La generazione della band anni '90 e la televisione

Un programma TV celebra i nomi che in quel decennio hanno cambiato la musica italiana. Ne abbiamo parlato con i Perturbazione, con discografici e i produttori di "My generation", che debutta nei prossimi giorni su Sky Arte
La generazione della band anni '90 e la televisione
Credits: Caterina Gili / Concessione in uso a Rockol

“Dentro o fuori la televisione? Meglio artefatto e volgare o meglio coglione? Il risultato è il tuo cosmetico efficacia ne ha tanta, se la mia pelle è nel duemila e la tua è ancora anni ottanta”, cantavano gli Afterhours nel 1999. Se non si esce vivi dagli anni ’80, come recitava il titolo di quella canzone, il decennio successivo ha invece segnato un periodo di profonda vitalità per la musica italiana. Molte delle band degli anni '80 in TV ci sono andate eccome, e sono arrivate al mainstream, passando per Sanremo, andando in testa alle classifiche. “Come in ogni periodo e scena musicale, niente si inventa ma tutto viene assorbito e rimasticato. Per questo la scena anni ’90 è stata fondamentale per la musica degli anni ’00 e anche degli anni ’10 del XXI secolo”, spiegano a Rockol i Perturbazione.

La band piemontese è uno dei 10 nomi protagonisti di “My generation”, un programma dedicato alla generazione di band che in quel periodo hanno rinnovato il rock nazionale fino a farlo arrivare al mainstream. Sarà in onda dal 19 febbraio ogni sabato sera alle ore 20.15 su Sky Arte (e in streaming su NOW). “Se la musica degli ultimi dieci anni è stata una derivazione dell’hip hop, è ovvio che il pensiero vada a chi quel sentiero lo ha tracciato: dalle Posse ai vari collettivi come i Sangue Misto, dai Colle der Fomento a Neffa. Lo stesso si applica alla musica elettronica (nel formato canzone) che prima ancora dei fenomeni stranieri deve molto ai Casino Royale, ai Bluvertigo o agli Almamegretta, il rock italiano è figlio di Ritmo Tribale, CSI, Afterhours e Marlene Kuntz e la canzone d’autore rimasticata con sonorità d’oltremanica o oltreoceano deve molto ai Virginiana Miller (e a noi, senza falsa modestia)", spiegano i Perturbazione. Assieme a loro, nelle altre puntate, ci saranno Negrita, Almamegretta, Timoria, Virginiana Miller, Africa Unite, Massimo Volume, Modena City Ramblers, La Crus, Marlene Kuntz.
Ecco un estratto dal programma con “Chi conosci davvero”, dall’ultimo disco del gruppo “(Dis)Amore”.

Quando l’indie diventò mainstream

Ci sono alcune tappe di questo percorso, che segnò il passaggio di una scena dall'indie al mainstream: ad inizio decennio di etichette come la Mescal (fondata da Valerio Soave con Ligabue, che ne uscì poco dopo) e della Black Out. Quest'ultima fu la prima a far parte di una major (la Polygram): e fu centrale nel processo di “sviluppo” di molti di questi nomi. Il numero 1 dei CSI di “Tabula rasa elettrificata” nel 1997 fu talmente inaspettato che si svilupparono pure leggende metropolitane sulle condizioni che portarono Ferretti, Zamboni e soci in cima alle classifiche. “Negli anni ’90 c’è stato un enorme fermento creato da artisti, discografici, promoter, media, pubblico…tutti hanno contribuito a rendere quel periodo incredibilmente fertile e reattivo. C’era visione, irriducibilità, voglia di far accadere le cose e di cambiare”, spiega Luca Fantacone, oggi capo dell’internazionale in SonyMusic, al tempo uno degli animatori della Black Out e tra i professionisti intervistati nel programma. "Il ruolo dell’industria è stato quello di saper interpretare il momento e ascoltare gli artisti e il pubblico stesso".

Il decennio si chiude nel 2000, con i Subsonica a Sanremo sono i primi di questa generazione ad arrivare al Festival con “Tutti i miei sbagli”. Saranno seguiti l’anno dopo dai Bluvertigo e a ruota negli anni successivi da molte altre band, compresi i Perturbazione che ci arrivano nel 2014, in una delle edizioni di Fabio Fazio: “Quasi tutti i gruppi degli anni ’90 che sono passati da Sanremo lo hanno fatto intorno ai 40 anni e cioè non nel pieno del proprio percorso di sperimentazione e innovazione ma a carriera già consolidata. Ultimamente le cose mi pare che siano cambiate ma - più che per una lungimiranza del Festival - parallelamente al mercato: i nuovi sistemi di diffusione musicale (i social su tutti) hanno “polarizzato” il successo, che non vuol dire che lo abbiano reso più facile ma soltanto più evidente: i “numeri” che si fanno ora non erano pensabili dieci anni fa, figurarsi negli anni ’00 o, ancor peggio, negli anni ’90”, spiegano.

Il programma

“My Generation” richiama nel nel titolo non solo ovviamente la canzone degli Who ma anche “La mia generazione”, il disco di Mauro Ermanno Giovanardi dedicato a quel periodo (con duetti con Manuel Agnelli, Rachele Bastreghi, Emidio Clementi, Cristiano Godano e Samuel (Subsonica). Il programma è curato da Max De Carolis e Fabio Luzietti e scritto con Martina Riva e Margherita Bordino, prodotto da Erma Pictures. “My Generation è nata con l’idea di ricostruire, nel modo più fedele possibile, la storia musicale italiana degli anni ’90, mettendo al centro del racconto la storia delle band che, grazie alla loro musica, hanno caratterizzato quegli anni. Abbiamo voluti fotografare la varietà di generi musicali, perché una delle caratteristiche peculiari della scena italiana indipendente anni ‘90 è stata proprio la ricchezza e varietà di proposte”. Nel cartellone mancano alcuni nomi importanti, non solo tra le band ormai inattive (Bluvertigo, CSI), ma anche altre come Afterhours o Subsonica. Gli autori si augurano di coinvolgerli in una ipotetica seconda stagione.

Cosa rimane degli anni '90

"Sembrava che gli anni 90 fossero una parentesi chiusa, ma in realtà quanto è stato creato allora è direttamente anche se silenziosamente collegato allo sviluppo della musica italiana contemporanea, in ogni area", riflette Fantacone. "Se ora le classifiche sono dominate da artisti che propongono musica altra è sicuramente dovuto ai cambiamenti generazionali ma anche a semi depositati in un terreno fertile alcuni decenni fa".
“Gli anni ’90 sono stati un grande laboratorio in cui chi ha seminato ha raccolto meno di chi è venuto dopo ma non per questo è stato meno importante”, concludono i Perturbazione.

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