Metti una sera a cena con Paddy Moloney dei Chieftains…

Una sera di quasi 20 anni fa, di fronte ad una buona bottiglia di vino, ci siamo trovati a conversare con la leggenda del folk irlandese, scomparsa oggi a 83 anni. Ecco la bella e surreale conversazione che ne venne fuori
Metti una sera a cena con Paddy Moloney dei Chieftains…

Questo piccolo grande irlandese ha vissuto in prima persona la storia della musica celtica contemporanea, ma lo sguardo e la vitalità sono quelli di un ragazzino. Paddy Moloney è un fiume in piena inarrestabile di racconti e aneddoti. E’ difficile farlo parlare del nuovo disco dei suoi Chieftains, “Down the old plank road”, registrato a Nashville con il meglio della musica “roots” americana. I suoi occhi vispi abbozzano una risposta alle domande, ma poi si perdono nel ricordo di un incontro, nel gustare un bicchiere di Barbaresco, o nell’accennare una melodia con il suo tin whistle appoggiato sul tavolo.
Lo senti chiedere scusa per andare al bagno (“Vado a visitare la regina”, dice con sarcasmo tutto irlandese, precisando che “è un complimento”) e capisci tutto. Capisci che un uomo del genere ha un sì talento musicale enorme, ma soprattutto una qualità umana altrettanto grande: quella di essere una persona semplice, incapace di nascondersi. E capisci perché le stelle del rock fanno a gara per comparire nei dischi dei suoi Chieftains. “Continuo a dire ‘io’, ‘io’”, dice ad un certo punto. “Ma dovrei dire ‘noi’. I Chieftains sono una grande famiglia”.
Era il 2002: ecco il resoconto di una sera a cena con uno dei più grandi musicisti irlandesi.


Cosa beve, mister Moloney? Birra, vino?
Vino, grazie.

Mi piacciono soprattutto quelli francesi, ma anche i vostri Barbaresco e Brunello non sono male. Non posso dire male della Guinness, non solo perché sono irlandese, ma perché i Chieftains hanno fatto da testimonial per una pubblicità, e ancora adesso ci arrivano delle casse piene di birra che non riusciamo a smaltire.

E a Nashville cosa bevono?
Quando siamo in studio non si beve… Le “Nashville sessions” da cui è nato questo disco sono state incredibili: 25 brani in meno di dieci giorni. “Down the old plank road” è solo il primo capitolo, l’anno prossimo uscirà un altro album, che conterrà il resto del materiale nato in quelle sessioni. E’ stato incredibile: tutti quelli che abbiamo contattato per collaborare ci hanno detto di si. Sul prossimo disco ci saranno Joe Ely, John Prine, Emmylou Harris, John Hiatt… John compare già in questo disco, ma con un breve cammeo. Sul prossimo canterà una canzone intera, è fantastico.
Allora, volete registrare, così poi scrivete qualcosa?

Stiamo già registrando…
Oh! Non osate scrivere tutto quello dico, però. Non male questo vino rosso siciliano.

Parliamo ancora di “Down the old plank road”.
E’ la continuazione di un percorso iniziato dieci anni fa con “Another country”. Ci era tornata la voglia di cimentarci con la musica tradizionale americana.
A proposito di “Another country”… Su quel disco avevamo ripreso un traditional che avevamo già suonato in passato, “Cotton eyed Joe”. Poi un gruppo, Rednecks o qualcosa del genere, ha ripreso il nostro arrangiamento, l’ha trasformato in una canzone dance, e il brano è andato al primo posto in classifica in tutta Europa. Una volta questi mi hanno incontrato e mi hanno ringraziato. Mi hanno pure chiesto un autografo. Però non abbiamo visto un soldo: è un traditional, e sugli arrangiamenti non c’è diritto d’autore…
Comunque, per tornare al disco, lo scorso ottobre dovevamo registrare un concerto per celebrare i nostri 40 anni di carriera. Sarebbero dovuti venire musicisti da tutto il mondo, ma poi l’11 settembre ha fatto rimandare tutto. Da lì è nato “The wide world over”, il nostro disco precedente, che è stato il nostro modo di festeggiare la ricorrenza. Però, nel frattempo, continuavo a pensare a questo progetto sulla musica americana, facendo ricerche, ascoltando vecchi dischi e nastri, pensando a quali brani includere e a chi coinvolgere.

Come scegliete gli artisti da coinvolgere sui vostri dischi?
Non coinvolgiamo qualcuno per il puro gusto di farlo o di avere un nome nel disco. Non ho mai coinvolto Paul McCartney. Neanche Bono, per esempio, nonostante il manager degli U2 viva nella mia strada. Pensiamo a chi potrebbe fare qualcosa di sensato, ci deve essere una ragione.

Che musica americana ascolta, se ne ascolta?
Non voglio mancare di rispetto, ma non ne ascolto, non ne ho il tempo. Ho appena il tempo di ascoltare le notizie alla radio sul BBC World Service. Ogni tanto, all’ora di pranzo, c’è un bel programma di musica.

Joe Strummer ha tenuto un programma sul BBC World Service...
Chi? Ah, si i Clash… Ad un certo punto negli anni ’70 anche noi incidevamo per la Columbia e ci siamo ritrovati con lo stesso discografico che ci portava in giro per le radio a fare promozione. Era una buffa situazione.

Secondo lei, il legame tra la musica irlandese e quella americana è più nella melodia o nel ritmo?
C’è una canzone su questo nuovo disco che è un esempio di come le due tradizioni siano legate a doppio filo: “Molly Bàn”, un canzone irlandese apparsa nel repertorio folk americano con il titolo di “Polly Vaughan”. Anche Peter Paul & Mary ne hanno fatto una versione.

Questo per le melodie. E per il ritmo?
In realtà queste due canzoni erano legate soprattutto per la storia, che era la stessa: quella di una giovane donna che porta addosso un velo bianco per proteggersi dalla pioggia. Il suo amante scambia il velo per un cigno attorno al collo e la uccide per errore, finendo processato per omicidio. Per il resto, la canzone era molto diversa, sia nella melodia, che nel ritmo.

Mangi pure, mister Moloney… Non vogliamo distrarla troppo del cibo.
Grazie. Ma userete mica tutto quello che dico? Scusate, vado a visitare la Regina.

Bentornato a tavola, mister Moloney. Continuiamo a parlare dei Chieftains: la vostra discografia è impressionante.
E’ vero. Abbiamo inciso più di quaranta dischi, più della metà dedicati totalmente alla tradizione irlandese. In altri abbiamo cercato le connessioni con altre tradizioni. Come quella latina, attraverso la “provincia celtica” della Galizia. Da lì, per “Santiago”, siamo partiti per esplorare il Portogallo, Cuba. Era la metà degli anni ’90, e abbiamo suonato con musicisti dell’Havana prima che diventassero famosi con “Buena Vista Social Club”. Abbiamo passato due settimane fantastiche a L’Havana: c’è una O’Reilly Street, dove c’è un O’Reilly’s Bar…

Ha mai pensato ad esplorare le musica celtica delle valli italiane?
Ho suonato in Friuli qualche tempo fa… Si, era il Folkest. Ho suonato con musicisti locali in quell’occasione, ed abbiamo pure registrato qualcosa. E’ incredibile la connessione che c’è tra la musica di quelle parti e la nostra. Ho un progetto in testa per il futuro, comunque.
Buono questo Barbaresco, meglio del vino siciliano. L’altra sera ho bevuto del Barbaresco in un ristorante indiano.

Barbaresco con il curry, che strano accostamento…Come ha iniziato a suonare, mister Moloney?
Non avevo neanche dieci anni che mi regalarono un flauto, e imparai praticamente da solo, prima con quello e poi con le pipes. Successivamente iniziai a prendere qualche lezione, un’ora e mezza alla settimana, ma non ho mai sviluppato un grande tecnica, nel senso tradizionale del termine.
Oggi sarebbe molto più difficile per un giovane musicista seguire una strada del genere, ci sono moltissimi musicisti dalla tecnica incredibile C’è moltissima competizione.

C’è qualche musicista o gruppo irlandese che, secondo il suo parere, potrebbe essere considerato erede dei Chieftains?
Mah, in realtà c’è poca gente che fa quello che facciamo noi, e non lo dico per sminuire gli altri, ma solo perché sono diversi. Nessuno usa la stessa nostra strumentazione, intendo dire. Mi piacciono gruppi come gli Altan, per esempio: si stanno facendo conoscere in America, anche grazie a Dolly Parton, che li sta prendendo sotto la propria protezione.

E tra i gruppi che fanno pop rock? L’Irlanda è considerata terra molto fertile, in questo senso. I Chieftains hanno coinvolto nei loro dischi gente come Van Morrison, Sinead O’ Connor, pure i Corrs…
Non ascolto molta musica , come dicevo prima.

Le Corrs? Belle voci e belle ragazze. Peccato che si stiano sposando una dietro l’altra….

La cena è finita, mister Moloney. Un whiskey?
No, grazie, non lo bevo più. Ma non è possibile avere una bottiglia di questo Barbaresco da portarmi a casa in Irlanda?
 

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