Francesco De Gregori: "Belli capelli" e "Caterina"
"Titanic" di Francesco De Gregori è stato pubblicato quasi quarant'anni fa, il 9 giugno del 1982. Lo ripercorriamo canzone per canzone, in ordine di tracklist.
Belli capelli
La ballerina Jeanne Duvall, bellezza ottocentesca dal selvaggio mosaico di geni caraibici, africani e francesi, è la musa ventennale di Charles Baudelaire, che spezza lo spleen parigino dedicando alla «venere nera» alcuni dei suoi versi più commoventi e solari. A stregare il poeta sono soprattutto i capelli di lei che diventano oggetto di devozione in numerose liriche e lettere, come Un hémisphère dans une chevelure: “Lasciami respirare a lungo, a lungo, l'odore dei tuoi capelli e immergere tutto il mio viso come un uomo assetato nell'acqua di sorgente e agitarli con la mia mano come un fazzoletto profumato per scuotere i ricordi nell'aria”. I capelli sono «un porto che brulica di canzoni malinconiche», dall'odore di tabacco mescolato a oppio e zucchero fino a raggiungere le “rive lanuginose” dove Baudelaire resta “intossicato dagli odori mescolati di catrame, muschio e olio di cocco”.
Così De Gregori ci regala un'ode dal sapore popolaresco (“Belli capelli, capelli neri, che t'ho aspettata tutta notte e tu chissà dov'eri”), quasi a filastrocca, ma sostenuta da una melodia preziosa, con l'Hammond di Locasciulli che quasi si commuove («Adoro all'inverosimile l'organo di 'Belli capelli'») e dal languido violino di Carlo Siliotto, maestro di colonne sonore cinematografiche. La canzone è anche la favola cromatica della vita, dallo splendore del nero e dell'oro fino al niveo declino: “Capelli bianchi che si fermarono a una fontana a pettinare gli anni, capelli stanchi dentro allo specchio di un bicchiere di vino”.
Caterina
"Voce della Toscana, ricercatrice per proprio conto di canti della tradizione, una signorina mora alta un soldo di cacio ma con un carattere di un'esuberanza inarrestabile, sensuale in modo quasi imbarazzante, con momenti di profonda disperazione e un po' troppo dedita all'alcol", è la Caterina Bueno secondo Alessio Lega. "Caterina è stata il stata il gran cuore della riscoperta folk in terra di Toscana, e con un raggio di azione allargato a comprendere anche altre porzioni di terre limitrofe nel cuore d'Italia. Era una toscana che più toscana non si può, nello spirito, nella veemenza, nel gusto della battuta asprigna e radente, ma il cognome che portava profumava di altre latitudini", è il ricordo annotato da Guido Festinese sul "manifesto" del 16 luglio 2017, dieci anni giusti dalla morte di Caterina Bueno, protagonista della lucente e amorevole canzone-dedica di De Gregori: “Poi arrivò il mattino e col mattino un angelo, e quell'angelo eri tu”.
Si conoscono al Folkstudio quando Francesco è poco più che maggiorenne, diversi in tutto ma accomunati dallo stesso amore per la musica popolare e dalla discutibile abilità con lo strumento: “E la chitarra veramente la suonavi molto male, però quando cantavi sembrava carnevale”. A suonare "molto bene" è invece Lucio Bardi: "Lui - racconta De Gregori - si autodefinisce scherzosamente il secondo chitarrista", ma appena può tira fuori letteralmente le unghie come nell'assolo di chitarra acustica di "Caterina". De Gregori e la Bueno si ritrovano più di vent'anni dopo, nel 1995, per salvare lo storico locale romano dalla chiusura in un concerto benefico a cui partecipano anche i "compagni di viaggio" Giovanna Marini, Mimmo Locasciulli, Paolo Pietrangeli e Claudio Lolli. L'immagine delle “cinquecento catenelle che si spezzano in un secondo e non ti bastano per piangere le lacrime di tutto il mondo” si riferisce al brano interpretato dalla Bueno nel 1968 nell'album "La veglia": “E cinquecento catenelle d'oro hanno legato il loro cuore al mio e l'hanno fatto tanto stretto il nodo che non lo scioglierà né te né io” a sua volta recuperato fedelmente dalla giornata 4 Novella 5 Lisabetta del Decameron del toscano Giovanni Boccaccio (1313-1375). Il verso è già stato ripreso con un recitato di bambini anche da Roberto Vecchioni nel 1980 in "Montecristo" a chiudere "Reginella".
Oltre le dediche e le citazioni, Caterina ha il pregio di rendere radioso il rimpianto (“E quanti mascalzoni hai conosciuto e quante volte hai chiesto aiuto e non ti è servito a niente”) con quel ritmo delicato e travolgente spinto dall'armonica di Francesco che sembra soffiare la canzone “per i tetti di Firenze per poterti conquistare”. Quel “conquistare” è stato scelto da Caterina Bueno a sostituire il più paternalista “consolare”.
Questo testo è tratto da "Tutto De Gregori" di Federico Pistone, pubblicato da Arcana, per gentile concessione dell'autore e dell'editore. (C) 2020 Lit edizioni s.a.s.
