Suonando la California: Son of Champlin, "Loosen Up Naturally"
Sons of Champlin – LOOSEN UP NATURALLY (Capitol Records /EMI, SWbb-200, 1969, doppio Lp, USA)
Lato A: 1982-A / The Thing to Do / Misery Isn’t Free / Rooftop
Lato B:Everywhere / Don’t Fight It, Do It! / Get High
Lato C: Black and Blue Rainbow / Hello Sunlight / Things Are Gettin’ Better
Lato D: Freedom
Bill Champlin (voce e chitarra), Tim Caine (sax), Terry Haggerty (chitarra solista e voce), Geoff Palmer (tastiere, basso, sax, voce), Al Strong (basso), Bill bowen (batteria)
I Sons of Champlin potrebbero avere il record di longevità tra i gruppi di San Francisco, della Bay Area e degli anni Sessanta, eppure erano e restano misconosciuti ai più.
Nascono nel 1965 come Masterbeats con Bill Champlin (cantante e chitarrista appassionato di soul, Stax, Motown), il sassofonista Tim Caine e il chitarrista Terry Haggarty. Adottano il nome di Sons of Champlin ampliando la formazione con l’aggiunta di Geoff Palmer alle tastiere, Al Strong al basso, e dopo numerosi cambi il batterista in pianta stabile diventa Bill Bowen.
Una vita tormentata la loro, e se Bill Champlin e Tim Caine erano già stati insieme nel 1964 negli Opposite Six, nel 1970 alcuni elementi lasciano la band per unirsi ai Rhythm Dukes (Bill Champlin) e ai Nu Boogaloo Express. Alla batteria arriva Jim Preston (in seguito negli Spellbound) e il bassista diventa David Shallock (anch’egli ex Boogaloo Express poi nei Yogi Phlegm e nella David Bromberg Band). Una famiglia musicale a cui si deve un primo 45 giri, un singolo edito dalla Verve Records, con il brano "Sing Me a Rainbow" (abbinato a "Fat City") che riscuote un discreto successo. Suonano regolarmente nella Bay Area, al Fillmore, all’Avalon, per la Family Dog Productions, The Carousel e al Golden Gate Park di San Francisco.
Nel 1968 firmano un contratto per la Capitol Records. Tra il 1969 e il 1977 pubblicano sette dischi ufficiali. Si sciolgono, si ritrovano, si risciolgono, cambiano numerosi elementi e nel 1997 realizzano uno splendido album dal vivo e in seguito anche due nuovi dischi incisi in studio. Uno degli elementi portanti della band è sempre stato l’uso dei fiati, che negli anni Sessanta era un elemento unico o insolito per quei tempi (a parte i Cold Blood e i Tower of Power). Non è sorprendente il fatto che Bill Champlin, il carismatico leader, avrà fortuna soltanto in seguito con i suoi album da solista e una carriera folgorante a Chicago con i Chicago Transit Authority, meglio conosciuti come Chicago.
Una band composta da musicisti eccelsi e di talento ma che nella loro carriera riescono soltanto in parte a esprimere tutto il potenziale, finendo per rimanere una band di culto. Nel 1970, un po’ disillusi dal successo e dalla scena musicale, finiscono nelle foreste della Marin County, salvo poi (alcuni di loro) farsi vedere in giro nell’estate del 1971 presentandosi come Yogi Phlegm (suonano al Fillmore, ma Bill Graham non accetta il nuovo nome e dice loro di usare Sons of Champlin) e verso la fine dello stesso anno ritornano a essere The Sons con l’aggiunta di nuove sonorità di progressive rock, country-rock e avant-garde rock.
La band è quasi sciolta ma arriva un sostenitore sconosciuto che si presenta come un hippie e un loro fan e alla fine compra un lodge, chiamata The Argentina House, nella Marin County, e acquista alla band delle auto, un sistema di amplificazione e ogni ben di Dio. Il tipo si scopre essere Wally Haas Jr, figlio di Levi Strauss (sì, quello dei blue-jeans) e il gruppo è di nuovo in pista.
Nel 1973 sono a New York e firmano per la Columbia Records e nello stesso anno esce WELCOME TO THE DANCE registrato ai Cbs Studios di San Francisco. Gli album successivi sono incisi per delle loro etichette autogestite, la World e la Goldmine, per poi essere ripresi dalla Ariola e ripubblicati a livello internazionale.
LOOSEN UP NATURALLY dovrebbe essere il loro secondo album, se si considera che il primo inciso per la Trident Records non fu mai pubblicato, ma a posteriori è il vero esordio, un disco col botto, un album vincente, ben confezionato, con undici tracce perfettamente incise e una copertina abbinata a multicromatiche iconografie. La Capitol Records è però intenta a promuovere i Beatles e i Beach Boys e non ha tempo da dedicare e promuovere The Sons of Champlin, che poi dal disco successivo vogliono essere chiamati soltanto The Sons.
Apre le danze "1982-A", un soft-rock raffinato e subito dopo segue "The Things to Do", secondo brano della prima facciata, una canzone meravigliosa che colpisce immediatamente con le chitarre in evidenza, dal tiro e dal groove decisamente funk. Bill Champlin (sicuramente precursore dei tempi e del sound da lui sponsorizzato) si conferma un ottimo autore con arrangiamenti inventivi, una ottima sezione fiati (Geoff Palmer e Tim Caine al sax) e una splendida struttura di ciascun brano. Certo in alcuni momenti sembra proprio di sentire i Blood Sweat & Tears (il loro primo album è del 1968) o i Chicago.
La quarta facciata è completata da un solo brano, "Freedom" di oltre 14 minuti, con l’iniziale sax all’unisono, l’organo di Geoff Palmer con escursioni free jazz, la chitarra impazzita, momenti acid-jazz e con Bill Champlin voce solista a dimostrare tutte le sue doti canore, una grinta da vendere e che sul finire del brano si cimenta con lo scat, ossia virtuosismi canori jazz con l’imitazione vocale di strumenti musicali tramite la riproduzione di fraseggi simili a quelli strumentali e parole nonsense che tengono il ritmo.
Un album, LOOSEN UP NATURALLY, decisamernte superlativo, che riascoltato oggi, dopo oltre cinquant’anni regge assai bene con sonorità davvero ancora piacevoli, vigorose e attuali.
Il testo di questo articolo è tratto da "L'onda sulla baia", di Aldo Pedron e Maurizio Galli, Arcana edizioni. (C) 2021 Lit edizioni S.a.s. per gentile concessione
