Rockol Awards 2021 - Vota!

"Nursery Cryme": i Genesis colpiscono nel segno

Il 12 novembre 1971 esce il terzo album in studio della leggendaria band inglese, uno dei suoi lavori più rappresentativi
"Nursery Cryme": i Genesis colpiscono nel segno

Il 12 novembre 1971, esattamente cinquanta anni fa, i Genesis diedero alle stampe il loro terzo album in studio, "Nursery Cryme”. Il disco, uno dei primi lavori più rappresentativi della leggendaria band inglese con alcune gemme - seppur ancora abbozzate - pronte per brillare, fu per il gruppo un’evoluzione decisiva. Dopo il mediocre esordio nel 1969 con “From Genesis to Revelation” e l’inquietante “Trespass” del 1970, la formazione cambiò pelle dando origine al nucleo storico dei Genesis e si avvicinò, sempre di più, all’essenza del suo mondo visionario. 

Le origini

In origine erano due band studentesche di un austero e prestigioso college inglese, la Charterhouse School di Godalming, nel Surrey.

Dallo scioglimento di uno di questi gruppi, quattro studenti accomunati da una forte passione per la musica e dal desiderio di trovare uno sfogo in essa, Anthony George Banks (pianoforte), Peter Brian Gabriel (voce), Michael John Cloete Crawford Rutherford (chitarra ritmica e basso) e Anthony Edwin Phillips (chitarra solista) si ritrovarono ben presto a registrare insieme, incidendo i loro primi provini con il batterista Chris Stewart. Era la seconda metà degli anni ’60, in piena era psichedelica. Grazie a un ex allievo della Charterhouse e allora produttore di successo, Jonathan King, rimasto colpito da un nastro ricevuto della band, i giovani musicisti furono spronati a continuare a lavorare sulla loro musica. Per merito di King, a cui si deve anche l'invenzione del nome Genesis, il gruppo firmò un contratto di un anno con la Decca Records. Stewart, però, lasciò il progetto e al suo posto subentrò John Silver. Con lui Tony Banks, Peter Gabriel, Mike Rutherford e Anthony Phillips incisero il loro primo album, “From Genesis to Revelation”, uscito nel marzo del 1969. Oltre che con l’insuccesso del loro disco d’esordio e il conseguente recesso del contratto con la Decca, i Genesis si ritrovarono a dover fare i conti anche con l’uscita dal gruppo di Silver. Così, reclutato con un annuncio sulla storica testata britannica “Melody Maker”, John Mayhew fu il batterista con cui tra giugno e luglio 1970 presso i Trident Studios di Londra Banks, Gabriel, Rutherford e Phillips registrarono la loro seconda prova sulla lunga distanza, “Trespass”, un disco che - pubblicato nell’ottobre di quell’anno per la Charisma di Tony Stratton-Smith - deve molto alle loro prime esperienze dal vivo e alle influenze derivanti dalle tendenze rock progressive del periodo (prime fra tutte le sonorità degli inizi dei King Crimson). Il secondo album dei Genesis giunse sul mercato quando, per motivi di salute e una crescente paura del palcoscenico, Anthony Phillips aveva già deciso di lasciare il gruppo che, dopo un primo momento di sconforto, decise comunque di proseguire con - per un breve periodo - l’aiuto del chitarrista Mick Barnard e con l’idea di sostituire John Mayhew. Allora, con un nuovo annuncio pubblicato sul “Melody Maker”, la band si apprestò ad accogliere tra le sue fila due nuovi componenti. Il primo ad unirsi alla band fu il batterista Philip David Charles Collins e, successivamente, Stephen Richard Hackett. Si costituì così la formazione, considerata ancora oggi storica, che pubblicò “Nursery Cryme”.

“Nursery Cryme”

Dopo un’intensa attività dal vivo all’inizio del 1971, durante la quale i Genesis intrapresero una serie di concerti per la tournée “Six Bob Tour” con altre band della Charisma - Van der Graaf Generator e Lindisfarne - e tennero i loro primi live oltre i confini britannici, la band tornó a dedicarsi alla composizione e si stabilì presso la Luxford House a Crowborough, la villa di Tony Stratton-Smith nel Sussex che ospitò anche parte delle lavorazioni di “Pawn Hearts” del gruppo capitanato da Peter Hammill. Qui i Genesis composero il nuovo materiale destinato al loro terzo album in studio, “Nursery Cryme”, registrato poi ai Trident Studios di Londra nell’agosto del 1971, di nuovo con il produttore John Anthony - già dietro la produzione di “Trespass”.

L’apertura di “Nursery Cryme” è affidata alla canzone “The Musical Box”, composta per buona parte da Anthony Phillips e a cui, fin dalla sua genesi nel 1969, contribuirono poi tutti i componenti dei Genesis, compreso Barnard che rimase con la band per un breve periodo.

Il brano, aperto da una sezione acustica prima di alternare atmosfere intime - e al contempo inquietanti - con la furia e l’esplosività di passaggi più nervosi, racchiude in oltre 10 minuti gli elementi musicali ricorrenti del disco. La traccia, inoltre, introduce i soggetti principali raffigurati nella copertina dell’album realizzata - come quella di “Trespass” - da Paul Whitehead. La storia, un racconto macabro frutto della fantasia di Peter Gabriel in cui l’innocenza di due bambini porta a un’allegoria a sfondo sessuale, vede la piccola Cynthia staccare la testa a Henry durante una partita a croquet prima di ritrovarsi nell’aldilà in un turbinio di pulsioni. Questa spiega anche il titolo scelto per il terzo lavoro discografico dei Genesis, “Nursery Cryme”, un gioco di parole che allude alle “nursery rhymes” - filastrocche per bambini - e alla poetica dei contrasti con il riferimento agli elementi surreali, talvolta inquietanti e in altri momenti fantasiosi e visionari, dell’album.

Il lato A di “Nursery Cryme” viene completato dalle canzoni “For Absent Friends” e “The Return of the Giant Hogweed”. La prima è un breve brano acustico che deve la sua importanza alla dimostrazione di come i Genesis siano riusciti a superare il rischio di implosione dopo l’uscita di Anthony Phillips grazie all’ingresso in formazione di Phil Collins e Steve Hackett. “For Absent Friends”, il cui testo racconta di due signore e del loro dolore per la perdita dei rispettivi coniugi (“Looking back at days of four instead of two”) è la prima composizione nella storia del gruppo firmata da Hackett ed è il primo pezzo la cui interpretazione vocale viene affidata a Collins. A questa canzone fa seguito la lunga “The Return of the Giant Hogweed” che, oltre a lasciare spazio alla tecnica dei musicisti e a essere caratterizzata dal “tapping” di Hackett, racconta la storia surreale di una pianta carnivora e della sua minaccia contro l’umanità.

La complessità negli arrangiamenti e nella produzione di “Seven Stones” introduce l’ascoltatore al lato B di “Nursery Cryme”, che con la sua quarta traccia – grazie al lavoro di Tony Banks - si porta verso atmosfere struggenti e uno stile ancora più narrativo concentrandosi sui racconti di un anziano signore (“I heard the old man tell his tale”).

Arriva così “Harold the Barrel”, canzone interpretata vocalmente da Peter Gabriel con l’aiuto di Phil Collins, in cui entrambi giocano a dare voce ai personaggi di una storia di fantasia dall’umorismo inglese narrando di un uomo che minaccia di suicidarsi gettandosi da un davanzale. È quindi il turno di “Harlequin”, composizione complessa firmata da Mike Rutherford, fatta di intrecci di chitarre e arricchita dall’entrata di flauto, organo e una leggera batteria, che guida verso la conclusione di “Nursery Cryme”. Il disco, infatti, si chiude con i circa otto minuti della successiva “The Fountain of Salmacis” in cui, tra l’effetto fantastico del mellotron e l’arpeggio della chitarra elettrica, si narra la leggenda di Ermafrodito e della ninfa Salmace.

Il rapporto tra l’Italia e i Genesis

Al tempo della sua uscita “Nursery Cryme” non convinse del tutto la stampa inglese e non riuscì a ottenere successo in termine di vendite in patria, dove sarebbe riuscito a entrare tra le prime quaranta posizioni della classifica britannica dei dischi solo successivamente, una volta rivalutato dal pubblico finalmente interessato ai Genesis. Tuttavia, il terzo album in studio della band fu accolto positivamente nel resto d’Europa, piazzandosi addirittura al primo posto nelle chart del Belgio e nella top ten delle classifiche italiane. L’attenzione di critica e pubblico attirata in Italia con “Nursery Cryme” e il primo tour nel nostro paese dei Genesis sugellò un rapporto molto importante fra la band e il pubblico italiano, durato nel corso di tutta la carriera del gruppo.
 

La tracklist di "Nursery Cryme"

Lato A
The Musical Box
For Absent Friends
The Return of the Giant Hogweed


Lato B
Seven Stones
Harold the Barrel
Harlequin
The Fountain of Salmacis

Segui Rockol su Instagram per non perderti le notizie più importanti!
Scheda artista Tour&Concerti
La fotografia dell'articolo è pubblicata non integralmente. Link all'immagine originale

© 2021 Riproduzione riservata. Rockol.com S.r.l.
Policy uso immagini

Rockol

  • Utilizza solo immagini e fotografie rese disponibili a fini promozionali (“for press use”) da case discografiche, agenti di artisti e uffici stampa.
  • Usa le immagini per finalità di critica ed esercizio del diritto di cronaca, in modalità degradata conforme alle prescrizioni della legge sul diritto d'autore, utilizzate ad esclusivo corredo dei propri contenuti informativi.
  • Accetta solo fotografie non esclusive, destinate a utilizzo su testate e, in generale, quelle libere da diritti.
  • Pubblica immagini fotografiche dal vivo concesse in utilizzo da fotografi dei quali viene riportato il copyright.
  • È disponibile a corrispondere all'avente diritto un equo compenso in caso di pubblicazione di fotografie il cui autore sia, all'atto della pubblicazione, ignoto.

Segnalazioni

Vogliate segnalarci immediatamente la eventuali presenza di immagini non rientranti nelle fattispecie di cui sopra, per una nostra rapida valutazione e, ove confermato l’improprio utilizzo, per una immediata rimozione.