De André non amava che le sue canzoni venissero recitate nelle scuole

Il cantautore spiegò la sua posizione nel 1975 durante il suo primo concerto. Il libro “Parola di Faber” raccoglie alcuni dei suoi discorsi più significativi tenuti dal palco in oltre vent’anni di carriera.
De André non amava che le sue canzoni venissero recitate nelle scuole

No, Fabrizio De André non amava che le sue canzoni, strappate alla musica, venissero recitate in modo ripetitivo nelle scuole. Spiegò la sua posizione a chiare lettere e con molta ironia nel marzo del 1975 dal palco de La Bussola di Focette, in Versilia, dove debuttò. Tutto partì da una sua considerazione sul mestiere del cantautore e sulla canzone “La guerra di Piero”. A raccogliere questo prezioso frammento e tanti altri ci ha pensato “Parola di Faber” (edizioni Arcana, 622 pag, 25 euro), libro scritto da Laura Monferdini: si tratta di un grande viaggio nel tempo attraverso le parole di Fabrizio De André, quelle che il cantautore genovese ha regalato a chi assisteva a una sua esibizione nei ventitré lunghi anni di carriera e tour. Ecco, come riporta il libro, per gentile concessione dell’autrice, che cosa dichiarò Faber sul tema in questione:

“Se uno sceglie di fare il cantautore, sceglie di fare delle musiche e delle parole insieme perché queste hanno un senso se sentite e ascoltate insieme. Se fossi stato un poeta magari, non lo so, avrei tirato al Nobel, verso gli 87 anni avrei cominciato a scrivere poesie; se fossi stato un musicista avrei scritto delle musiche per dei film tipo ‘Una cassoeula per Ringo’ o roba del genere, a quel punto sarei forse diventato anche ricco. Faccio il cantautore, ma qualcuno ha deciso che tutto sommato alcune parole delle mie canzoni andavano bene anche da sole e le hanno messe su queste antologie per questi bambini di undici, dodici anni, facendo un torto a me e soprattutto ai bambini che magari se le devono anche studiare a memoria. Tutto questo frustrando soprattutto il tentativo che ho fatto io, cioè quello di cercare un mestiere che oltre a divertire me facesse divertire anche gli altri. Ora questi bambini poveracci, che non si divertono, saranno costretti a recitare e a recitare ‘Dormi sepolto in un campo di grano, non è la rosa non è il tulipano...’. Bene, la prossima canzone si chiama ‘La guerra di Piero’”.

Monferdini, fra le più importanti collezioniste di dischi e memorabilia della canzone d’autore, in particolare di quelle legate alla “scuola genovese”, dal 2012 è responsabile museale di “viadelcampo29rosso” in via del Campo a Genova, uno spazio culturale divenuto negli anni un faro a livello territoriale e nazionale. “In questo libro finalmente è Fabrizio a parlare – sottolinea Monferdini – è stato un lungo lavoro di ricerca: ho ascoltato oltre 150 ore di registrazioni per scrivere questo volume: nastri, cassette, cd, tutto quello che era necessario per ricostruire i concerti e i discorsi pronunciati”.

 

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