1971-2021: 50 anni di “Islands” dei King Crimson

L'album è stato pubblicato il 3 dicembre 1971
1971-2021: 50 anni di “Islands” dei King Crimson

Quando si parla dei King Crimson è inevitabile non pensare al loro leader carismatico, Robert Fripp, e al primo disco della leggendaria formazione progressive britannica, “In the court of the Crimson King” dell'ottobre del 1969.

Mentre il chitarrista è sempre stato la forza trainante della band, l’album di debutto del gruppo inglese è considerato ancora oggi come uno dei migliori esordi discografici. Dopo il primo lavoro i King Crimson diedero alle stampe l’anno successivo “In the wake of Poseidon”, una sorta di rielaborazione del precedente ancorata alle prime idee della band, e il suggestivo e difficile “Lizard”, a cui fece seguito l’album più audace e ambizioso del loro primo periodo, “Islands” del 1971. La quarta prova sulla lunga distanza di Fripp e soci, uscita originariamente il 3 dicembre di cinquant’anni fa, vide il gruppo orientarsi verso un suono più ricercato, spinto dalla sua stessa poliedricità compositiva a sperimentare nuove soluzioni artistiche.

Verso “Islands”

Tra la fine del 1969 e l’inizio del 1970, nonostante il successo commerciale e di critica raggiunto grazie a “In the court of the Crimson King” e ai live, tra i componenti dei King Crimson si crearono le prime tensioni creative e la formazione della band subì la prima di una serie di continue variazioni, soprattutto per volere del suo leader Robert Fripp.

Dopo l’album d’esordio e i concerti al Fillmore West di San Francisco nel dicembre 1969, infatti, della line up originale rimanevano solo Fripp e il paroliere Peter Sinfield: Ian McDonald (fiati e tastiere) lasciò il gruppo alla fine del primo tour americano e poco dopo decisero di andarsene anche Greg Lake (basso) - poi negli Emerson Lake and Palmer - e Michael Giles (batteria). Questi ultimi due, però, contribuirono entrambi alla realizzazione di “In the wake of Poseidon” insieme a Peter Giles, al pianista jazz Keith Tippett e ai nuovi arruolati, il sassofonista Mel Collins e il cantante Gordon Haskell. Nonostante questo periodo di precarietà e assenza di live, con il terzo disco Fripp e Sinfield riuscirono a portare i King Crimson a raggiungere un nuovo livello di complessità. Distaccandosi dal precedente album, in cui il gruppo sembrava faticare a trovare una direzione musicale soddisfacente, “Lizard” si presentò come un lavoro più elaborato e originale, dove nelle influenze jazz si inserivano momenti di sperimentazione e intuizioni eclettiche. Tuttavia Haskell e il batterista Andy McCulloch, in formazione durante la realizzazione del terzo album della band, non si ritrovavano nella dimensione sonora del gruppo e lasciarono Fripp e Sinfield, insieme a Collins, a cercare ancora una volta nuovi membri. Una volta arruolati Ian Wallace, che si assicurò un posto dietro alla batteria, e il cantante - poi anche bassista - Raymond "Boz" Burrell, si costituì la formazione che nell’aprile del 1971 riportò i King Crimson a esibirsi in concerto per la prima volto dal dicembre del 1969 e che avrebbe lavorato sull’album “Islands", un progetto più ambizioso degli altri, meno criptico di “Lizard”, ma ugualmente raffinato. .

Un viaggio meraviglioso e trasognato

Registrato ai Command Studios di Londra nell’autunno del 1971, “Islands" si apre con la malinconia del clima irreale di “Formentera lady”, una lunga ballata con Keith Tippett al piano e Mel Collins al flauto che si inseguono attraverso gli archi successivamente sovrastati da un sax nervoso, batteria e cori spettrali.

La voce di “Boz” emerge solo all’inizio, come da una dimensione spaziale, ma pur sempre acustica, per introdurre il tema delle quattro tracce non strumentali del disco, quello dell’amore raccontato da Peter Sinfield talvolta attraverso spunti omerici (“Here Odysseus charmed for dark Circe fell / Still her perfume lingers, still her spell”, recita un passaggio di “Formentera lady”) o inclinazioni melodrammatiche. Robert Fripp, invece, è il protagonista della traccia centrale del lato A dell’album, "Sailor's tale”, un racconto strumentale costruito sul vibrante assolo di chitarra in progressione e su una sezione ritmica mutevole, in cui il tema ripetuto dal Mellotron sembra evocare l’arrivo di una tempesta. Il senso di frenesia del secondo pezzo di “Islands” lascia poi spazio all’atmosfera cupa ma suadente di “The letters” e alla sua varietà musicale, che passa dal gusto romantico dell’interpretazione vocale di Burrell a passaggi furiosi e stranianti ispirati dal free jazz.

Chiusasi la prima parte di “Islands”, il lato B sembra inizialmente portare l’ascoltatore verso un’attitudine apparentemente più scanzonata e leggera con l’intreccio di strumenti di "Ladies of the road”, colorata di riferimenti beatlesiani e distorsioni. Intensità e delicatezza, però, fanno capolino quando entra la composizione per archi e oboe della strumentale "Prelude: song of the gulls”, una sorta di introduzione alla title track del disco, con cui i King Crimson concludono il loro viaggio trasognato nella nebulosa raffigurata nella copertina dell’album. La visionarietà delle melodie, con inserti pianistici eleganti sostenuti dal sax, del brano “Islands" chiude così questo grande lavoro della band britannica e la prima fase della sua carriera. La formazione dei King Crimson, infatti, dopo la quarta fatica discografica sarebbe stata nuovamente rivista dal suo leader e Fripp, senza Peter Sinfield ma con Bill Bruford stabile come batterista, avrebbe realizzato una trilogia di classici come “Larks' tongues in Aspic” (1973), “Starless and Bible black” (1974) e “Red” (1974), prima di un periodo di inattività conclusosi all’inizio degli anni ’80.

La tracklist di “Islands”

Lato A

"Formentera Lady”

"Sailor's Tale”

“The Letters”

Lato B

"Ladies of the Road”

"Prelude: Song of the Gulls”

"Islands"

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