Roberto Vecchioni, la storia di "Samarcanda"

Canzoni "che restano" di cantautori italiani scelte e raccontate da Federico Pistone
Roberto Vecchioni, la storia di "Samarcanda"

ROBERTO VECCHIONI
Samarcanda


La morte secondo Vecchioni.

Un luogo antico e frequentatissimo dalla letteratura, dai talmud babilonesi a Borges, passando da John O'Hara, Somerset Maugham, Jean Cocteau e Oriana Fallaci che nel romanzo “Se il sole muore” del 1965 trasferisce l'originale appuntamento con la “nera signora” da Samarra, antica città della Mesopotamia, a Samarcanda, centro cruciale sulla via della seta di origine persiana, oggi in territorio uzbeko, dove si svolge anche il brano di Vecchioni. È il tentativo patetico e vano di esorcizzare la morte in una ballata dal ritmo frenetico e dal refrain quasi infantile (“oh oh cavallo”), dunque ancora più agghiacciante nel suo messaggio funesto, tanto più che Vecchioni la compone nei giorni successivi alla morte del padre. .

Il soldato che tutta la notte ballò
Vide tra la folla quella nera signora
Vide che cercava lui e si spaventò...
Dategli, dategli un animale
Figlio del lampo degno di un re
Presto, più presto perché possa scappare
Fategli la bestia più veloce che c'è
Corri cavallo, corri ti prego
Fino a Samarcanda io ti guiderò
Non ti fermare, vola ti prego
Corri come il vento che mi salverò

Venticinque anni dopo, sfidando tutti, perfino lo scaramantico Mauro Pagani che corrobora l'album "Il lanciatore di coltelli", Vecchioni parla ancora di morte ma questa volta in modo esplicito e definitivo, giocando sul lirismo della “Viola d'inverno”, simbolo di fine e rinascita per i Nativi d'America. “Nessuno voleva che inserissi questa canzone nell'album, ma io mi sono opposto perché la morte ci accompagna sempre. E poi è davvero la fine della vita?”.  
Arriverà che fumo o che do l'acqua ai fiori
O che ti ho appena detto: scendo, porto il cane fuori


Che avrò una mezza fetta di torta in bocca
O la saliva di un bacio appena dato
Arriverà, lo farà così in fretta
Che non sarò neanche emozionato

Questo testo è tratto da "La musica che resta" di Federico Pistone, pubblicato da Arcana, per gentile concessione dell'autore e dell'editore. (C) 2020 Lit edizioni s.a.s.  

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