Jack White: "Se non faccio arte mi preoccupo. Non posso farne a meno"
L'ex frontman degli White Stripes Jack White per sentirsi vivo ha bisogno di continue sfide e di porsi nuovi obiettivi dal punto di vista artistico. Lo ha dichiarato lo stesso musicista statunitense in una intervista rilasciata per la Saturday Review del Times.
John Anthony Gillis, questo il vero nome di White, è un vero e proprio 'malato' di arte, spiega il concetto con queste parole: "Ho questa malattia e non so come sia iniziata, ma se non ho una lotta in cui misurarmi, mi spavento e mi confondo. Se non faccio in qualche modo dell'arte, mi preoccupo. Vorrei poter conoscere il motivo per cui questa cosa mi è necessaria. Io non posso farne a meno".
Tra le molte imprese del 46enne musicista di Detroit vi è anche quella che riguarda il vinile e la sua recente rinascita nel gradimento del pubblico. Jack White è stato uno dei primi fautori del ritorno di questo supporto, tanto da avere inaugurato, nella sua città, una fabbrica che stampa dischi in vinile. Questa la sua soddisfazione per la ritrovata diffusione dei dischi, considerati fino a qualche tempo fa puro modernariato: “Facevamo parte di un movimento pionieristico per rendere di nuovo il vinile una realtà. Ora non passa giorno in cui non si veda uno show televisivo che non abbia un giradischi. L'ultimo album di Taylor Swift nella prima settimana ha venduto 125.000 copie in vinile. Ora Olivia Rodrigo, Billie Eilish e tutte le giovani pop star pubblicano dischi in vinile. È stato fantastico far parte della genesi di tutto ciò."
Jack ha inoltre appena inaugurato l'apertura di un negozio della Third Man Records, la sua etichetta discografica, nel centro di Londra. Non nasconde la sua gioia per questo traguardo, ma confida che avrebbe preferito portare la musica in centri periferici, in luoghi dove si ha maggiore difficoltà per venire a contatto con la cultura. "Devo confessarlo, se potessi aprirei negozi della Third Man nelle strade nelle zone povere piuttosto che nel centro di Londra. Nel mio quartiere non abbiamo mai avuto un negozio di dischi o una libreria. Questo probabilmente ha molto a che fare con la mia idea della Third Man come una chiesa per una religione delle arti dove, per dare un tocco romantico, stiamo diffondendo il Vangelo. Mi piace l'idea che qualche ragazzo possa essere attirato nel negozio dai colori e dalle luci, per poi ascoltare un disco punk che gli cambia la vita".