Rolling Stones, la storia di "Soul survivor"
Soul Survivor - 3:49
Soul Survivor (Jagger-Richards)
Jagger: voce, cori • Richards: chitarra, cori • Taylor: chitarra slide • Wyman: basso • Watts: batteria ••• Nicky Hopkins: piano • Bobby Keys: sassofono • Kathi McDonald: cori • Jimmy Miller: maracas • Bill Plummer: contrabbasso • Jim Price: tromba
Registrazione giugno-ottobre, 30 novembre-dicembre 1971; gennaio-marzo 1972; Nellcôte, Villefranche-sur-Mer, Francia; Sunset Sound Studios, Los Angeles
Produttore Jimmy Miller
Fonici Glyn Johns, Andy Johns, Joe Zagarino
In chiusura di "Exile" viene messo un brano basato su un tipico riff di Richards, con l’ormai abituale accordatura aperta in Sol. Con un titolo come "Soul Survivor" è facile leggere il pezzo come un epilogo alla caotica saga di Nellcôte, a suo modo un esercizio di sopravvivenza. Il giornalista Lester Bangs ha sostenuto che Soul Survivor “porta a termine l’album su una nota di forza e di fierezza”. Jagger non sa con certezza chi sia l’autore: “'Soul Survivor'? Non so nemmeno se l’ho scritta io. Sembra di Keith”.
A dimostrazione che le parole degli Stones si prestano spesso a interpretazioni diverse, Bill Janovitz nel suo libro "Exile On Main St." considera il testo “tagliato su misura per esprimere il senso di alienazione vissuto da Jagger sotto il regime di
Richards”. Può darsi, ma gli indizi puntano verso Richards come autore del pezzo.
Se la stampa specializzata ha incominciato solo a distanza di anni a considerare "Exile" un capolavoro, all’interno degli Stones ci sono opinioni diverse. Richards lo considera parte della produzione migliore del gruppo, Jagger ha mostrato un atteggiamento ambivalente nel corso degli anni. All’epoca della pubblicazione si è comportato da perfetto uomo di marketing dichiarando a Robert Greenfield: “È stato registrato durante l’estate e andremo in tour la prossima estate, quindi tutto combacia.
È un album estivo e molto commerciale, penso. È un doppio come 'Electric Ladyland', in quel disco c’era abbastanza roba da ascoltare per un anno intero”.
L’opinione prevalente corrisponde a quella espressa in merito da Andy Johns: “È intangibile. 'Exile' si è semplicemente trasformato in una grande collezione di musica. E penso che sia stata una buona idea farlo doppio. Qualcuno dice che sarebbe
dovuto essere un album singolo ma così riesci a sentire quello che passavano in quel periodo, tra la confusione, l’angoscia, la gioia, la droga e l’abbandono dell’Inghilterra. C’erano molte emozioni diverse”.
La permanenza di Richards a Nellcôte non si protrasse oltre la fine delle registrazioni. Il flusso continuo di visitatori (musicisti,
conoscenti, spacciatori e imbucati di tutti i tipi) aveva evidentemente attirato l’attenzione di molti. Prima quella dei ladri, che non ebbero difficoltà a rubare diverse chitarre dalla villa, poi quella della polizia francese che si mise a indagare sul movimento di droga che passava per la villa. Richards e Anita Pallenberg rischiarono l’accusa di spaccio e se la cavarono per un pelo. A detta di Richards, “fu decretato che dovevamo lasciare il territorio francese finché non vi fossimo ‘di nuovo ammessi’”.
Tratto, per gentile concessione dell'editore, da “Il libro nero dei Rolling Stones”, di Paolo Giovanazzi, Giunti.
