1971-2021: 50 anni di "Oltre la collina” di Mia Martini

L’album è stato pubblicato il 18 novembre 1971
1971-2021: 50 anni di "Oltre la collina” di Mia Martini

Mia come Mia Farrow, l’attrice che aveva lanciato tre anni prima con il suo “Rosemary’s Baby” Roman Polański. Martini come il celebre cocktail partito da Torino alla conquista del mondo intero. Quando nel 1971 il fondatore del Piper e talent scout della RCA italiana Alberigo Crocetta decide di puntare sull’esordiente Domenica Bertè, detta Mimì, per prima cosa decide di darle un nuovo nome d’arte, diverso rispetto a quello – Mimi Bertè – con il quale l’allora 24enne cantante di origini calabresi aveva provato a farsi conoscere dal pubblico e dagli addetti ai lavori con i suoi primi 45 giri.

Scelto il nome d’arte, si può cominciare a lavorare. E Crocetta, che da talent scout aveva già lanciato con successo Patty Pravo (nel ’71 la cantante veneziana è già una diva con alle spalle hit come “Ragazzo triste”, “Se perdo te”, “La bambola”, “Il paradiso” e “La spada nel cuore”), costruisce intorno a Mia una squadra di autori, compositori e musicisti piuttosto variegata, composta da debuttanti di talento e da grandi maestri che con le loro canzoni puntano a valorizzare la voce di Mimì, destinata a diventare forse la più bella che la musica italiana abbia mai conosciuto.

Le tematiche e la censura

In “Oltre la collina”, questo il titolo dell’album d’esordio di Mia Martini, che arriva nei negozi il 18 novembre 1971, ci sono già tutti i leitmotiv che accompagneranno la carriera della cantante e la sua produzione discografica. Le canzoni, scritte da autori all’epoca sconosciuti ma decisamente promettenti come Antonello De Sanctis e Claudio Baglioni (il primo nel ’72 firmerà per i Cugini Di Campagna “Anima mia”, l’altro conquisterà le classifiche con il best-seller “Questo piccolo grande amore”), ma anche da maestri come Bruno Lauzi (nel ’72 insieme a Maurizio Fabrizio scriverà “Almeno tu nell’universo”, destinata a restare nel cassetto per ben diciassette anni, prima di essere presentata in gara a Sanremo da Mia Martini nell’’89), affrontano tematiche dure e scomode per l’epoca in cui il disco viene pubblicato: dal suicidio al conflitto generazionale tra padre e figlia (è ancora vivo, tra i giovani dell’epoca, lo spirito del Sessantotto), passando per la disperazione e il disagio giovanile. E non a caso diversi brani subiranno la censura delle radio e della tv. A partire dal singolo “Padre davvero”.

Il prog e l'incontro con Lucio Battisti

Inciso con il complesso de La Macchina, “Padre davvero” – testo di De Sanctis, musica del maestro Piero Pintucci – è un pezzo prog-rock che allude al rapporto della cantante con il padre. È la stessa Mia Martini, che si era trasferita a Roma da ragazzina insieme alla madre e alle sorelle (con Loredana, anche lei futura cantante, si esibiva al Piper insieme a un terzo personaggio, tale Renato Fiacchini: nel ’67 l’alter ego di Renato Zero si impossesserà di quel ragazzo mingherlino, facendo di lui una rockstar), a svelare nelle interviste dell’epoca che in versi come “padre davvero, ma chi ti somiglia / ma sei sicuro che sia tua figlia?”

c’è dell’autobiografico: “Se ne andò di casa un giorno, vent’anni fa, e da allora non lo abbiamo più rivisto. Ho saputo incidentalmente che abita a Milano e insegna in un liceo”. Il brano conquisterà anche Lucio Battisti, che inviterà Mia Martini nello special tv “Tutti insieme”, dove la cantante interpreterà “Padre davvero” in versione censurata dalla Rai: “E con mia madre dormivi nel fieno, anche in aprile e di me era piena / padre davvero, sarebbe grande, sentire il parere della tua amante” diventerà “e con mia madre giocavi a un bel gioco, mano per mano, e la luna era piena / padre davvero, dai tuoi consigli all’altra donna e agli altri tuoi figli”.

Il carcere

Anche in “Prigioniero”, firmata da Bruno Lauzi, c’è dell’autobiografico. La canzone parla dell’esperienza di Mia Martini in carcere a Tempio Pausania, dove nel 1969 la cantante trascorse quattro mesi dopo essere stata scoperta in possesso di una sigaretta di marijuana – l’equivalente di mezzo grammo di hashish – durante una serata in una nota discoteca in Sardegna, reato che all’epoca non prevedeva ancora alcuna distinzione dal possesso di altre sostanze stupefacenti.

L’esperienza fu molto dura: la casa discografica Esse Records bloccò la pubblicazione del 45 giri “Coriandoli spenti/L’argomento dell’amore” e si scrisse che durante la detenzione Mimì tentò pure il suicidio (non esiste però alcun documento ufficiale che comprovi le dicerie e la stessa cantante negli anni successivi non rese mai noto questo particolare). “La vergine e il mare”, firmata sempre da De Sanctis, parla di stupro: “La veste, ridendo, strappò / un vergine petto scoprì / e, pregando, gridavo pietà / mi prese dai fianchi / piegò la mia schiena / oh, fu, fu su di me”, canta Mimì. La canzone non venne mai trasmessa in radio e mai eseguita in tv. “Lacrime di marzo”, scritta da Claudio Baglioni e scelta come lato b di “Gesù è mio fratello” (di cui il cantautore firma la musica), parla della .disperazione di una donna dopo la fine di una storia d’amore e della sua decisione di togliersi la vita: Baglioni la reinterpreterà per il suo album d’esordio “Un cantastorie dei giorni nostri”, pubblicato sempre nel ‘71. La futura voce di “Questo piccolo grande amore” cede a Mimì anche “Amore… amore… un corno”, altra canzone che subirà la censura: “Ti servo solamente dentro il letto” diventerà “Ti servo solamente quando è notte”.

Con “Padre davvero” Mia Martini vincerà il Festival di Musica d’Avanguardia e Nuove Tendenze di Viareggio, al quale nel ’71 partecipano anche Il Rovescio della Medaglia, la Formula 3, i New Trolls, i Delirium, la PFM, gli Osanna. Ma il grande successo, per la cantante, arriverà solo nel ’72, quando il singolo “Piccolo uomo” porterà il suo nome in cima alle classifiche, permettendole di conquistare quel successo che la sua voce meritava da troppo tempo.

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