Kanye West: fenomenologia di un genio incompreso
“A volte servirebbe un interprete. A me servirebbe proprio un interprete”: chissà se Kanye West lo pensa ancora di sé, oggi che certe sue mosse lasciano spesso di stucco anche i suoi stessi fan - proprio in queste ore ha annunciato che il nuovo album "Donda 2" si potrà ascoltare solo sul dispositivo di sua invenzione Stem Player: costo 200 dollari - e che fa impazzire chiunque abbia a che fare con lui, dai discografici (ricordate la saga di “Donda”, più volte annunciato e altrettante volte rinviato prima dell’effettiva pubblicazione, avvenuta il 29 agosto scorso con annessa polemica con l’etichetta, rea di aver rilasciato il disco senza il consenso del rapper) all’ex moglie Kim Kardashian (nel 2020 la accusò di volerlo internare, un anno dopo lei chiese il divorzio). Passando pure per Netflix, che la voce di “Stronger” ha fatto penare dicendo di dover guardare in prima persona la versione definitiva della docu-serie “Jeen-Yuhs”, alla quale ha contribuito come produttore, per poter eventualmente dare il consenso alla pubblicazione sulla piattaforma. Alla fine Netflix non ha accolto la sua richiesta, e fortunatamente “Jeen-Yuhs” non ha fatto la fine di “Donda”. In realtà è ancora presto per dirlo, perché dei tre episodi che compongono il documentario sulla vita di Kanye West per ora ne è stato pubblicato solamente uno, il primo. Però è arrivato finalmente in streaming: è una sorta di anticipo. Racconta gli esordi del rapper prima del grande successo dell’album “The college dropout”, che nel 2004 rappresentò il primo tassello dell’ascesa di Kanye. E si apre proprio con il virgolettato con il quale abbiamo aperto questo articolo, che a distanza di più di vent’anni suona come la migliore descrizione di quello che è Kanye West.
La scheggia impazzita
La scheggia impazzita della scena rap americana, della quale ha contribuito a scrivere alcune delle pagine più importanti, si racconta in prima persona attraverso i filmati dell’amico storico Coodie Simmons, tenuti privati per vent’anni. Oggi è considerato un gigante del rap e uno degli artisti più influenti della sua generazione, che ha dalla sua qualcosa come 120 milioni di dischi venduti a livello mondiale e la bellezza di 22 Grammy Awards vinti. Il suo nome – che ha recentemente cambiato in Ye, anche se tutti continuano stramaledettamente a chiamarlo Kanye West – è venerato e idolatrato e le sue produzioni, che spesso dividono, come i recenti “Jesus is King” o lo stesso “Donda”, sono comunque rispettate. Nei filmati rispolverati da Coodie Simmons, vecchi di almeno due decenni, Kanye Omari West appare invece come un debole, come un emarginato, una sorta di reietto. Tutti riconoscono il suo potenziale da produttore e beatmaker, le vesti con le quali comincia a muovere i suoi primi passi nella scena, producendo per colleghi come Beanie Sigel, Dead Prez, Talib Kweli. C’è solo un problema: lui vuole sfondare come rapper. Il primo dei tre episodi di “Jeen-Yuhs”, lungo un’ora e mezza, vede il giovane Kanye tentare di convincere chiunque della bontà dei pezzi che scrive e che interpreta, collezionando una serie di clamorosi fallimenti.
Deriso e umiliato negli uffici dell'etichetta di Jay-Z
Come quando, seguito dalle telecamere dello stesso Coodie Simmons, che costringe a filmarlo in tutti i suoi progetti con la promessa che un giorno quel materiale avrà un valore enorme (il suo superomismo raggiungerà dimensioni spaventose dopo il successo), pari a 30 milioni di dollari (quelli spesi da Netflix per acquistare il materiale), fa irruzione negli uffici della Roc-A-Fella Records, una delle più importanti etichette discografiche della scena rap, co-fondata da Jay-Z. Gli impiegati lo conoscevano già, perché da produttore e beatmaker West aveva collaborato con alcuni artisti della label, compreso lo stesso Jay-Z, che nel 2001 incide per l’album “The Blueprint” la sua “Izzo (H.O.V.A.)”: Kanye li costringe ad ascoltare i suoi pezzi, rappandoci su, cercando di convincerli a fargli firmare quel fottuto contratto discografico che sogna da troppo tempo. I provini li lasciano praticamente indifferenti e il rapper se ne va dagli uffici psicologicamente distrutto, abbattuto e demoralizzato, dopo aver incassato l’ennesimo no.
Kanye plays "All Falls Down" for unimpressed Roc-A-Fella employees. The song would go on to be certified 2x platinum and peak at No. 7 on the Billboard 200, becoming Kanye's first solo Top 10 hit. pic.twitter.com/JyYIqV8PSV
— Pigeons & Planes (@PigsAndPlans) February 16, 2022
Il rapper borghese
I suoi pezzi non piacciono perché sono considerati troppo introspettivi, poco in linea con i luoghi comuni del gansta-rap che va per la maggiore all’inizio degli Anni Duemila. Lui, che non ha alle spalle storie di disagio o tragedie familiari (cresce in un contesto borghese, figlio di una professoressa di inglese, Donda, la musa di una vita alla quale dedicherà l’omonimo album, e di un “terapista di coppia cristiano”), non sa fingere, non sa indossare maschere che non gli appartengono. E si sfoga: “Ho la sensazione di non poter convincere nessuno che sono un tipo in grado di ammazzare qualcuno, che è quello che funziona nell’industria. A me non importa nulla dell’industria”. E ancora: “Non andavo in giro a sparare alla gente perché avevo un’ambizione: volevo sfondare con la musica. Mi volete rinfacciare il fatto di non avere mai ammazzato nessuno? Io sono un rapper: racconto storie, faccio canzoni, creo musica. La mia musica non rappresenta nient’altro di quello che vivo tutti i giorni”. Arriva anche a criticare i colleghi: “Chi fa hip hop mette su una facciata. È anche un po’ la mentalità dei neri. Siccome non abbiamo mai avuto nulla, quando otteniamo qualcosa dobbiamo metterla in mostra per dimostrare chissà che. In uno dei miei rap dico: ‘Diventare verde di soldi ti fa quasi sembrare bianco’. Io penso che con il mio album, con il mio punto di vista, sarò quello che aiuterà a colmare il gap con l’hip hop. Voglio arrivare al punto di non dover più usare il mio cognome”. Parole che suonano profetiche.
La svolta, infine
La svolta finalmente arriva. Kanye West riuscirà a convincere la Roc-A-Fella delle sue potenzialità da rapper. La prima parte di “Jeen-Yuhs” si chiude con la firma del contratto discografico, tra applausi e pacche sulle spalle. “All falls down”, il pezzo che qualche tempo prima aveva fatto ascoltare agli impiegati dell’etichetta, tra risatine e pernacchie, verrà estratto come terzo singolo dal suo album d’esordio “The college dropout”, dopo “Through the wire” e “Slow jamz”. Venderà negli Stati Uniti oltre 2 milioni di copie – è il 2004, lo streaming arriverà solamente dieci anni dopo – conquistando il doppio Disco di platino. Del resto – dalla consacrazione alle crisi, comprese quelle nervose, che nel 2016 gli costeranno un ricovero per esaurimento – parleranno i prossimi due episodi. Kanye permettendo.