Francesco Baccini, una storia in musica lunga oltre trenta anni

Il cantautore genovese ha attraversato nel tempo fasi creative abbastanza differenti tra loro
Francesco Baccini, una storia in musica lunga oltre trenta anni

Compie oggi 61 anni Francesco Baccini, cantautore decisamente unico e un po’ anomalo nel panorama musicale italiano.

Un artista che negli anni ha attraversato fasi creative abbastanza differenti tra loro in cui ha affrontato temi sia sociali sia romantici, alternando canzoni malinconiche e disilluse ad altre decisamente più irriverenti o giocose, rimanendo però coerente e fedele al proprio stile ironico e non banale. Baccini è sempre attento alle tematiche sociali e politiche del suo tempo, ma anche al costume e alle abitudini, alle mode e alle passioni contemporanee. Figlio della storica “Sscuola genovese”, Baccini si è sempre aperto a collaborazioni con altri artisti, da Enzo Jannacci al suo “mito-amico” De André, da Paolo Belli a Gianluca Grignani, e più recentemente a Sergio Caputo con il quale, dopo un fortunato tour, ha pubblicato "Chewing gum blues", un album a quattro mani. Auguri quindi a Francesco Baccini, del quale riproponiamo una carrellata di brani caratterizzati da un’acuta ironia, cosa che spesso manca negli artisti legati alla canzone d’autore.

di Valeria Bissacco www.lisolachenoncera.it

“Figlio unico” - (“Cartoons”, 1989)

Tratto dal suo primo album “Cartoons” del 1989, che fu subito un successo di critica e gli valse la Targa Tenco come opera prima, questo brano possiede già tutte le caratteristiche della poetica ‘bacciniana’, e ancora oggi è uno dei cavalli di battaglia che meglio rappresentano l’artista sul palco. “Figlio unico” è un autoritratto ironico e a tratti surreale (“io sono figlio unico con una sorella a carico) che, nonostante nel ritornello parli d’amore, denota un certo distacco dalla classica canzone sentimentale: Tu vuoi vivere con me, ma non sai che io sto cercando una che non parli che cucini che mi stiri le camicie e che mi lavi anche i calzini…”.

Il tutto sostenuto da doti interpretative fuori dal comune, e chi non l’avesse mai visto in concerto, può già farsene una (parziale) idea con dei video che si trovano in rete e che lo riprendono cantare questo brano nelle performance dal vivo. Tutto l’album, forse più di ogni altro della sua discografia, è composto da piccoli sketch che ben si prestano all’interpretazione dal vivo, in cui, più che cantare nel senso classico del termine, Baccini spesso quasi “recita” le sue canzoni.

“Fotomodelle” – (“Cartoons”, 1989)

La canzone, tratta anche questa da “Cartoons”, racconta con efficacia il mondo glitterato della moda, in un periodo in cui le stesse modelle erano delle star, ed erano miti per una intera generazione di adolescenti passate attraverso disagi alimentari e drammatiche disillusioni nel tentativo di assomigliare a questa o quella icona di bellezza. Viola, avevi il corpo ovale ai tempi della scuola ma ti ricordi, Viola ti ho vista sul giornale, con un sorriso idiota…” Brano dal ritmo ska, molto accattivante e vivace, è uno dei diversi coloratissimi episodi che compongono un album vario e policromo, anche sotto l’aspetto musicale.

“Cartoons”, la cui copertina raffigura Betty Boop disegnata da Vincenzo Mollica ed ispirata ad un dipinto di Tamara de Lempicka, è infatti un disco di storie differenti che si compongono quasi in un fumetto e ritraggono perfettamente la società italiana di fine anni Ottanta, periodo in cui tutto appariva splendido e lucente, tutto sembrava funzionare, tutto in apparenza pareva perfetto. In apparenza, appunto.

“Le donne di Modena” – (“Il pianoforte non è il mio forte”, 1990)

Nel 1990 esce il secondo album di Francesco Baccini, “Il pianoforte non è il mio forte”, che contiene undici brani eterogenei ma sempre accomunati da un filtro di sottile ironia, filo conduttore di tutta la produzione discografica del cantautore.

Nel brano “Le donne di Modena” Baccini racconta, prendendosi in giro e certamente con parecchia fantasia, il suo rapporto con le donne, citando più o meno velatamente alcuni luoghi comuni (se le donne di Napoli sono tutte delle mamme, le donne di Padova invece hanno le piume… come le famose galline padovane? Secondo Baccini pare di sì!). Sembra che il cantautore conosca bene le donne avendone avute in “ogni porto”, anche se in realtà sul finale rivela con rammarico che le cose non stanno poi esattamente così. Nell’album suonano musicisti notevoli come Andrea Braido alle chitarre, Lele Melotti alla batteria e Fio Zanotti alla fisarmonica, oltre naturalmente allo stesso Baccini al pianoforte.

“Qua qua quando” – (“Il pianoforte non è il mio forte”, 1990)

Nell’album “Il pianoforte non è il mio forte” compare anche “Qua qua quando”, canzone d’amore in perfetto stile anni ‘60 il cui video originale ottiene anche un premio come migliore ricostruzione d'epoca, trattandosi di una rivisitazione del palcoscenico sanremese del ’64.

La struttura della canzone e la sua interpretazione evidenziano forzature create ad arte che contribuiscono a creare l’effetto parodia. Nell’album vi sono alcune significative collaborazioni: il brano “La giostra di Bastian”, è scritto infatti da Giorgio Conte, mentre “Genoa blues” è composto e cantato in duetto con Fabrizio De André ed è dedicato alla loro città natale e ai colori del Genoa Calcio (red & blue) di cui erano entrambi tifosi. Vi è poi la celebre “Sotto questo sole”, che vincerà il Festivalbar di quell’anno e sarà un vero e proprio tormentone dell’estate, interpretata con Paolo Belli e i Ladri di Biciclette.

“Margherita Baldacci” – (“Nomi e cognomi”, 1992)

Tratto dal successivo album “Nomi e cognomi” del 1992, il terzo e più controverso della discografia del cantautore, il brano “Margherita Baldacci” è quasi un vero e proprio siparietto comico, e per questo è immancabile in ogni concerto dal vivo di Francesco Baccini.

A differenza di molti dei soggetti delle canzoni contenute nell’album, che sono reali e rigorosamente citati per nome e cognome (non senza causare qualche problema a Baccini stesso), come ad esempio Giulio Andreotti, Antonello Venditti, Diego Armando Maradona, Adriano Celentano, Margherita Baldacci è un personaggio di pura fantasia. Il brano parla di una giovane ragazza che vive una tragica storia sentimentale con tale Pino Mirella (altro personaggio inventato) che serve a Baccini come pretesto per prendere di mira ironicamente le canzoni strappalacrime e un certo modo di cantare la vita quotidiana di alcuni suoi colleghi, con abuso di rime baciate e luoghi comuni esageratamente drammatici. Il risultato è un brano tragicomico, assolutamente unico nel suo genere. “Baldacci” a parte, che è forse uno degli episodi più “leggeri” del disco (anche se poi a seguire il testo fino alla fine, l’impressione iniziale sfuma), l’album denota un impegno socio politico e di denuncia non indifferente, sempre attraverso una chiave satirica che caratterizza soprattutto quel periodo della produzione del cantautore.

“Ho voglia di innamorarmi” – (“Nudo”, 1993)

La prima vera canzone d’amore di Francesco Baccini arriva solo con il quarto album, “Nudo”, che esce nel 1993. In realtà, se in questo modo il cantautore spiazza un po’ il suo pubblico c’è molta ironia anche in questo brano e soprattutto, tra le righe, appare evidente la volontà di abbandonare un quotidiano ‘tranquillo’ e ‘regolare’. Non a caso è presente nel brano anche una citazione che suona come un omaggio a Rino Gaetano (“una borsa di coccodrillo”, immagine presente nella canzone “Gianna” riferendosi a una prostituta), del quale egli appare in un certo senso come un “erede”.

Parecchi anni dopo, fra l’altro, Baccini sceglierà di interpretare dal vivo il brano del cantautore calabrese “Nun te reggae più”, cambiando alcuni versi per trasporla nell’attualità. “Ho voglia di innamorarmi” non è la classica canzone sentimentale, quindi, perché Baccini dichiara di volersi innamorare “di una donna, di un animale, di una borsa di coccodrillo, di uno straccio di ideale” e tutto alla fine si risolve con un caffè. Il 1993 è un anno particolare per Baccini: il cantautore si mette in discussione e intraprende nuove strade musicali rispetto ai suoi precedenti lavori. C’è sempre l’ironia, ma più velata, i temi sono più attuali. Inoltre abbandona il suo lavoro di scaricatore al porto di Genova, lavoro che fu di suo padre. Tra i musicisti che suonano nell’album appare per la prima volta Alessandro Lunati alle tastiere, che diventerà il suo tastierista e collaboratore per molti anni.

“Filma!” – (“Baccini a colori”, 1996)

“Baccini a colori” è il titolo del quinto album di Francesco. Esce nel 1996 e comprende 9 tracce tra cui questa “Filma!”, canzone immediatamente censurata in radio e tv per il suo contenuto apparentemente violento. In realtà questo brano tratta con un’ironia allora evidentemente incompresa il tema dell’esibizionismo come un gioco malsano e gratuito, ma soprattutto anticipa con tragica precisione una serie di delitti e, soprattutto, la follia di riprendere tutto con il telefonino fin da tempi non sospetti, quando Youtube e Facebook non esistevano ancora. Musicalmente il brano è ispirato al suono dei Blues Brothers, ma nell’album i generi musicali affrontati dal cantautore sono vari. Sempre in tema di ironia un po’ surreale ricordiamo un altro brano del disco, “Canzone in allegria”, cantata con Enzo Jannacci che inizia come un elogio del non-sense e finisce col prendere di mira i Pooh, colleghi di casa discografica.

“Senzatù” – (“Baccini a colori”, 1996) 

L’albumBaccini a colori”, uscito dopo un periodo di silenzio di circa tre anni dal disco precedente, ottiene un buon riscontro di critica, un po’ di nicchia ma sufficiente per presentarsi, a sorpresa e in giacca di lamè color oro, al Festival di Sanremo 1997 con il brano “Senzatù”, scritta con Giorgio Conte, una ironica parodia dei brani tipicamente sanremesi degli anni ‘50, con tanto di citazioni di violini, coro di angeli e persino Mike Bongiorno, il presentatore proprio di quella edizione. Seguirà la pubblicazione di un primo disco antologico, “Baccini and Best Friends”, che propone numerosi duetti con altri celebri autori e interpreti, alcuni dei quali inediti come quelli con Angelo Branduardi o Sabrina Ferilli insieme a quelli già incisi nei precedenti lavori. Due anni dopo è la volta dell’album “Nostra signora degli autogrill”, al quale partecipa come ospite Alessandro Haber nella canzone “Fratelli di blues”.

“Ballata di un ragazzo qualunque” – (“Nostra signora degli autogrill”, 1999)

È tratto dall’album “Nostra Signora degli autogrill” del 1999 il brano “Ballata di un ragazzo qualunque”, il cui video era una sorta di minifilm, girato per la regia di Gaetano Morbioli ed interpretato da Bobo Vieri nei panni di un poliziotto molto credibile, da Jerry Calà e Alessandro Haber, oltre allo stesso Francesco Baccini. Il brano è un ritratto malinconico della propria generazione, disincantata e che nemmeno prova a realizzare i propri grandi ideali, formata da “ragazzi qualunque” che alla fine, pur di balzare alla ribalta delle cronache, si mettono inutilmente nei guai. La canzone ha una svolta tragicomica proprio sull’ultima frase. A chiudere l’album vi è poi una traccia esclusivamente musicale, “Lunatika”, in cui domina il pianoforte di Baccini, che nel 2008 sarà inserita nella colonna sonora del film “Zoè” di Giuseppe Varlotta, interpretato come attore protagonista dallo stesso cantautore genovese.

“La notte non dormo mai” – (“La notte non dormo mai”, 2003)

Nel 2003 esce il primo doppio disco live del cantautore, “La notte non dormo mai”. E “La notte non dormo mai” è anche il titolo di uno dei quattro brani inediti (incisi in studio) contenuti nel primo disco live pubblicato da Baccini nel 2003 e registrato durante il tour dell’anno precedente. Nel frattempo c’è stato un altro lavoro in studio, l’album “Forza Francesco!”, che però viene messo fuori catalogo dalla stessa casa discografica dopo pochissimi mesi e che contiene l’omaggio di Baccini a De André con la sua personale interpretazione di “La ballata dell’amore cieco”, da quel momento sempre presente nei suoi spettacoli. Il singolo di punta è un brano che si avvicina all’ironia e allo spirito di “Nomi e cognomi” e si intitola “Voglio diventare come Berlusconi”, brano che è immediatamente censurato (e l’album viene ritirato dal mercato). Tornando al “live”, di cui c’era evidente necessità nella discografia bacciniana essendo quella in concerto la sua dimensione più vera, e di sicuro il modo per conoscerlo meglio, anche questo è un lavoro anomalo in quanto viene pubblicato nel formato di 2 dischi, uno dei quali con arrangiamenti essenziali piano-voce, l’altro invece con tutta la band. Un altro dei brani inediti presenti nel disco è la versione italiana del celebre brano “Hallelujah” di Leonard Cohen. Sul palco (e quindi anche nel disco), ad accompagnare Baccini ci sono: alle tastiere Alessandro Lunati, alla batteria Francesco Corvino, al basso e alle chitarre Salvatore Correri , al sax e all’armonica Luca Volontè.

“Il topo mangia il gatto” – (“Dalla parte di Caino”, 2007)

Nel 2007 esce l’album “Dalla parte di Caino”, che contiene alcune canzoni incentrate sui temi del fallimento personale e sociale, della disillusione e del riscatto, ed anche il brano vivace e divertente dal titolo “Il topo mangia il gatto”, scritto a quattro mani con Gianluca Grignani. Il video originale del brano è un vero e proprio minifilm girato dal regista Maccio Capatonda, collaboratore di molti programmi comici, interpretato da Baccini in diversi ruoli e dal cabarettista Alessio Sauro in arte Billy Ballo. Nel video compaiono brevemente anche alcuni fan che animano il forum del sito ufficiale dell’artista che, in quel periodo, è molto frequentato soprattutto nelle ore notturne (del resto lui la notte, abbiamo visto, non dorme) dallo stesso Baccini. “Perché ci sono volte che tutto non è poi come sembra, tu credi già di avere dato scaccomatto: è lì che il topo mangia il gatto. Ahi ahi ahi…”

“Maschi contro femmine” – (“Ci devi fare un goal”, 2010)

“Maschi contro femmine” è il brano di Francesco Baccini che fa parte della colonna sonora dell’omonimo film diretto da Fausto Brizzi che esce nelle sale alla fine del 2010, interpretato da Paola Cortellesi e Fabio De Luigi, ed è inserito nell’album “Ci devi fare un goal”. Il video ufficiale pensato per promuoverlo è ispirato alla pallavolo, e vi partecipano alcuni campioni storici del volley maschile, tra cui Andrea ZorziAndrea LucchettaAndrea GianiLorenzo Bernardi e Andrea Anastasi, insieme ad alcune rappresentanti della nazionale femminile dello stesso periodo, tra cui Maurizia CacciatoriPaola PaggiConsuelo MangifestaCarmen Țurlea e Simona Gioli; con loro anche Giorgia Würth, presente nel film nel ruolo del capitano della  squadra femminile.

“Li vidi tornare” (“Ciao amore ciao”) – (“Baccini canta Tenco”, 2012)

Il progetto discografico “Baccini canta Tenco” del 2012 nasce da un importante lavoro teatrale per la regia di Pepi Morgia, portato in scena con successo l’anno precedente, il cui intento era far rivivere le canzoni di Luigi Tenco, cercando anche di dar loro una nuova veste, pur nel rispetto dell’opera originale. La scaletta di quello spettacolo viene riproposta nel disco, in cui Francesco Baccini, con l’aiuto prezioso di Armando Corsi (già chitarrista di valore al fianco dei più importanti cantautori italiani) che si è occupato dell’arrangiamento dei brani, e di Marzio Angiolani (docente ed esperto di canzone d'autore), coautore dello spettacolo,  ci accompagna in un viaggio nel canzoniere di Luigi Tenco, passando in rassegna non solo i brani più famosi e intimisti, ma anche quelli più impegnati, facendoci riscoprire anche il suo aspetto più ironico e a volte satirico, spesso dimenticato. Il disco, dall’aspetto musicale molto vario, si apre e chiude con due brani non di Tenco: il brano beat “Bang bang”, portato al successo dall’Equipe 84, e “Preghiera in gennaio”, che Fabrizio De André scrisse proprio per la morte dell’amico Luigi. Il brano che abbiamo scelto è “Li vidi tornare”, che poi divenne “Ciao amore ciao”, l’ultimo brano eseguito da Tenco in quel fatidico festival di Sanremo. Esiste una versione guidata da una chitarra quasi funk, nella versione originale che fu censurata, come spiegherà lo stesso Baccini, e riportata alla luce da Massimo Priviero.

“Ave Maria (facci apparire)” ft Zero Plastica (singolo, 2017)

“Ave Maria (facci apparire)”, è il singolo di Francesco Baccini uscito a febbraio 2016 in collaborazione con gli Zero Plastica, e rappresenta il ritorno del cantautore genovese sulle scene musicali dopo la parentesi dell’omaggio a Tenco e un nuovo album dal vivo. Il brano è una fotografia della società immortalata con cinica analisi del fenomeno mediatico più in voga degli ultimi tempi: i reality show e la leadership di Maria De Filippi in campo televisivo. Spiega Baccini in un’intervista: “‘Maria’ è l’unica figura in Italia in grado di compiere dei veri e propri miracoli. Dà la celebrità “istantanea” a giovani ballerini e cantanti, mette insieme Uomini e Donne di qualsiasi età, razza e credo, fa incontrare alla gente comune le stelle di Hollywood. È un fenomeno sociologico, ed è proprio questo che mi interessa da osservatore. Il ruolo del cantautore è anche quello di fare delle fotografie della società.” Come nella canzone “Giulio Andreotti” del 1992, Baccini non esprime l’opinione personale sul personaggio, ma analizza il fenomeno mediatico da esso rappresentato nel modo che sappiamo, sempre giocando su verità ed ironia. Il testo del brano è scritto insieme ad Andrea Rivera, la musica è di Baccini, mentre la parte rap è affidata al duo genovese degli Zero Plastica.

“Non fidarti di me” (con Sergio Caputo) – (singolo, 2016)

In primavera 2016 esce il video del singolo “Non fidarti di me” di Sergio Caputo e Francesco Baccini ovvero il progetto ’Swing Brothers’ che annuncia un tour dei due artisti insieme e precede l’uscita dell’album “Chewing gum Blues”. La regia del video è a cura di Sergio Caputo, con un montaggio che comprende immagini inedite inviate ai due artisti da Benedicta Boccoli, Elena Di Cioccio, Denny La Home, Ixie Darkonn. Il primo singolo estratto dal nuovo album si intitola “Le notti senza fine” ed è datato giugno 2017, il cui video surreale vede i due artisti interpretare se stessi vestiti da astronauti per portare lo swing su un altro pianeta.

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