Fontaines D.C.:la miglior band attuale, un concerto d’altri tempi
Fa effetto entrare in un club come l’Alcatraz e vederlo attrezzato come un teatro. Sono le 20.30, stanno suonando gli irlandesi Just Mustard, un buon dream rock alla Jesus and Mary Chain, ma il locale è ancora vuoto e nel buio si vedono le lunghe file di sedie rosse disposte fino a fine sala e sui balconi in fondo e laterali. Il ritorno italiano dei Fontaines D.C. era previsto ai Magazzini Generali: pur di confermarlo con le regole ancora in vigore fino a fine mese, è stato spostato nel più capiente locale di via Valtellina, ma in versione seduta.
Il locale inizia a riempirsi: alle 9 e mezza gli addetti alla sicurezza avvisano che sta per iniziare, bisogna prendere posto, le sedie vengono tutte occupate. I Fontaines D.C. entrano sulle note di una canzone di Tom Waits: bastano 30” di “Televised mind” e un gesto del cantante Grian Chatten e l’Alcatraz è in piedi. Il distanziamento è garantito dalle sedie, anche se nelle primissime file si vedrà qualcuno che prova a pogare.
Impossibile stare fermi, d’altra parte: quella della band irlandese non è musica da teatro, lo si era già capito a Parma a novembre. 70 minuti di rock dritto, senza pause e senza parole, che attinge al post-punk, al rock inglese, ma con un’urgenza e una carica che è difficile trovare in altre band di questi anni. Lo si vede soprattutto dal modo di cantare di Chatten, personalissimo e dall’accento marcato: tutt’altro che pulito ma terribilmente espressivo. Riempie la scena allo stesso modo, muovendosi in maniera apparentemente scomposta, ma trasmettendo energia in maniera efficace.
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Scaletta ovviamente centrata sui primi due dischi, che hanno definito il suono della band: basso melodico, batteria secca, chitarre che si intrecciano, con evidenti riferimenti al suono di gruppi come Cure, Smiths, Joy Division. Difficile isolare un brano, in una sequenza perfetta. Ma fare la differenza sono i tre nuovi singoli del disco “Skinty Fia”, in uscita tra un mese: “Jackie Down the Line”, la title-track e soprattutto “I love you”, con un potente crescendo trascinato dall’interpretazione di Chatten. Uno dei momenti migliori di uno show talmente essenziale che persino i bis (“I was not born” e “The lotta”) sembrano superflui.
L’unico effetto scenico è il nome della band, su fondo rosso, sullo sfondo. Ai Fontaines D.C. non serve altro, il pubblico non chiede altro che rock da chitarra-basso-batteria. Un concerto d’altri tempi, non solo per le forme di interazione con il pubblico da pre-pandemia, proprio per l’approccio della band.
C’è ancora un po’ di incertezza sulle date più vicine: teoricamente le restrizioni dovrebbero essere rimosse il 1° aprile, ma nei giorni scorsi i War On Drugs hanno annullato la data milanese del 5 aprile per “l’incertezza delle norme” e lo stesso vale per Sting a Torino il 2. Vedere un concerto internazionale come questo è una benedizione, che speriamo di ricevere sempre più spesso e già con continuità a partire dalle prossime settimane.
Comunque, la band tornerà in estate, con tre date a Bologna, di nuovo Milano (7 e 8 giugno) e Padova (16 agosto). Speriamo sia un’estate affollata di concerti, ma i Fontaines D.C. rimangono comunque da non perdere.