Fabrizio De André attaccò la mafia in Calabria, ma non fu capito
Fabrizio De André contro la mafia dal palco di Roccella Jonica a fine anni ’90, ma a suo modo. Provocando e sperando in una reazione del pubblico. A raccogliere questo prezioso ricordo e tanti altri ci ha pensato “Parola di Faber” (edizioni Arcana, 622 pag, 25 euro), libro scritto da Laura Monferdini: si tratta di un grande viaggio nel tempo attraverso le parole di Fabrizio De André, quelle che il cantautore genovese ha regalato a chi assisteva a una sua esibizione nei ventitré lunghi anni di carriera e tour. Nelle puntate precedenti vi abbiamo raccontato del rapporto complicato dell’artista con la recitazione delle sue canzoni nelle scuole, pratica che non amava, e di quella volta che disse a Bob Dylan di non suonare per celebrare la scoperta dell’America. Ora un altro frammento di vita: questa volta al centro c’è un discorso provocatorio contro la mafia, che però non venne del tutto compreso sul momento.
Sulla Costa dei Gelsomini, nella storica rocca del Castello di Roccella Jonica in Calabria, nell’agosto del 1998, si tenne l'ultimo concerto di Fabrizio De André, una serata consegnata alla storia anche per le argomentazioni spinose che il cantautore affrontò davanti al pubblico e che suscitarono inaspettate polemiche anche a livello nazionale. De André, come riporta il libro documentato di Monferdini, disse, parlando della mafia:
Se nelle regioni meridionali non ci fossero queste espressioni di criminalità organizzata, probabilmente la disoccupazione sarebbe molto più alta. Il tasso di disoccupazione sarebbe superiore almeno del 10% senza le tre organizzazioni mafiose
A dichiarazioni concluse De André raccolse diversi applausi, ma all’indomani molti giornali e tg, riportando le parole del cantautore genovese, alzarono un polverone che coinvolse anche la politica. Questo lo spinse a rilasciare un’intervista a Carlo Macrì del Corriere della Sera per spiegare nel dettaglio il suo punto di vista:
Era una delle mie consuete provocazioni. Volevo dire che paradossalmente la criminalità organizzata diminuisce il tasso di disoccupazione. In realtà accanto alle organizzazioni criminali più vistose metto anche quelle che io chiamo spa/ad cioè Società per azioni a delinquere, cioè quelle dalle tante attività apparentemente lecite dietro alle quali si muovono affari loschi e sulle quali nessuno si è mai sognato di indagare. Ecco probabilmente senza queste arriveremmo addirittura al cinquanta per cento della disoccupazione. Insomma il sommerso e l'illecito sono da una parte il nostro dramma e dall'altra attenuano in qualche modo il problema della disoccupazione. Questo dovrebbe far riflettere sull’assenza dello Stato in certi territori.