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Don McLean, la storia di "Vincent"

Tratta dal libro "Quello che le canzoni non dicono"
Don McLean, la storia di "Vincent"

Vincent
Don McLean
Autore: Don McLean
Anno di pubblicazione: 1971

Se aveste visitato il Museo Van Gogh ad Amsterdam durante gli anni 70, probabilmente avreste sentito questa canzone diffusa dall’impianto audio. "Vincent", del cantautore americano Don McLean, è un piccolo gioiello acustico che è un sentito tributo al pittore Vincent Van Gogh e al suo celebre dipinto “Notte stellata”, realizzato nel 1889 e conservato al Museum of Modern Art di New York (MOMA), e difatti la canzone inizia proprio con le parole “Starry, starry night”. 

Nel 1970 McLean sta attraversando un periodo piuttosto travagliato e doloroso a causa di un matrimonio molto difficile. In autunno viene assunto in una scuola per suonare la chitarra e cantare in aula, e una mattina mentre è seduto in veranda e sfoglia un libro illustrato su Van Gogh il suo sguardo resta catturato dal dipinto “Notte stellata”. «Improvvisamente ho capito che dovevo scrivere una canzone per dire che Van Gogh non era pazzo» - ha detto in un’intervista - Aveva un disturbo, questo sì, cosa che lo rendeva diverso agli occhi degli altri, ma era qualcosa di ben diverso dal mio concetto di “pazzia”. Così mi sono seduto con una stampa di “Notte stellata” e ho scritto i testi su un sacchetto di carta». 

In effetti le parole e le immagini di questa canzone rappresentano la vita, il lavoro e la morte di Vincent Van Gogh.

I versi “Paint your palette blue and gray” (“Dipingi la tua tavolozza di blu e grigio”) riflettono i colori predominanti del dipinto, e sono probabilmente un riferimento all’abitudine di Vincent di succhiare o mordere i suoi pennelli mentre lavorava; “The ragged men in ragged clothes” (“Gli uomini laceri in abiti logori”) e “how you tried to set them free” (“come hai cercato di liberarli”) si riferiscono alle attività umanitarie di Van Gogh e all’amore che nutriva per gli emarginati dalla società; “They would not listen / They did not know how” (“Non volevano ascoltare / Non sapevano come”) si riferisce alla famiglia di Van Gogh e ad alcuni conoscenti che erano critici nei confronti della sua gentilezza nei confronti di “the wretched” (“gli infelici”); “How you suffered for your sanity” (“Come hai sofferto per la tua sanità”) si riferisce al disturbo schizofrenico di cui Van Gogh soffriva. Van Gogh dipinse “Notte stellata” dopo essersi fatto internare nel manicomio Saint Paul de Mausole, appena fuori Saint Rémy, in Provenza. Scrisse che quella notte era “più ricca di colori del giorno”, ma non poteva andare fuori a vedere le stelle, così dipinse il cielo notturno a memoria. .

Ha raccontato McLean: «Stavo rigirandomi il libro tra le mani pensando a come poter raccontare la sua storia quando ho capito che tutto era già nel dipinto.

Vorrei dire che la musica per certi aspetti è come la poesia. Tu hai arguzia, drammaticità, umorismo, pathos e rabbia e tutte queste cose creano gli strumenti sottili che un artista, un artista di palcoscenico, uno buono, usa. Purtroppo, tutto questo nella musica si è perso quasi completamente. Il che mi rende quasi come un cimelio storico, perché sto facendo delle cose e le persone come me stanno facendo cose utilizzando tutti i mezzi classici di espressione emotiva». .
La canzone è inclusa nell’album "American pie" del 1971, e raggiunge il numero 1 della classifica inglese e il numero 12 negli Stati Uniti, dove resta 12 settimane nella Top 100. La sua fama in Italia si deve allo sceneggiato televisivo (oggi si direbbe “fiction”) "Lungo il fiume e sull’acqua" del 1973, di cui è stato la sigla. Ne uscì una versione in italiano scritta da Francesco De Gregori con il titolo "Come un anno fa", incisa da Little Tony, e un’altra traduzione è stata realizzata ed incisa da Roberto Vecchioni. Tra le cover della canzone ricordiamo quelle di Josh Grobhan e di Ronan Keating, mentre il cantante irlandese Brian Kennedy ha cantato questa canzone al funerale del calciatore George Best, del quale era la canzone preferita. Recentemente è stata inserita sui titoli di coda del film "Loving Vincent". Sotto il Museo Van Gogh, ad Amsterdam, c’è una capsula del tempo che contiene gli spartiti di questa canzone insieme ad alcuni dei pennelli dell’artista e al suo cappello di paglia.

Questo testo è tratto dal libro "Quello che le canzoni non dicono - Storie e segreti dietro le nostre canzoni del cuore" di Davide Pezzi, per gentile concessione dell'autore.

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