Quando i Depeche Mode vennero accusati di fare playback in concerto
Oggi i Depeche Mode sono tra gli artisti più amati e stimati da ogni genere di pubblico. Riempiono gli stadi e i loro album sono attesi con impazienza. Non è sempre stato così: all’inizio della loro carriera erano considerati poco più che una pop band di passaggio. Qualche tempo fa abbiamo raccontato della recensione (ovviamente acida) che fece Morrissey della band di un loro concerto del 1981, ai loro esordi.
I Depeche Mode potrebbero non essere il gruppo più noioso mai apparso sulla faccia della terra, ma sono sicuramente in corsa”, esordì quello che sarebbe diventato il frontman degli Smiths, “La loro sofisticata assurdità riesce solo a sottolineare quanto siano ridicoli e privi di fantasia.
Ma ben più pesante fu ciò che successe ai tempi del tour per "Music For The Masses" che culmino nel film e nell’album dal vivo “101”. L’album e il film sono stati ristampati recentemente: era il 101° concerto del tour, quello al Rose Bowl di Pasadena e il gruppo chiamò nientemeno che il regista D.A. Pennebaker, autore dello storico documentario su Dylan “Dont Look Back”, che filmò il tutto assieme Chris Hegedus.
Ma non tutto andò liscio: durante il tour la band venne criticata per l’uso di segmenti preregistrati. Oggi è una pratica comune: molti artisti anche sul palco usano tracce e loop che si aggiungono agli strumenti sul palco. Ma al tempo il rischio era di essere accusati di fare “playback dal vivo”.
Il critico del New York Times, Jon Pareles, per esempio definì il concerto e l’album “assurdo”, paragonando la band di Dave Gahan alle Bananarama, trio pop di tutt’altra natura. Nell’aprile del 1989 Pareles, una delle firme più autorevoli del giornalismo musicale americano, scrisse un pezzo intitolato “That Syncing Feeling” che iniziava così:
Vorrei aver vissuto un incubo. Mentre luci elaborate illuminavano una scena con fumo prodotto da una macchina, arriva una band al completo: cantanti, ballerini, chitarristi, tastieristi, un batterista. La prima canzone ha un grande ritmo, armonie vocali stratificate e una mossa di danza per ogni riga del testo. Ma nessuno, tranne un critico solitario e irritabile, sembra infastidito dal fatto la batteria non venisse toccata da nessuno per cinque canzoni che le voci di backup (e, a quanto pare, anche alcune delle voci soliste) arrivassero da un nastro, insieme con il ritmo.
Poi arriva la parte sui Depeche:
Ancora più vicino all'assurdità, la band britannica Depeche Mode, i cui membri aggiungono voce e alcune battute di tastiera al backup registrato sul palco.
Conclude Pareles:
Alcuni artisti cercano di far sembrare gli spettacoli dal vivo dei videoclip; alcuni hanno deciso che al pubblico non sarebbe piaciuto ascoltare i successi in una forma grezza, forse stonata dopo aver visto le "esibizioni" in playback in televisione. Alcuni potrebbero aver pensato che ci fosse poca differenza tra suonare lo stesso spettacolo meccanicamente sera dopo sera (come fanno troppe band pop) e lasciare che una macchina faccia la stessa cosa. E forse alcuni ritenevano che la musica creata su macchine dovesse essere eseguita su macchine - gli strumenti originali, come direbbero i colleghi classici - piuttosto che trascritta per una band dal vivo.
Oggi ovviamente è tutto molto diverso: la percezione dei concerti, l'uso di segmento video e di parti preregistrate. I concerti sono spesso dei videoclip dal vivo e i Depeche Mode sono uno dei concerti più spettacolari che potete vedere - speriamo presto.