Covers story: “One step beyond” dei Madness

La storia di una canzone e delle sue versioni
Covers story: “One step beyond” dei Madness

One Step Beyond
Madness (1979)
Originale: Prince Buster (1964)

 
Il successo internazionale di "One Step Beyond" è arrivato nel 1979, quando l’Inghilterra del post-punk aveva riscoperto i suoni giamaicani dello ska. Il proficuo periodo di popolarità di quei ritmi era dovuto alle molte formazioni giovanili che li abbinavano alla freschezza del punk-rock, in favore della comunemente definita corrente two-tone-ska i cui due toni, bianco e nero, scelti come iconografia del genere, stavano a simboleggiare le due culture musicali a cui attingeva.

I Madness, in questo ambito sono una formazione anomala avendo aderito al revival dello ska solo all’inizio della carriera per poi spostarsi su generi più ampiamente pop rock, sia pure sempre legati a sonorità caraibiche. Il loro album d’esordio prende il titolo dalla canzone omonima recuperata sul lato B di un vecchio 45 giri di Prince Buster, pioniere giamaicano della corrente ska anni ’60.

Prince Buster

Le due versioni sono fondamentalmente molto simili: si tratta di un pezzo principalmente strumentale il cui tema è eseguito da un sassofono contralto occasionalmente “interrotto” dalla voce solista che strilla il titolo. 
La versione dei Madness è accelerata e con un sapore più rock che, rispetto a quella originale, si differenzia per l’aggiunta di una introduzione parlata (che cita un altro pezzo di Buster, "Scorcer", nel verso "Don't watch that, watch this") e di una parte vocale di sottofondo, quasi impercettibile, che ripete ritmicamente un verso incomprensibile che alcune fonti ritengono sia “here we go!”. 

Madness

Secondo alcune indiscrezioni, alla casa discografica il brano sembrava troppo breve e chiesero al produttore Alan Winstanley di realizzare un editing per allungarlo.

Pur senza essere particolarmente soddisfatto, il produttore effettuò un montaggio “grezzo” ripetendo per due volte il primo minuto trattando il secondo con un harmonizer che facesse sembrare differenti le due parti e lo inviò ai Madness per avere l’autorizzazione a procedere. Pur valutando l’opportunità di reincidere il brano, aggiungendo un vero nuovo inciso, la band si vide costretta ad accettare l’editing di Winstanley dati i tempi stretti. Talmente stretti che, mentre il produttore e il gruppo discutevano sul da farsi, il master definitivo veniva consegnato per la stampa con la versione di 2’18” quando ormai era troppo tardi per sostituirla.

Il risultato? Il singolo finì in Top 10 in UK, Spagna, Svizzera e Francia e ottenne ottimi piazzamenti in generale in tutto il mondo. La versione di 3’33” venne recuperata nel 1997 per una compilation americana intitolata "Total Madness: The Very Best Of Madness". In occasione del primo tour internazionale del 1979, pochi mesi dopo l’uscita dell’album, i Madness incisero versioni in altre lingue del brano del con la traduzione semplificata dell’introduzione parlata e del titolo che per l’Italia era diventato "Un passo avanti". Con lo stesso titolo, vent’anni più tardi, venne incisa anche dai torinesi Statuto per l’album "Riskatto".

Statuto

Questo testo è tratto, per gentile concessione di Crac Edizioni, dal libro “Cover and over again”, di Joyello Triolo.


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