Sheryl Crow planò nel rock dopo aver cantato per Michael Jackson

La musicista statunitense pubblicò il suo primo album, "Tuesday Night Music Club”, nel 1993
Sheryl Crow planò nel rock dopo aver cantato per Michael Jackson

Sheryl Crow nel 1986 si trasferisce a Los Angeles dal natio Missouri per cercare fortuna nel luccicante mondo dello spettacolo. La ragazza più di qualche carta da giocare nel suo mazzo la doveva avere se, come è accaduto, Michael Jackson, in quel periodo più che mai Re del Pop, la ingaggia in qualità di corista per il suo 'Bad World Tour' che va in scena dal 1987 al 1989. Tra alcuni alti (collaborazioni di vario tipo) e qualche basso (una crisi depressiva) giunge, nel 1993, a pubblicare il suo primo album solista, "Tuesday Night Music Club”, alla non verdissima età di 31 anni, Sheryl è nata infatti l'11 febbraio 1962 e oggi compie 60 anni. Un debutto che poteva perdersi nel mare magnum delle uscite discografiche dell'epoca, ma che, al contrario e anche sorprendentemente, riuscì a vendere 7 milioni di copie. Qui a seguire potete trovare la nostra recensione della 'deluxe edition' di "Tuesday Night Music Club” che venne pubblicata nel 2010.

Nel tempo l’immagine di Sheryl Crow si è un po’ logorata: il bell’aspetto che tanto l'ha aiutata agli esordi, unito al gossip e a scelte musicali discutibili, hanno spesso minato la sua credibilità nel corso della sua quasi ventennale carriera. Così ogni tanto ci si dimentica che questa donna ha fatto cose di altissimo livello, come il suo disco di esordio. Questa “Deluxe edition” di “Tuesday night music club”, originariamente uscito nel 1993, torna a ricordarcelo.

E dire che le premesse non furono delle migliori: dopo una gavetta come corista, la Crow ottenne finalmente un contratto discografico, e si mise a lavorare al primo disco. Poi si accorse che il suono che stava venendo fuori era troppo leccato, e riuscì a convincere tutti che era meglio ricominciare da capo: i provini di quel primo disco scartato sono affiorati in rete, dopo qualche tempo, e sono inascoltabili, oggi. La Crow incontrò Bill Bottrell, produttore che la salvò, riportandola ad un sound più classicamente rock e pulito, rifinendo le canzoni, e nacque così "Tuesday Night Music Club". Il disco esordì maluccio, per esplodere diversi mesi dopo la sua pubblicazione, grazie ad una canzone scanzonata come “All I wanna do” (e grazie anche ai videoclip, che al tempo contavano ancora qualcosa, e in cui la Crow di certo non sfigurava).

Erano tempi in cui il rock vendeva un sacco (pensate ai Counting Crows" o agli Hootie And The Blowfish che nel 1994 sfondarono guadagnando 16 dischi di platino). Riascoltato oggi, “Tuesday Night Music Club” è ancora un gioiello di rock diretto e semplice: un buon bilanciamento tra le radici e la piacevolezza, con qualche canzone capolavoro (“Run, baby run” o “Strong enough”, in cui la Crow spiega come le donne vorrebbero essere trattate, dicendo cose che ogni maschietto dovrebbe farsi spiegare, almeno una volta nella vita).

Uno dei migliori esordi di quel periodo: gli manca la pronfondità tormentata di un Adam Duritz, dei suoi Counting Crows e del loro esordio capolavoro, ma è un'assenza compensata da una leggerezza invidiabile. Questa ristampa, peraltro, è fatta molto bene: note di copertina esaurienti, un secondo cd di rarità, inediti e cover: materiale non all’altezza del disco, ma comunque di buon livello. E un DVD con un (trascurabile) mini-documentario sul tour e tutti i videoclip, che come si diceva poc’anzi furono parte integrante del progetto (nonché, con la loro insistenza sulle grazie della Crow, contemporanamente uno dei motivi del suo successo e causa della scarsa credibilità presso il pubblico rock più intransigente). Insomma un disco da recuperare, e questa ristampa è un’ottima scusa.

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