Springsteen, risolto il mistero del testo di “Thunder Road”
La porta sbatte e il vestito di Mary... È l’attacco di una delle canzoni rock più famose di sempre, “Thunder road”, di Bruce Springsteen.
Ma da decenni, tra i fan, si discute su cosa fa il vestito di Mary: “Sways” o “waves”? Ora c’è la risposta: "Sways", "ondeggia" perché “a dress doesn’t know ho to wave”, sostiene Jon Landau, manager di Springsteen e produttore di “Born to run” (giocando sul fatto che “to Wave”, oltre che sinonimo di "to sway", vuole anche dire "salutare"). Landau ha addirittura fatto correggere il testo sul sito ufficiale del Boss, dove era presente “Waves” .
Tutto a posto? Non proprio: qualcuno parla di revisionismo. Ma andiamo con ordine e ricostruiamo cosa è successo.
Il testo e la nuova polemica
L’attacco di “Thunder road”, canzone di apertura di "Born to run" (1975) recita:
(abbiamo messo volutamente il doppio verbo):
The screen door slams, Mary's dress sways/waves
Like a vision she dances across the porch as the radio plays
Roy Orbison singing for the lonely
Hey that's me and I want you only
Springsteen sembra cantare “sways”, ma sui testi pubblicati nel disco originale c’è scritto “Waves”, così come sul “Songbook” ufficiale pubblicato alla fine degli anni ’90. In un manoscritto della canzone messo all’asta anni fa c’è però “Sways”, e la stessa parola viene usata da Springsteen nella recente autobiografia “Born to run” (2016).
Ma i fan del Boss - che sono tra i più appassionati e sono capaci di stare per ore/pagine a discutere su quale sia il miglior concerto o la miglior versione dal vivo - ne discutono dagli albori di Internet, dai gruppi su usenet, dalla fine degli anni ’90, come ha raccontato la giornalista Caryn Rose al Los Angeles Times, che qualche giorno fa ha ricostruito la vicenda, sentendo molti esperti. Ci sono due partiti, waves vs. sways, spiega il quotidiano, e non c’è una risposta certa.
Non c’era, fino ad oggi.
Perché se ne parla adesso: la lite su Twitter
Per via di Springsteen on Broadway e di una lite su Twitter di un paio di settimane fa. Maggie Haberman, la firma più importante del New York Times, è andata a vedere lo spettacolo, appena tornato in scena, e ha twittato questo
A screen door slams, Mary’s dress sways pic.twitter.com/EcFpwPtyjr
— Maggie Haberman (@maggieNYT) July 3, 2021
Apriti cielo: la giornalista, abituata agli attacchi dei supporter di Trump (è stata la principale reporter sulla Casa Bianca durante la passata presidenza), si è tirata contro una parte della fan base del Boss. Non solo per “A screen door” al posto di “The screen door”, ma per quel “Waves”.
Ma a far rumore è stato soprattutto lo scambio con David Simon, creatore della serie “The wire” (HBO) e uno delle più stimate firme della TV americana, che è del “partito waves”. La diatriba tra i due ha attirato l’attenzione dei media americani, fino a quando è arrivato il New Yorker.
La risposta (definitiva?) di Jon Landau
Ha scritto la parola fine alla questione David Remnick, direttore del New Yorker, autore di un apprezzatissimo ritratto del Boss qualche anno fa (che in Italia è uscito anche come libro anche per Feltrinelli, "We are alive").
Remnick, dopo un po’ di ironia sul dibattito su Twitter, piazza il colpo: una mail a Jon Landau. Springsteen non ha mai voluto chiarire apertamente la questione: come ha detto in passato, i fan sanno più cose sui di lui che lui stesso.
Così ecco intervenire l’amico fraterno, il manager e produttore che vide nascere la canzone in studio e dal vivo.
Scrive Landau:
La parola è “Sways” È così che l'ha scritta nei suoi taccuini originali, è così che l'ha cantata in 'Born to Run' nel 1975, è così che l'ha sempre cantata in migliaia di spettacoli, ed è così che la canta adesso a Broadway. Eventuali errori di battitura nel materiale ufficiale di Bruce verranno corretti.
E, a proposito, ‘dresses’ do not know how to ‘wave.’
Detto fatto: Il sito ufficiale di Springsteen ora riporta “Sways”.
Mistero risolto? Non proprio.
Scherzando, su Twitter Caryn Rose parla di “revisionismo” e Backstreets - bibbia dei fan e parte del “partito waves” - ricorda con ironia che la copertina di "Born To Run" uscì con un altro errore: riguardava Landau (il suo nome inizialmente venne stampato come "John" al posto di "Jon"), ma quello venne corretto subito, con un adesivo. Mentre “waves” è rimasto intaccato per 46 anni, fino ad oggi. Quando è diventato ufficialmente “sways”.