Giorgio Faletti e le canzoni che più lo rappresentano secondo Massimo Cotto

Lo scrittore, attore e cantautore è mancato sette anni fa all'età di 63 anni
Giorgio Faletti e le canzoni che più lo rappresentano secondo Massimo Cotto

Per ricordare lo scrittore, attore e cantautore astigiano Giorgio Faletti scomparso, troppo presto, il 4 luglio 2014 all'età di 63 anni, qualche anno fa, nel 2017, chiedemmo a un suo concittadino e amico, il nostro collega Massimo Cotto, di scegliere le canzoni dalle quali secondo lui Faletti si sentiva più rappresentato.

"Giorgio Faletti era un artista incredibilmente eclettico che amava la musica più di ogni altra espressione. Ripeteva sempre: 'Se fossi ricco come Berlusconi pagherei centomila persone per venire a San Siro a un mio concerto'" (Massimo Cotto)

"L'assurdo mestiere" è il suo più grande rimpianto e, per me, il suo capolavoro; Giorgio era convinto che il flop sanremese fosse stato orchestrato per punirlo del successo di "Signor tenente" dell'anno prima.

"Signor tenente", festival di Sanremo 1994

"Jacques" è la rivisitazione di "Barbara" di Prevert scritta con in mente Brel.

"Identikit" e "The show must go on". sono state interpretate in prima battuta da Gigliola Cinquetti e Milva, ma Faletti le ha rilette e cantate con quell'intensità assoluta che appartiene solo a chi ha scritto una canzone.

"The show must go on"

"Compagna di viaggio" è l'omaggio a un'amica di Giorgio scomparsa all'improvviso e che Mina ha magnificato con la sua voce.

"Lettera a un figlio inventato" e "La ragazza è stata baciata" appartengono all'ultimo lavoro "Da quando a ora".

"La ragazza è stata baciata"

“Confessioni di un pianoforte” infine appartiene a uno spettacolo di teatro canzone dal titolo "L'ultimo giorno di sole", che Faletti aveva scritto per Chiara Buratti e che ha girato l'Italia con ottimi riscontri. Giorgio non è riuscito a fare la regia, come voleva, ma fino alla fine continuava a dare suggerimenti su come lui "vedeva" le canzoni e lo spettacolo.

Come ultima, “L’ombra”; l'idea che piaceva tanto a Faletti di qualcosa che prende vita dopo anni di dannazione: l’ombra è costretta a esistere, ma mai da sola.

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