Popol Vuh: guida all'ascolto di "Hosianna Mantra"
Popol Vuh, "Hosianna Mantra"
Pilz, 1972
Tracklist:
Ah!
Kyrie
Hosianna Mantra
Das V. Buch Mose
Abschied
Segnung
Andacht
Nicht Hoch im Himmel
Andacht [reprise]
Dove "In den Gärten Pharaos" del 1971 era stato un monumento sonoro costituito da due lunghe suite monolitiche dominate da suoni elettronici, organo liturgico (nella seconda traccia) e percussioni tribali, "Hosianna Mantra" riparte invece dalle sonorità acustiche ed elettroacustiche per un viaggio che ha più a che fare con la componente meno materica dell’esistenza. Otto quadri sonori di durata estremamente variabile (dai 43 secondi agli oltre 10 minuti) in cui non compaiono mai suoni di percussioni.
Se il disco precedente si ispirava a un incontro su di un asse temporale immaginario che congiungeva
l’antico Egitto con le civiltà precolombiane, in "Hosianna Mantra" il riferimento è l’incontro tra un idealizzato Medioevo europeo e l’Estremo Oriente. la title track è un perfetto esempio di fusione di linguaggi che delle matrici originali conserva solo il colore. Ma ciò non deve essere assolutamente inteso come indice di superficialità.
Fricke tende all’essenza delle cose e unisce il suono di una chitarra elettrica effettata ai suoni della musica classica indiana ed europea. la chitarra ha una funzione di improvvisatore libero, sullo stile coniato da Jerry Garcia, con ampio utilizzo di scale diatoniche e quasi nessuna sfumatura Blues (rimane solo qualche occasionale bending). Oboe e tambura sembrano nati per suonare insieme. Nemmeno gli Oregon riusciranno a raggiungere vertici così alti di serenità-sonorità.
Se esiste una musica sacra riconducibile al rock e alla sua progenie, questo ne è sicuramente uno dei massimi capolavori. I Popol Vuh continueranno il loro viaggio anche componendo le musiche per diverse pellicole del visionario regista Werner Herzog.
Questa scheda è tratta da "1000 dischi per un secolo. 1900-2000", di Enrico Merlin (Il Saggiatore), per gentile concessione dell'autore e dell'editore.
Enrico Merlin, musicista e musicologo, nella composizione e scrittura del volume ha cercato di tracciare la storia della musica occidentale registrata, attraverso la selezione di 1000 opere sonore che fossero innovative in almeno uno dei sei parametri di cui la musica è composta: melodia-armonia-ritmo-timbro-dinamica-espressività. Per ognuna di esse ha realizzato una sorta di guida all'ascolto in cui vengono raccontate le motivazioni per cui quel disco è di fatto una pietra miliare. Mancano diversi dischi famosi, mentre vi sono opere seminali, ma di nicchia, che malgrado uno scarso successo di pubblico hanno lasciato un segno profondo in altri artisti contemporanei o successivi. Le schede non sono quindi delle recensioni, quanto piuttosto dei suggerimenti d'ascolto, dei trampolini di lancio per andare alla scoperta di nuovi mondi sonori e, perché no, trovare qualche conferma.
