David Bowie, "Hunky Dory" ha 50 anni: la storia dell'album (1)

Ricorre il 17 dicembre il cinquantesimo anniversario della pubblicazione dell'album "Hunky Dory"; dopo averlo raccontato canzone per canzone nei giorni scorsi, raccontiamo la storia dell'album
David Bowie, "Hunky Dory" ha 50 anni: la storia dell'album (1)

HUNKY DORY
David Bowie: voce, chitarra, sax, piano • Mick Ronson: chitarre, voce, piano, sintetizzatore • Trevor Bolder: basso, tromba • Woody Woodmansey: batteria, percussioni • Ken Scott: sintetizzatore • Rick Wakeman: piano
Registrazione: luglio-agosto 1971; Trident Sudios, Londra
Produttori: Ken Scott, David Bowie
Pubblicato: 17 dicembre 1971 • RCA


Raramente un disco di totale insuccesso è diventato altrettanto popolare nella storia del rock. Quando si affacciò nei negozi, a dominare le classifiche britanniche erano l’amato/odiato Marc Bolan (ELECTRIC
WARRIOR dei T­Rex, n. 1 a gennaio) e album fenomeno come LED ZEPPELIN IV o BRIDGE OVER TROUBLED WATER di Simon & Garfunkel, uscito da un bel po’ ma sempre vendutissimo. In Top 10 anche Cat Stevens (TEASER AND THE FIRECAT), Emerson, Lake & Palmer (PICTURES AT AN EXHIBITION), Rod Stewart con i Faces, nonché due ben noti artisti della Apple, John Lennon (IMAGINE) e Paul McCartney (WILD LIFE con gli Wings). In questo scenario, che sembrerebbe eclettico quanto lui, HUNKY DORY fu un flop.
A cinquant’anni dalla pubblicazione riesce difficile credere che questo album sia passato quasi inosservato all’uscita. Sorte toccata anche all’unico singolo estratto ("Changes") nonché a quello che oggi consideriamo un classico come "Life On Mars?". 

Malgrado la considerazione di cui gode attualmente, l’album fu trascurato da Bowie stesso, per la sua smania di iniziare il nuovo corso con ZIGGY STARDUST e con la nuova casa discografica.

Tanto che quattro settimane dopo l’uscita di HUNKY DORY concesse un’intervista a "Melody Maker" nella quale dichiarò: “Sono gay e lo sono sempre stato”. L’intervistatore Michael Watts annotò un sorriso astuto nel suo interlocutore ma lo assecondò e intitolò il colloquio "Oh! You pretty thing", giocando sul titolo dell’unico brano noto al pubblico, quello prestato qualche mese prima a Peter Noone. Con la sua interpretazione l’ex cantante di Herman & The Hermits aveva finalmente riportato un pezzo di Bowie in classifica (n. 12 nel Regno Unito).

Il coming out di quell’intervista, uno dei primi nel mondo del rock, relegò in secondo piano il disco appena uscito sacrificandolo alla causa, ovvero alla costruzione di un nuovo personaggio.

Nelle speranze di Bowie e del suo nuovo manager Tony DeFries, sarebbe dovuta essere la storia di punta di quel numero di "Melody Maker"; sfortunatamente lo scioglimento dei King Crimson le negò lo spazio principale della prima pagina. In ogni caso quell’intervista, così proiettata verso il disco successivo (suonato in sottofondo durante tutto il colloquio, apprendiamo da Watts) e verso un successo considerato del tutto inevitabile (“In effetti la cosa quasi mi spaventa, perché so che quando raggiungerò la vetta e sarà ora di tirarmi giù, avverrà con uno schianto”) mise HUNKY DORY in frigorifero. Non ci fu nessun tipo di promozione e il disco finì col vendere circa cinquemila copie. Bowie non se ne preoccupò: DeFries gli aveva trovato una nuova casa discografica, lui aveva un nuovo progetto artistico, e avevano deciso di puntare forte su quelli. Questo, malgrado fossero state le canzoni contenute in HUNKY DORY a convincere la RCA a ingaggiarlo e a creare una rinnovata attenzione nei suoi confronti da parte della critica, fornendogli il credito necessario per l’azzardatissima svolta dell’album successivo.

In fin dei conti, proprio la ziggymania avrebbe portato al riscatto di HUNKY DORY; i nuovi fan iniziarono a comprare tutto quello che era uscito (persino il 45 giri di "The Laughing Gnome"): nel 1973 entrò per la prima volta in classifica, dove salì fino al n. 3, uscendone solo dopo sessantanove settimane. Anche "Life On Mars?", per l’occasione pubblicato come singolo con una copertina spudoratamente ziggyana, raggiunse la terza posizione nelle classifiche britanniche. L’album era più arioso ed eclettico rispetto a ZIGGY STARDUST, e per molti aspetti complementare. Curiosamente, in classifica andò pure più in alto, visto che il disco dell’exploit si era fermato al n. 5.

Il testo completo di questa scheda è pubblicato nel libro "David Bowie" di Paolo Madeddu, edito da Giunti, per gentile concessione dell'autore e dell'editore. Il libro racconta tutte le canzoni pubblicate da David Bowie nella prima parte della sua carriera, dal 1964 al 1976: tutti i brani contenuti negli album, i singoli con i relativi lati B e gli inediti apparsi sui live e, in due apposite appendici, gli abbozzi di canzone, i provini, gli inediti pubblicati ufficialmente dopo la scomparsa dell'artista.


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