Ivano Fossati, la storia di "La pianta del tè"
IVANO FOSSATI
La pianta del tè.
“Il sagrato immenso dell’altipiano barocco d’oriente” su cui ci fa inginocchiare Ivano Fossati è il mondo stesso, la storia, punto di partenza delle nostre commoventi migrazioni, il divino senza bisogno di un dio, è la purezza della luce della luna che “ci rende solitari”, uomini fragili e disorientati che possono trovare il sentiero solo con “stelle basse oppure niente”. Inutile cercare la bellezza effimera delle rose, la precarietà del tempo, del denaro, della fortuna, dell’amore perché l’unica magia che ci può salvare è racchiusa in una pianta altissima in natura, la “Camellia sinensis”, ma che racchiude il suo miracolo ancestrale nelle minuscole fronde: “Ha ben piccole foglie la pianta del tè”.
Canzone resa ancora più mistica dalla “quena” - la canna, uno strumento quasi primitivo nella sua semplicità – soffiato dal più grande flautista andino Una Ramos, quello di “El Condor Pasa” di Paul Simon, che trasferisce l’ascoltatore direttamente tra i silenzi delle vette inviolate del pianeta, da dove arrivano appena i rintocchi delle percussioni di Elio Rivagli, in una suggestione senza coordinate.
Come ci impastano la bocca
Queste piste di polvere
Per vent’anni o per cento
E come cambia poco
Una sola voce nel coro del vento
“La pianta del tè” trova una seconda emozionante traccia strumentale a chiudere il lato A dell’album, e qui Ramos diventa il vero Signore. Ivano Fossati si lascia alle spalle molte divaricate esperienze, dal pop evangelico dei Delirium al rock bambino soltanto un po’ latino, dal reggae di “Panama” alla dolorosa “La costruzione di un amore” e a “La musica che gira intorno”, passando dal “Pensiero stupendo” affidato a Patty Pravo a “Un'emozione da poco” per Anna Oxa, da “Non sono una signora” per la Berté alle “Notti di maggio” per Fiorella Mannoia.
A 37 anni, l’artista genovese cambia di nuovo tutto, sonorità (etnica, sinfonica, jazz), musicisti e velleità avviando una collaborazione sempre più stretta, e tormentata, con Fabrizio De André con cui arriverà a condividere nel 1996 la realizzazione di "Anime salve".
Questo testo è tratto da "La musica che resta" di Federico Pistone, pubblicato da Arcana, per gentile concessione dell'autore e dell'editore. (C) 2020 Lit edizioni s.a.s.
