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Massimo Cotto: pagine scelte da "Rock is the answer" (5)

Anticipazioni dal nuovo libro in uscita in questi giorni: Joe Boyd
Massimo Cotto: pagine scelte da "Rock is the answer" (5)

È proprio vero che i rocker sono solo cattivi maestri, guide di perdizione e dolore? Con il suo nuovo libro, in uscita il 14 ottobre, Massimo Cotto compone un "breviario rock" in forma di prontuario filosofico: suggestioni e pillole di saggezza da oltre 150 musicisti di ogni generazione e per ogni gusto.
Per gentile concessione dell'editore Marsilio, anticipiamo qui un florilegio di contenuti selezionati dall'autore.

 

L’Ufo Club in Tottenham Road era il tempio. L’atmosfera era surreale. Ci venivano persone che prendevano acidi e si vestivano in modo strano, pensando di essere i soli a farlo. Quando, una volta entrati, si rendevano conto che c’erano altre persone come loro, impazzivano per l’eccitazione. Per questo, l’atmosfera nel locale era sempre carica, euforica. Il periodo d’oro durò sei mesi. Le attrazioni fisse erano Pink Floyd, Soft Machine, i Crazy World di Arthur Brown e i Tomorrow. Ogni tanto arrivava Yoko Ono. Una sera fece piazzare una scala al centro del locale, collegò un paio di forbici all’amplificatore e poi fece salire su per i gradini una splendida ragazza vestita solo di fogli di giornale. Yoko si avvicinò con le forbici e cominciò a tagliare i fogli che coprivano la ragazza. Il rumore amplificato diede alla scena un effetto sbalorditivo. 


Quando i Rolling Stones vennero scoperti dalla polizia con la droga, si diffuse il sospetto che l’intera faccenda fosse stata organizzata da News of the World. Così, dopo un primo set dei Tomorrow, marciammo verso la sede del giornale. Erano le due del mattino della domenica. I dipendenti erano pronti a spedire i giornali alle edicole quando arrivammo a iniziare il picchettaggio. L’intero edificio era circondato da giovani vestiti in modo eccentrico e folle, i giornalisti avevano paura. Alle cinque del mattino tornammo all’Ufo, dove i Tomorrow suonarono un secondo set strisciando tra la folla e urlando: “Revolution!”. Oggi può sembrare tutto ridicolo, allora non lo era.


Quando conobbi Syd Barrett, era pieno di vita, disponibile al dialogo. Era lui il leader dei Pink Floyd. Scriveva melodie eccezionali e mi dispiace dirti che ho perso un nastro con mezza dozzina di brani suoi, davvero magnifici. La cosa più sconvolgente era l’incredibile energia ed entusiasmo che Syd emanava. Dopo un’assenza di tre mesi dall’Ufo Club in Tottenham Road, i Pink Floyd tornarono per un concerto. Il locale era stracolmo di gente. Io ero alla porta per permettere agli artisti di entrare. Syd aveva sempre avuto occhi allegrissimi e vivaci, come se nelle pupille ci fosse una scintilla che si accendeva in continuazione. Quella sera mi passò vicino in silenzio. I suoi occhi erano spenti, come se qualcuno avesse staccato la spina, spento la luce. Nella seconda parte dello show, a metà canzone uscì dal palco senza dire una parola e non tornò più. Erano passati solo tre mesi. Aveva preso troppe sostanze chimiche in troppo poco tempo. Qualcosa aveva fatto tilt.
Joe Boyd
(fondatore dell'UFO Club)


Questi testi sono tratti da "Rock is the answer" di Massimo Cotto (Marsilio Editore)

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