondibile e senza dubbio uno dei più imitati. La perfetta complementarità dei componenti è la ragione primaria di questo risultato e ancora una volta, impietosamente, ci viene insegnato che in musica due più due non fa mai quattro.
Ma anche su altri parametri affiorano delle interessanti alchimie, che possono crearsi solo in determinate condizioni non prevedibili. Dove Jon lord è ritmicamente inappuntabile, ovvero metronomicamente piazzato sulla cuspide delle suddivisioni della griglia ritmica, Ritchie Blackmore è invece un po’ sfuggente, con micro oscillazioni tra anticipi e ritardi. In condizioni normali questo fatto
potrebbe rivelarsi una vera e propria dannazione, ma qui invece dà vita a una forma di «para-shuffle feel» che ravviva la musica di sfumature ritmiche cangianti e, appunto, imprevedibili. Questo non ha impedito a Blackmore di diventare una vera icona della chitarra rock, soprattutto grazie a un suono
possente e a una vena lirica sconosciuta a tutti i suoi contemporanei.
Ah sì, dimenticavo… in "Machine Head" c’è anche «Smoke On The Water», forse il riff più famoso della storia del rock. Nel testo è citato l’incendio scatenato nel corso del concerto di Frank Zappa a Montreux (performance peraltro immortalata nel bootleg "Swiss Cheese"), occorso due giorni prima dell’inizio
delle registrazioni di "Machine Head", anch’esso inciso nella medesima località svizzera.
Questa scheda è tratta da "1000 dischi per un secolo. 1900-2000", di Enrico Merlin (Il Saggiatore), per gentile concessione dell'autore e dell'editore.
Enrico Merlin, musicista e musicologo, nella composizione e scrittura del volume ha cercato di tracciare la storia della musica occidentale registrata, attraverso la selezione di 1000 opere sonore che fossero innovative in almeno uno dei sei parametri di cui la musica è composta: melodia-armonia-ritmo-timbro-dinamica-espressività. Per ognuna di esse ha realizzato una sorta di guida all'ascolto in cui vengono raccontate le motivazioni per cui quel disco è di fatto una pietra miliare. Mancano diversi dischi famosi, mentre vi sono opere seminali, ma di nicchia, che malgrado uno scarso successo di pubblico hanno lasciato un segno profondo in altri artisti contemporanei o successivi. Le schede non sono quindi delle recensioni, quanto piuttosto dei suggerimenti d'ascolto, dei trampolini di lancio per andare alla scoperta di nuovi mondi sonori e, perché no, trovare qualche conferma.
